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Askatasuna, il sindaco Lo Russo fa retromarcia: il centro sociale non è “bene comune”

Meglio tardi che mai...

Askatasuna, la ricreazione è finita. Il sindaco Lo Russo ci ripensa: contrordine compagni, quel centro sociale non è un bene comune

Cede l'ultimo fortino ideologico, fine del percorso di “legalizzazione” condivisa: dopo anni di aperture, il primo cittadino di Torino fa retromarcia e firma la delibera che cancella il centro sociale dai "beni comuni"

Politica - di Chiara Volpi - 21 Gennaio 2026 alle 18:43

Alla fine, anche il bastione dell’ideologia ha dovuto cedere sotto il peso della realtà. Il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, ha messo nero su bianco, e firmato, la resa: con una delibera ufficiale, la Giunta ha rimosso l’ex centro sociale Askatasuna dall’elenco dei “beni comuni”. Si chiude così, con un ravvedimento tanto tardivo quanto inevitabile, uno dei capitoli più paradossali della gestione amministrativa del centrosinistra torinese, che per mesi aveva cullato il sogno di trovare sponde alla “legalizzazione” dell’inammissibile…

Askatasuna fuori dai “beni comuni”

Il “patto di collaborazione” che avrebbe dovuto trasformare il covo dell’antagonismo in un presidio di cittadinanza attiva è ufficialmente decaduto. La delibera, firmata dalla vicesindaca Michela Favaro, prende atto di ciò che il centrodestra denuncia da anni: i principi di accessibilità e partecipazione sono incompatibili con chi ha fatto dell’occupazione abusiva e dello scontro sistematico con lo Stato la propria ragione d’essere.

La retromarcia del sindaco di Torino Lo Russo

Eppure ce n’è voluto di tempo. E quanto… Tempo in cui abbiamo assistito allo spettacolo irruento di chi ha bersagliato le forze dell’ordine con pietre e bulloni all’ombra di chi avrebbe dovuto sanzionare, quanto meno verbalmente se non proprio amministrativamente, lo spettacolo indegno di guerriglie urbane e sfida alle autorità e alla legalità. La cancellazione di oggi del centro sociale dall’elenco dei beni comuni ammessa dal sindaco di Torino, allora, per quanto un atto dovuto – arrivato solo dopo lo sgombero dello scorso 18 dicembre e la chiusura dell’immobile di Corso Regina Margherita 47 – appare più, come commenta in una nota non a caso il senatore azzurro Maurizio Gasparri, «un ravvedimento tardivo».

FI: “Lo Russo si è accorto che Askatasuna non è bene comune. Un ravvedimento tardivo”

Una sorta di “risveglio”, «arrivato al termine di un lungo disastro politico e giuridico. L’azione determinata del nostro governo ha messo il sindaco Lo Russo di fronte alle proprie responsabilità: l’illegalità non può essere “condivisa”. Va soltanto contrastata». Non solo, perché nella nota congiunta firmata dal presidente dei senatori di Forza Italia insieme a Roberto Rosso, vicesegretario di Forza Italia in Piemonte, e Marco Fontana, segretario cittadino degli azzurri di Torino , i co-firmatari aggiungono anche: «Ora l’immobile va bonificato e messo in sicurezza, per essere restituito ai cittadini e trasformato in un presidio di servizi e legalità».

Ricca (Lega): «Askatasuna fuori dai beni comuni sancisce la fine di un’era»

E ancora. Sulla stessa linea, infatti, si colloca anche Fabrizio Ricca, capogruppo della Lega in Piemonte, che ha dichiarato di vedere in questa delibera la fine di un’era che ha danneggiato l’immagine di Torino. «Askatasuna esce dall’elenco dei beni comuni e Torino vede finalmente scritta nero su bianco la fine di un’era che ha procurato soltanto danni alla città e alla sua reputazione. Il patto di collaborazione con chi nei fatti non ha mai voluto collaborare, si interrompe ufficialmente con una delibera, ma per volontà degli stessi che occupando abusivamente l’immobile e destinandolo per anni a funzioni tutt’altro che virtuose o sociali».

Aggiungendo in calce: «Come Lega rivendichiamo la fermezza con cui ci siamo opposti, fin dal giorno 1, alla prosecuzione di una collaborazione che probabilmente era solo nei sogni del sindaco Lo Russo e del centrosinistra. A questo punto la manifestazione indetta per il 31 gennaio è assolutamente inutile e pretestuosa», conclude Ricca.

Contrordine compagni: troppo regole trasgredite e una destinazione d’uso tutt’altro che “sociale”

E insomma alla fine anche il primo cittadino di Torino, che fino a ieri ha sostenuto il percorso di “legalizzazione” di Askatasuna, ha dovuto fare retromarcia. Pertanto, con la cancellazione dallo status di “bene comune”, Askatasuna smette di essere una “zona franca” protetta da ambiguità amministrative. Troppe le regole trasgrediti e i propositi disattesi. Così, con una delibera approvata ieri, il Comune di Torino ha preso (finalmente) atto della decadenza del patto di collaborazione, avvenuta come si diceva il 18 dicembre con lo sgombero e la chiusura dell’edificio di corso Regina Margherita 47.

Un immobile da restituire ai cittadini: la sfida della riqualificazione

E con tanto di atto asseverato dalla vice-sindaca Michela Favaro, in cui si sottolinea che i principi di accessibilità, gestione condivisa e partecipazione, fondamentali per i beni comuni, non sono più rispettati. La delibera sancisce quindi la fine dello status di bene comune e rinvia a future decisioni della Giunta la nuova destinazione dell’immobile, che dovrà avere una funzione di interesse pubblico. E, di riflesso, è evidente che sul tavolo resta la sfida della riqualificazione. Il che, ne consegue, significa che non si può più permettere che quegli spazi rimangano ostaggio di dinamiche antagoniste. E che la destinazione futura dovrà essere improntata esclusivamente all’interesse pubblico e al rispetto delle regole.

Una vittoria del buonsenso

La retromarcia di Lo Russo, insomma, dimostra inequivocabilmente che la legalità non è, e non può essere, un concetto negoziabile. E che Torino non può permettersi “laboratori sociali” che strizzano l’occhio a chi calpesta la legge. La fine dell’esperienza Askatasuna, allora, è la vittoria del buonsenso sulla presunzione coatta di chi pensava di poter istituzionalizzare (e procrastinare) il disordine…

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di Chiara Volpi - 21 Gennaio 2026