Pensiero unico 2.0
Altro che neutralità: la sinistra addestra l’intelligenza artificiale partendo da Wikipedia
Gli accordi tra Wikimedia e i colossi tecnologici consegnano all’IA un patrimonio informativo già accusato di parzialità ideologica. Le critiche del cofondatore Larry Sanger e il rischio di un sapere globale sempre meno pluralista
Wikipedia ha deciso da che parte stare anche nel nuovo mondo dell’intelligenza artificiale. Dopo aver denunciato per mesi il “saccheggio” dei propri contenuti da parte dei modelli generativi, la Wikimedia Foundation ha cambiato linea e ha stretto accordi commerciali con i principali colossi tecnologici, da Amazon a Meta fino a Microsoft. L’enciclopedia che si è sempre presentata come bene comune globale diventa così fornitrice ufficiale di dati per l’addestramento delle macchine che domineranno l’informazione di domani. Il fatto è politico, prima ancora che tecnologico. La denuncia: «Dietro le quinte c’è un gran fermento per pilotare gli articoli, aggiornarli in continuazione con fonti esclusivamente di sinistra».
Chi decide cos’è conoscenza affidabile
Jimmy Wales rivendica la scelta sostenendo che quei contenuti sono “curati da esseri umani”. L’affermazione è rivelatrice. Il problema non è che Wikipedia venga usata, ma chi decide cosa è “conoscenza affidabile”. Su questo punto le parole dell’altro fondatore, Larry Sanger, restano una pietra d’inciampo che nessun accordo miliardario può rimuovere. «Wikipedia ha perso la sua neutralità politica a favore di una tendenza di sinistra», ha spiegato, denunciando un progetto originario tradito dall’attivismo ideologico. «Ha irreversibilmente sposato il punto di vista dell’establishment diventando così inaffidabile».
La neutralità proclamata, l’egemonia praticata
I progressisti, che da anni difendeno Wikipedia come baluardo della conoscenza “libera”, hanno sempre ignorato questo nodo. Libertà, nella loro narrazione, significa allineamento all’establishment culturale dominante. Pluralismo, nella pratica, diventa selezione delle fonti accettabili, quasi sempre riconducibili a un medesimo circuito politico-mediatico. Il risultato è sotto gli occhi di chiunque consulti voci biografiche o temi sensibili.
La doppia morale progressista
Qui sta la contraddizione più grave. La sinistra che denuncia la disinformazione e invoca regolazioni sempre più stringenti sul linguaggio online affida ora alle grandi piattaforme dell’Ai un patrimonio informativo che essa stessa ha contribuito a rendere parziale. È una doppia morale tipica: si predica neutralità, ma si pratica egemonia; si teme il potere dei privati, ma si monetizza il proprio quando conviene.
L’Ai addestrata al pensiero unico
Le conseguenze non sono astratte. I modelli di intelligenza artificiale apprendono per accumulo e ripetizione. Se la base dati è squilibrata, lo sarà anche l’output. Non parliamo di censura esplicita, ma di un orientamento costante che finisce per presentarsi come “naturale”. Un rischio enorme in un Paese come l’Italia, dove il dibattito pubblico è già fortemente condizionato.
Una questione di sovranità culturale
La cronaca politica nazionale dovrebbe interrogarsi su questo passaggio. Non è una guerra contro la tecnologia, ma una questione di trasparenza democratica. Affidare l’addestramento delle intelligenze artificiali a un sapere dichiaratamente non neutrale significa accettare che anche il futuro dell’informazione venga filtrato da categorie ideologiche precise. E mentre la sinistra festeggia l’ennesima conquista simbolica, resta irrisolta la domanda di fondo: chi controlla i controllori, quando il pluralismo diventa solo uno slogan?