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Aleksandr Dugin; il saggio di Mark Sedgwick “Tradizionalismo”; Steve Bannon

Il libro

Alle radici del Tradizionalismo per capire dove va il mondo. E chiarire gli equivoci su Bannon e Dugin

Il pensiero di Guénon, Evola e Schuon analizzato per la prima volta in maniera approfondita e comparata in un saggio dello storico delle idee Mark Sedgwick. Una lettura inedita che ipotizza un ruolo del tradizionalismo nel mainstream politico

Politica - di Vincenzo Fratta - 25 Gennaio 2026 alle 07:00

Il Tradizionalismo è una corrente di pensiero fortemente critica verso la modernità e la società dei consumi, una filosofia spirituale che pone al centro il riconoscimento di una sapienza primordiale, eterna e metafisica, verso la quale l’uomo deve tendere. La sua visione dell’uomo e del mondo ha costituito la formazione intellettuale e politica di una parte della destra italiana e di diverse componenti delle destre europee.

Mark Sedgwick indaga le origini del Tradizionalismo

Mancava fino ad oggi un’analisi delle idee fondanti, dei precursori e dei contributi di tale “filosofia” al dibattito intellettuale contemporaneo. Una lacuna che si propone di colmare lo storico delle idee danese Mark Sedgwick con l’approfondito ma agile saggio Tradizionalismo. Verso un nuovo ordine mondiale, pubblicato dalla casa editrice Atlantide.

La filosofia tradizionalista presa in esame da Mark Sedgwik ha origine negli anni Venti e Trenta del Novecento dalle opere di tre autori: il francese René Guénon (1886-1951), l’italiano Julius Evola (1898-1974) e lo svizzero di origini tedesche Frithjof Schuon (1907-1998).
Si aggiungono al corpus principale del Tradizionalismo i contributi del filosofo iraniano di formazione americana Seyyed Hossein Nasr (1933), dello studioso di religioni Ananda K. Coomaraswamy (1877-1947) di padre dello Sri Lanka e madre inglese, del filosofo svizzero Titus Burckhardt nonché gli studi sul mito e sul rito dello storico delle religioni romeno Mircea Eliade (1907-1986).

La critica della modernità

Le principali tematiche del tradizionalismo — concezione della storia e critica della modernità, rapporto dell’uomo con la religione, l’autorealizzazione di sé e la politica — sono descritte da Mark Sedgwik comparando le posizioni dei tre «sapienti» che, pur con delle specificità legate alle rispettive equazioni personali, conservano una sostanziale unicità.

Al centro vi è l’idea (o meglio: l’intuizione, la capacità di riconoscere o di comprendere) di una Tradizione primordiale, eterna e metafisica, che deve guidare l’agire dell’uomo sulla terra. La Storia non è concepita in maniera lineare ma ciclica, non è un continuo progresso dal primitivo al moderno, ma al contrario fa registrare un allontanamento progressivo dalla Tradizione.

La concezione ciclica della Storia

Da un «età dell’oro» di armonia e ordine sacro, in cui l’uomo interagiva direttamente con il divino, attraverso passaggi intermedi si è giunti all’attuale «età del ferro». È il kaly-yuga degli indù, il «regno della quantità» imperniato su materialismo e individualismo, nel quale a fronte di un indubbio progresso tecnologico, l’uomo contemporaneo è spiritualmente più povero.

Ci sono state, in passato, civiltà che hanno fatto propri, in diversa misura, i principi tradizionali, ma con il trascorrere del tempo questi non sono stati più riconosciuti. Il punto di caduta che ha portato alla modernità, come la intendiamo oggi, è stata la Rivoluzione Francese. Accanto all’analisi dei temi principali il saggio di Mark Sedgwick approfondisce anche altre aree del pensiero tradizionale quali l’arte, le questioni di genere, il rapporto con la natura e il dialogo interreligioso.

Avendo originariamente concepito il libro per un pubblico anglofilo, l’autore inserisce nella trattazione alcuni autori di lingua inglese. Nelle loro opere si ritrova qualche assonanza con le posizioni tradizionaliste ma in realtà sono cosa decisamente diversa. Si tratta dello statunitense studioso di religioni Huston Smith (1919-2016) e dello psicologo, saggista e opinionista canadese Jordan Peterson (1962).

L’eredità del Tradizionalismo

L’ultima parte del libro di Mark Sedgwick affronta l’eredità del tradizionalismo cercando di rintracciarla nelle correnti di pensiero nella destra contemporanea. L’autore giustamente rileva l’importanza che l’opera di Julius Evola, l’unico ad averne teorizzato una declinazione politica, ha rivestito per la Nuova Destra francese di Alain de Benoist e la sua “filiazione” italiana avviata da Marco Tarchi.

Non ha scoperto invece il lascito che l’autore de Gli uomini e le rovine ha fornito alla destra politica italiana gravitante all’interno e intorno al Movimento Sociale Italiano. Un’eredità che dalle elaborazioni culturali di un Pino Rauti, Adriano Romualdi, Rutilio Sermonti negli anni Settanta, ha prodotto le riviste culturali e il movimento giovanile degli anni Ottanta, facendo maturare nel decennio successivo la classe dirigente della destra.

Vale la pena di citare alcuni degli elementi ereditati da quella scuola di pensiero: l’abbandono per ogni nostalgia del fascismo, il superamento delle contrapposizioni degli anni di piombo, la consapevolezza del «male americano» altrettanto (spiritualmente) pericoloso che il comunismo, l’aspirazione e la ricerca di un ruolo dell’Italia e dell’Europa nei nuovi equilibri mondiali.

Bannon e Dugin vs l’Europa

Quest’ultimo punto ci consente di escludere dalla famiglia tradizionalista personaggi come Steve Bannon e Aleksandr Dugin. Lo statunitense Steve Bannon, al di là di qualche battuta su Evola, non sa nulla di Tradizione e di tradizionalismo. Il russo Dugin, al contrario, i testi tradizionali almeno li ha letti e meditati. Tuttavia la sua posizione è speculare a quella di Bannon. Il sostegno alla politica estera di Putin fa ritenere che la sua Quarta teoria politica rivesta soprattutto una funzione di specchietto per le allodole. Che si tratti di poco più di una componente sofisticata della disinformazia a tutto campo che il regime di Putin ha ereditato dall’Unione Sovietica. L’euroasiatismo poteva avere un senso negli anni Trenta del secolo scorso come opposizione geopolitica al dominio anglo-americano dei mari e con il ruolo guida saldamente nelle mani dell’Europa. Cosa ben diversa oggi dove a dettare legge sarebbe il regime neo sovietico dell’ex funzionario del Kgb.

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