La sinistra dell'odio
Acca Larenzia, Scanzi si becca una querela da Rampelli per falsità e ironie sul ricordo dei martiri di destra
Lo scivolone sui social, per Andrea Scanzi, è un rito quasi quotidiano, come cotonarsi i capelli davanti allo specchio o lucidare i medaglioni alla Said Baba sulle magliette da tredicenne problematico. Stavolta, oltre a cadere, il giornalista del Fatto ha anche pestato una cacca. “In questa foto, il vicepresidente della camera (non è una battuta) Rampelli, mentre partecipa bello (?) tronfio alla commemorazione di Acca Larentia, tra saluti romani, croci celtiche e “Presenti!” urlati alla ca**o come se fossimo ancora nel ventennio. Daje Itaglia!”, ha scritto oggi. E s’è beccato una querela, così, al volo. “Non ho partecipato al raduno serale di Acca Larentia, con buona pace del compagno Scanzi e di coloro che in questi giorni hanno detto e scritto il contrario. Che querelerò perché deve essere posto un limite alla diffamazione e alla menzogna. Non faccio saluti romani perché sto bene nel mio tempo e ho sempre guardato con incredulità e tenerezza chi alza mani aperte, ma anche pugni chiusi. Intendo dire che nessuno mi ha vietato di farli, l’ho scelto e l’ho proposto alla generazione anti conformista che modernizzò la destra, dall’Msi passando per An, la stessa che su questa distanza dal nostalgismo avrebbe fondato con me Fratelli d’Italia nel 2012: la destra vincente di Giorgia Meloni”, dichiara il vicepresidente della Camera e deputato di Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli, in merito al un post del giornalista pubblicato su Facebook.
Rampelli querela Scanzi dopo le bugie su Acca Larenzia
“Da almeno 30 anni – aggiunge – ci rechiamo in delegazione la mattina, proprio per questo, sostando nelle tre piazzette dove sono stati uccisi ragazzi non ancora ventenni nel lontano 1978. Ci mettiamo in ordine, deponiamo tre cuscini di fiori con un nastro tricolore senza il simbolo di partito, ci raccogliamo in silenzio e ci portiamo la mano sul cuore. Ma per loro sono intollerabili atteggiamenti ‘fascisti’, perché ‘fascista’ è l’alloro, ‘fascista’ è il cuore su cui si posa la mano e ancor più ‘fascista’ è il silenzio. Troviamo sui muri e sul suolo pubblico ciò che ha lasciato il Campidoglio, avrà le sue ragioni se non ha cancellato quei simboli. Chiedere a Gualtieri. Noi diamo valore al sangue innocente versato 48 anni fa e questo conta per tutti – anche per le istituzioni che si recano nello stesso posto- più di ogni altra cosa”, dice ancora Rampelli.
“Giornalisti seri dovrebbero ricordare che questa strage non ha avuto giustizia, che la mitraglietta Skorpion che sparò fu rinvenuta in un covo delle Br, che un pentito fece i nomi degli assassini, ma uno Stato complice si voltò dall’altra parte e li coprì. Ma a ogni 7 gennaio invece di riaprire inchieste, di indignarsi per l’impunità garantita ai carnefici, il problema siamo noi che conserviamo la memoria di quella guerra civile. È meraviglioso tramandarla con tanta costanza in mezzo secolo, capisco dia fastidio a chi si è dimenticato dei ragazzi di sinistra altrettanto innocenti ammazzati brutalmente dalla strategia della tensione, a noi più cari che ai nostri avversari. Meglio provare a insudiciare e denigrare… La volpe e l’uva”, conclude Rampelli.