Intervista Esclusiva
Varchi: grazie alle politiche di sviluppo del Governo Meloni il Sud Italia comincia a correre
La responsabile del Dipartimento Politiche per il Mezzogiorno di Fratelli d'Italia commenta i dati Svimez, sottolineando che l'importante crescita dell'occupazione che emerge dal rapporto è "Il risultato concreto" delle politiche dell'Esecutivo
Carolina Varchi, deputata di Fratelli d’Italia e responsabile del Dipartimento per le politiche per il Mezzogiorno, commenta in una intervista al Secolo d’Italia gli ultimi dati diffusi dal rapporto Svimez. Numeri decisamente diversi da quelli degli anni passati: tra il 2021 e il 2024, infatti, Mezzogiorno ha registrato un incremento dell’occupazione pari all’8%, contribuendo per oltre un terzo al milione e quattrocentomila nuovi occupati a livello nazionale. Il Centro-Nord ha aggiunto circa 900mila posti, il Sud quasi 500mila. Sempre secondo i dati dell’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno, le politiche pubbliche hanno svolto un ruolo determinante.
On. Varchi, I dati del rapporto Svimez sull’occupazione al sud sono i migliori degli ultimi anni. Come si è arrivati a questo risultato?
Questi dati sono un primo risultato concreto delle politiche introdotte dal Governo Meloni per il mezzogiorno d’Italia. Ci siamo presentati agli elettori del Sud nel 2022 proponendo un chiaro cambio di paradigma: passare da politiche meramente assistenzialiste a politiche di sviluppo. Partendo dalla riforma delle politiche di coesione che oggi stanno portando alla realizzazione di interventi su infrastrutture e rigenerazione urbana, passando per incentivi per nuove assunzioni, agevolazioni per attività imprenditoriali, sostegno al lavoro autonomo e all’occupazione stabile, fino ad arrivare alla ZES unica del mezzogiorno oggi estesa anche ai territori limitrofi. Dal modello del reddito di cittadinanza che io considero un vero e proprio metadone di Stato con cui narcotizzare intere generazioni alla ZES unica del mezzogiorno per favorire nuovi investimenti nelle nostre Regioni. Abbiamo ottenuto la fiducia degli italiani e abbiamo realizzato ciò per cui siamo stati eletti, misure incisive per generare sviluppo autentico, economia reale. La ZES unica ha il grande merito di aver ridato fiducia agli imprenditori e incuriosito gli investitori, non più solo turismo e cultura al Sud ma anche industria, tecnologie digitali ed energia al centro dell’economia. Non più assistenza ma alleanza.
Il dato occupazionale, cosi come quello sulla disoccupazione che cala in maniera significativa danno ragione alle politiche messe in atto in questi anni. Eppure i giovani continuano ad andare via dal Mezzogiorno. Perché secondo lei, e cosa si può fare per invertire questa rotta?
Il Sud patisce un gap ultradecennale, abbiamo invertito la rotta ma ci vuole ancora del tempo per fermare il fenomeno migratorio o almeno ridurlo a libera scelta e non necessità. Peraltro è un fenomeno che danneggia gravemente il Sud perché oggi tra coloro che vanno via 1 su 2 è già laureato e spesso ha anche dei percorsi post lauream alle spalle. Ciò significa che le nostre Regioni investono nel percorso di istruzione obbligatoria e facoltativa e poi i migliori vanno via, di fatto disperdendo l’investimento. Certamente i numerosi investimenti anche per le assunzioni nella macchina amministrativa stanno consentendo a tanti giovani di trovare impiego stabile nei propri territori. Il divario che inizialmente era solo infrastrutturale con il tempo è diventato anche economico e quindi sociale e culturale. I rimedi che abbiamo messo in campo sin dall’inizio della legislatura oggi stanno dando i primi risultati positivi e quindi la nuova rotta è tracciata, confido che in breve tempo andar via dal Sud sarà davvero una libera scelta e non più una necessità.
Fratelli d’Italia ha sempre considerato il Mezzogiorno una ricchezza e una priorità. Quale saranno i provvedimenti da varare entro la fine della legislatura?
Storicamente abbiamo sempre considerato il Mezzogiorno non una questione territoriale ma nazionale perché, volendo usare una metafora, se grandi regioni del Sud viaggiano a velocità ridotta, inevitabilmente l’intero convoglio del treno Italia dovrà rallentare la sua corsa. Ci stiamo cimentando anche con i fondi del PNRR, da noi interamente rimodulato e trasformato da libro dei sogni in occasione di sviluppo con ottimi risultati che vedono l’Italia prima in Europa per progetti realizzati e rate pagate. E poi, grazie alle politiche del Governo Meloni, il Sud ha cominciato a correre attraendo nuovi investimenti nella Zes unica e l’Italia ha guadagnato il suo posto al sole come potenza internazionale. Ciò che serve non è solo decontribuzione e sgravi fiscali che pure non guastano mai per le imprese ma la chiave di volta della ZES è stata anche e soprattutto la semplificazione e l’autorizzazione unica. In questo modo l’imprenditore non deve interloquire con tanti soggetti di P.A. spesso con burocrazie lente e arretrate ma con un’unica struttura centrale che è in grado di dare in fretta le risposte perché anche il tempo ha un valore e noi lo riconosciamo. La sfida dei prossimi anni sarà quella di rendere tutte le misure per il mezzogiorno strutturali.