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La risposa al ciarpame della sinistra sul Sud è un sano meridionalismo di destra

Una "valigia degli attrezzi"

Un sano meridionalismo di destra contro l’ignorante ciarpame della sinistra sul Mezzogiorno

In mancanza di strumenti politici culturali il meridionalismo di sinistra si rifugia nel vieto socialismo materialistico e alla fine la colpa è sempre di qualcun altro e la soluzione è sempre il "risarcimento", in stile reddito di cittadinanza. A destra esiste una lunga tradizione di studi e proposte che indica un'altra strada

Politica - di Ulderico Nisticò - 30 Novembre 2025 alle 07:00

Ogni riferimento a persone e cose recentissime è puramente voluto, anche se pudicamente sottinteso; e chi deve provvedere, provveda. Ma vorrei allargare la visuale, prendendola alla lontana. Il moderno revisionismo storiografico meridionalista nacque, negli anni 1980, a destra; lo dico perché lo rappresentavano figure nettamente di destra e nazionalpopolari: preceduti da de Tejada e Alianello, erano Silvio Vitale, Pino Tosca, Angelo Manna, Pietro Golia, Achille di Lorenzo, Pucci Cipriani, Paolo Caucci, Adolfo Morganti, Pasquale Squitieri, Fulvio Izzo, Gigi di Fiore, Giuseppe Selvaggi, Edoardo Spagnuolo, Piero Vassallo (e io stesso fui tra gli animatori di questo movimento); e perché era esplicitamente di destra la lettura dei fatti storici, e del tutto politicamente scorretta.

Ci piaceva il cardinale Ruffo del 1799; il nostro idolo era il sergente borbonico di Gaeta che, all’ordine “Gridate Viva la costituzione, Viva il re”, fece un passo avanti e gridò solo “Viva ‘o Rre”, rifiutando il pateracchio liberale e plutocratico scopiazzato da Londra. Per capirci e usare parole più esatte, era un meridionalismo decisamente tradizionalista, e reazionario nel senso di reazione al liberalismo borghese, e lontanissimo dalla versione socialista del materialismo. Fu una lunga stagione di libri e convegni e manifestazioni, e riscoperta del passato politico del Meridione; e, all’occorrenza, di feste e tarantelle e pizziche e allegre cene. C’era anche un inizio di meridionalismo attuale, con il recupero dell’identità non solo culturale ma anche economica e produttiva del Meridione. Il tutto, con serietà e documentazione; e ne restano testimonianze.

Poi fu l’ora dell’inesorabile Eguagliatrice, contro la quale non c’è nulla da fare. E piombò, dal 2011, un’invasione ideologica di tutt’altro segno, che, in assenza di degni eredi del meridionalismo nostro, anzi con la connivenza di alcuni, è divenuto dominante nelle librerie, nelle piazze, nelle canzonette… non nelle urne, perché l’unica volta che il Movimento Equità di Pino Aprile presentò una lista, se ne uscì con lo 0,24%. Alle recenti regionali, i meridionalisti di sinistra erano in ferie, quindi 0,0%! Notizia importante, giacché sta a significare che il meridionalismo passato a sinistra solletica gli umori e certi bassi istinti, ma, essendo inconsistente, non giunge e non può giungere al cervello. Quelli che, dopo il terzo bicchiere, gridano al Re, poi votano altrove; a parte non hanno alcuna idea di chi fosse il coronato cui inneggiano; e intanto si proclamano repubblicani.

Il meridionalismo di sinistra ha due pessimi stigmi. Il primo è l’ignoranza più totale della storia meridionale da Italo al 2025; e, ancora più grave, la sconoscenza di qualsiasi cosa accadde in Europa e in Italia dal 1789 al 1861: rivoluzione francese, Napoleone I, Congresso di Vienna, moti, guerre di Crimea, d’indipendenza, e le annessioni, e le varie ideologie. Ho avuto diverse prove che è completamente nulla, per loro, l’esistenza di Napoleone III. E sono nozioni senza le quali non si può avere la benché minima idea dei fatti che, sia pure avventurosamente e in modo imprevisto, condussero all’unificazione statale 1859, 1861, 1866… La quale poteva avvenire anche in vari altri termini, e confederale e federale, ma, ragionando in maniera fattuale, avvenne con l’unico esito possibile, sebbene un ircocervo e miscuglio di centralismo burocratico bonapartista e mazziniano con monarchia costituzionale censitaria. Ragazzi, per il pinoaprilato medio, queste sono tutte parole senza alcun significato; e nelle menti la confusione dilaga.

In mancanza di strumenti culturali politici (e figuratevi quelli militari!), il meridionalismo di sinistra ricorre al più vieto ciarpame del socialismo materialistico, e intende la storia nell’unico senso che sa: soldi. Inutile spiegare loro, a proposito dell’Ottocento, la filosofia idealistica, la scoperta delle nazionalità attraverso le lingue, l’effetto potentissimo sulle coscienze della poesia e della musica: capiscono solo soldi. S’inventano perciò un Meridione carico di monete d’oro, che sarebbe stato invaso e rapinato dei suddetti denari, diventando così povero da ricchissimo, che, secondo loro, era. E si scatena uno dei più diffusi vizi mentali del Sud, quello per cui la colpa è sempre di qualcun altro; se il bimbo va male a scuola, per il papà è colpa della mamma, per la mamma è colpa del papà, per entrambi è colpa dei professori che ce l’hanno con il tenero virgulto. E ricorrono a qualche compiacente Tar. È un vizio greco (absit iniuria verbis): aitìa vuol dire contemporaneamente colpa e causa, mentre i Romani, padri e maestri del Diritto, distinguono bene le due cose, ed evitano funesti equivoci.

Se dunque il Sud patisce guai, la colpa è di Garibaldi (il solo che sanno), e, ovviamente, non di chi lo lasciò tranquillamente sbarcare e poi arrivare comodo a Napoli in treno: l’unico che c’era, ma forse l’eroe, come tanti altri cavalleggeri tra cui Bonaparte, doveva avere qualche problemino che vi lasciò immaginare. A questo punto, se la colpa è degli altri, gli “altri” ci devono risarcire: ed ecco il reddito di cittadinanza, con relativi successi elettorali; e, ad onor del vero, la mia Calabria non c’è cascata il 5 ottobre, la Campania sì, eccome. Poi vi lamentate che a Nord parlano male del Sud…

Sarebbe ora di recuperare un sano meridionalismo di destra, a cominciare dalla narrazione genuina delle vicende storiche del Meridione, le quali furono esattamente come tutte le vicende storiche dai tempi di Adamo e dovunque e di tutti i popoli: santità/peccati; luci/buio; glorie/infamie; genialità/errori; ricchezze/miserie; cultura/ignoranza… eccetera. Anzi, quasi sempre una via di mezzo tra due estremi. E niente narrazioni ideologizzate di qualsiasi segno: i fatti. E raccontiamo tutte le verità, anche quelle meno nobili e per niente piacevoli. Esempio: l’esercito sardo, poi italiano, ebbe la mano pesante come sempre accade nella guerriglia; e gli insorgenti, detti briganti, non erano pacifici sindacalisti o aspiranti al posto fisso; e tanto meno democratici e comunisti, anzi reazionari borboniani e nettamente antimoderni.

E serve un meridionalismo che racconti sì la storia, ma soprattutto badi al presente e all’avvenire. E chiudo ricordando la mia idea di Ausonia, mettendo assieme Molise Campania Basilicata Puglia Calabria: dodici milioni di anime. L’identità del Sud fu politica per secoli: il Reame; e gli interventi e le soluzioni devono essere politiche, e politiche di destra.

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di Ulderico Nisticò - 30 Novembre 2025