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L’asse del lupo di Sylvain Tesson

Seimila chilometri in 8 mesi

Sentirsi come bestie braccate seguendo “L’asse del lupo”, il diario di viaggio di Sylvain Tesson dai gulag all’India

"L'anarca in marcia" ripercorre un viaggio al limite dell'umano, sulle tracce dei prigionieri che hanno rischiato tutto per liberarsi dalla sottomissione: «Mi sono convinto che niente è impossibile per chi persegue la libertà come unica meta»

Libri - di Fernando Massimo Adonia - 30 Novembre 2025 alle 07:00

Riconquistare la libertà, mettere fine alle costrizioni della prigionia, seguire le orme di chi lo ha fatto sfidando gli uomini, i tiranni, la natura e le forze che reggono il mondo. Arriva in Italia l’ennesimo ed entusiasmante diario di viaggio di Sylvain Tesson, “l’anarca in marcia”. Uno dei maestri indiscussi del genere, erede di una lunga tradizione che da sempre appassiona generazioni e generazioni di lettori. Un testo particolarmente atteso, che Piano B Edizioni ha pubblicato sulla scorta di una traduzione capace di consegnare al lettore nostrano anche le tante sfumature filosofico-esistenziali presenti in filigrana. Eccolo: L’asse del lupo. Dalla Siberia all’India, sui passi degli evasi dal gulag. Il resoconto, cioè, di un’impresa che farebbe tremare le vene e i polsi a chiunque.

Nel maggio 2004, Tesson parte dalla Jacuzia, nel cuore gelido e desolato della Siberia, con l’obiettivo ambizioso e folle di raggiungere l’India a piedi, seguendo lo stesso percorso degli evasi dai campi di detenzione sovietici. Una strada terribile, che solo chi è realmente disperato e affamato di vita è in grado di affrontare. È il famigerato “asse del lupo”: un viaggio di seimila chilometri attraverso taighe interminabili, steppe bruciate dal vento, il deserto infuocato del Gobi e l’Himalaya implacabile.

L’impresa è ispirata dalla controversa vicenda di Slavomir Rawicz, l’ufficiale polacco che nel 1941 sostenne di essere fuggito da un campo siberiano ed essere giunto fino in India. L’avventura di Tesson è durata oltre otto mesi. Un tempo lunghissimo di solitudine estrema, trascorsi a cavallo, in bicicletta e soprattutto a piedi, tra tempeste, fame, orsi e incontri indimenticabili. «Soltanto il lupo, creatura ai margini del mondo, può percorrere delle vie non ordinarie», ci spiega. L’analogia con quella degli evasi si spiega facilmente, perché anche loro sono «bestie braccate».

Un viaggio al limite dell’umano, accompagnato da una lezione universale sempre valida. Quello che Tesson vuole celebrare è, infatti, lo spirito d’evasione. Evadere significa passare da uno stato di sottomissione (la detenzione) a uno stato di sopravvivenza (la fuga) per amore della vita. Per farlo – ci insegna il viaggiatore francese – occorre raccogliere tutte le forze disponibili, le speranze e le competenze per fare tutto il possibile senza mai lasciare che lo scoraggiamento si frapponga all’ostinazione, per riconquistare la libertà perduta.

L’asse del lupo va letto nella consapevolezza, quasi religiosa, di avere tra le mani un inno alla libertà e alla volontà. Un libro che sottolinea come nessuna frontiera, nessun regime, nessuna barriera naturale potranno mai incatenare l’anima di un uomo. E non è affatto scontato ragionare in questi termini, anzi. «Dopo tante letture, incontri, testimonianze e riflessioni sull’argomento (pensateci! Otto mesi passati a non fare altro che pensarci!) mi sono convinto – scrive Tesson – che niente è impossibile per chi persegue la libertà come unica meta. E che il cammino è audace per chi ascolta la voce della libertà».

Una voce celebrata dalla letteratura e dal cinema, e che resterà per sempre un mistero se non si affronta un viaggio che, in fondo, ha come ultima tappa la conoscenza di se stessi: «La forza del fuggitivo sta nel fatto che non ha nulla da perdere e che ogni passo lo avvicina alla morte o alla liberazione, il che significa, in entrambi i casi, a una situazione migliore dell’inferno che si lascia alle spalle. L’ottimismo, leggermente velato di incoscienza, che alberga in un uomo che si avventura in una fuga (a dispetto di ciò che gli impone la ragione), lo aiuta a superare le insidie delle quali non si rende pienamente conto nel momento in cui le affronta». Da qui la consapevolezza che nasce a ogni latitudine: «Se avessero saputo quali difficoltà avrebbero affrontato, non c’è dubbio che nessuno degli evasi della storia delle repressioni politiche avrebbe lasciato la relativa protezione del campo».

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di Fernando Massimo Adonia - 30 Novembre 2025