CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

Uno dei campi rom di Napoli dove, dalle prime ore del giorno di oggi 20 febbraio 2012, sono intervenuti gli agenti della Polizia Municipale. Nel campo adiacente Via Marina gli occupanti delle baracche hanno trasformato l’area, a pochi metri dall’ospedale Loreto Mare, in una discarica a cielo aperto. ANSA / CIRO FUSCO
Uno dei campi rom di Napoli dove, dalle prime ore del giorno di oggi 20 febbraio 2012, sono intervenuti gli agenti della Polizia Municipale. Nel campo adiacente Via Marina gli occupanti delle baracche hanno trasformato l’area, a pochi metri dall’ospedale Loreto Mare, in una discarica a cielo aperto. ANSA / CIRO FUSCO

Doppiopesismo

Due infanzie, due Italie: lo Stato punisce la famiglia del bosco e ignora chi cresce nel degrado dei campi rom

Da un lato, una casa di pietra ristrutturata, con acqua di sorgente, pannelli solari, lavoro online, bambini accuditi e istruiti; dall’altro minori cresciuti nei campi rom tra roulotte fatiscenti, assenza di acqua e luce, furti come routine, genitori introvabili o detenuti, limiti mai insegnati e degrado tollerato per anni

Cronaca - di Alice Carrazza - 30 Novembre 2025 alle 07:00

Arduo capire quale reato abbia mai commesso “la famiglia del bosco”, se non quello di vivere in armonia con se stessa e con l’ambiente che la circonda. Chi è nato in campagna lo sa bene: crescere tra alberi, odori, animali, acqua di sorgente e tramonti non è una forma di abuso, ma un ricordo privilegiato. Una libertà che non fa male a nessuno. Eppure questa libertà, oggi, sembra essere diventata sospetta.

La famiglia del bosco e il doppiopesismo

Se una casa senza fronzoli, una vita essenziale, un’educazione non convenzionale bastano per togliere i figli a una madre e a un padre, allora per coerenza lo Stato dovrebbe sottrarre i bambini a chi vive nelle baraccopoli urbane, nei campi rom, nei capannoni abusivi che punteggiano le periferie. Ma questo non accade. Non accade quasi mai. Accade invece che la mano pubblica si abbatta proprio su chi, per scelta e non per necessità, tenta di vivere fuori dal catalogo delle opzioni approvate.

Il punto è che non è la vita nel bosco a fare paura allo Stato, ma ciò che rappresenta: un’alternativa. Una libertà non mediata, non standardizzata, non addomesticata. Un modo di vivere che non chiede autorizzazioni per essere felice.

L’estate a Milano e un omicidio che si poteva evitare

Facciamo allora un passo indietro. Questa estate, a Milano, una donna di 71 anni, Cecilia De Astis, camminava sulle strisce quando un’auto rubata guidata da un ragazzino l’ha travolta e uccisa. A bordo c’erano quattro minori, di età compresa tra gli undici e i tredici anni, tutti nati in Italia da famiglie rom. Avevano saccheggiato l’auto di un turista, trovato le chiavi, deciso di tornare a prenderla e di lanciarsi in una corsa che avrebbe dovuto essere una bravata e che invece è diventata un omicidio.

«Abbiamo avuto paura e siamo scappati», disse uno di loro. La madre di un altro, in lacrime, sussurrò: «Non sono adulti, sono bambini». Il figlio della vittima, con una lucidità straziante, spiegò che quella tragedia “non doveva succedere” e che “quei bambini, cresciuti nella delinquenza, non dovevano stare lì”. E aveva ragione.

Il campo di via Selvanesco e lo Stato che arriva sempre tardi

Dopo un primo collocamento d’urgenza in comunità, i quattro ragazzini sono stati riaffidati alle loro famiglie e riportati nel contesto da cui tutto era iniziato. Solo poche settimane dopo, nello stesso luogo, la polizia locale ha trovato una realtà che non aveva nulla della poesia dei boschi abruzzesi: roulotte fatiscenti, assenza totale di acqua e luce, bambini cresciuti tra rifiuti e illegalità quotidiana. Un ambiente che qualunque tribunale avrebbe potuto definire “di grave pregiudizio” ben prima che ci scappasse il morto.

È bastato un sopralluogo più attento, quello che per anni nessuno aveva fatto, perché lo Stato scoprisse ciò che tutti sapevano: che in quel luogo non era in discussione la libertà, ma la sopravvivenza. Che in quel contesto i minori non erano semplicemente “diversi”, ma pericolosamente privi di limiti, immersi in una quotidianità criminale ben più educativa di qualunque scuola. Solo allora altri dieci minori sono stati allontanati d’urgenza. Dieci bambini che erano lì da anni, invisibili.

Libertà sospetta, degrado tollerato

Dov’era lo Stato prima che Cecilia morisse? Perché la stessa macchina che ha agito con tempestività nell’Abruzzo dei boschi ha ignorato per anni ciò che accadeva a Milano, dove minori di undici anni rubavano, guidavano, fuggivano e mettevano a rischio la vita propria e altrui? Perché i figli della famiglia del bosco sono stati considerati immediatamente in pericolo, mentre i figli del campo sono stati giudicati “solo bambini” fino al giorno in cui una donna è rimasta sull’asfalto?

La risposta non è giuridica, è culturale. In Italia la libertà scelta spaventa più del degrado. La famiglia che vive tra legna, silenzio e pannelli solari desta sospetto prima di ogni verifica. Il bambino cresciuto nella miseria strutturale di un campo rom, invece, resta invisibile finché non diventa parte di una tragedia.

Uno psichiatra, commentando il caso milanese, disse che i ragazzi di oggi non conoscono più il concetto di limite, complici i social che trasformano l’azzardo in spettacolo. Paradossalmente, quello che i coniugi dei “bambini del bosco” volevano evitare.

Da che parte sta davvero lo Stato?

A questo punto la domanda non è più: da che parte stiamo? La domanda vera è: da che parte sta lo Stato quando decide chi può crescere con i propri genitori e chi no? Sta dalla parte dei minori o dalla parte della propria idea di normalità? Dalla parte della tutela o della semplificazione mediatica?

Viviamo in un Paese che tollera il degrado fino all’irreparabile, ma non tollera la libertà quando non la riconosce. Un Paese che lascia crescere bambini in contesti criminali e interviene solo quando una vita si spezza. E che allo stesso tempo strappa i figli a chi vive in una foresta, solo perché quella vita non assomiglia a quella del consumo.

Non ci sono commenti, inizia una discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

30 Novembre 2025 alle 07:00