CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

Una manifestazione di Azione Studentesca

Dialogo tra generazioni

Cara Eci, è vero la politica fatta con odio non è politica: i collettivi continuano a non capirlo

La ragazza di Azione Studentesca di Milano additata come "fascista" dal collettivo del Molinari, il liceo di Sergio Ramelli, risponde alla lettera aperta che la scorsa settimana, dalle colonne del Secolo, le ha indirizzato un storica militante della destra milanese, che fu rappresentante d'istituto durante i difficili anni '80

Politica - di Anna Sullivan* - 30 Novembre 2025 alle 07:00

*Riceviamo la risposta della ragazza di Azione Studentesca Milano additata come “fascista” dal collettivo del Molinari, il liceo di Sergio Ramelli, alla lettera aperta che la scorsa domenica le ha indirizzato, dalle colonne del Secolo, la storica militante milanese e nostra collaboratrice, Elia “Eci” Cevoli, che negli anni ’80 fu studentessa e rappresentante d’istituto al Natta e Besta. Si tratta della stessa scuola oggi frequentata da questa ragazza che, nell’esigenza di tutelarne l’idendità, abbiamo scelto di chiamare Anna Sullivan, meglio nota come “Anna dei miracoli”, pensando a una donna che con le armi della caparbietà e dell’istruzione combatté contro la cecità e la sordità. 

Cara Eci,
ti scrivo anche io una lettera in risposta alla tua. Ho le mani che tremano, il cuore a mille e gli occhi lucidi: non te lo dissi né quando mi hai mandato la tua lettera né quando è uscito l’articolo domenica mattina. In questi giorni la comunità nazionale, e in particolare quella milanese, mi è stata molto vicina, e la parola che ho scritto più spesso, fino al punto che anche il telefono me la suggeriva su WhatsApp, è stata: grazie della vicinanza. E tutte le volte la risposta è stata: dovere, figurati. Una risposta semplice che denuncia una certa visione del mondo.

Tu però mi hai detto: sei stata il coraggio di quei giorni miei. Una forza che avevi avuto quando il collettivo del Molinari ti aveva minacciata nel 1986 e che, con audacia e lucidità, hai affrontato a testa alta. Hai scelto di andare dove il clima era caldo, nella ex scuola di Ramelli, consapevole delle possibili conseguenze. Riprendendo quello che hai scritto nella lettera, la scuola ha due facce: una sono i professori indifferenti e i compagni rossi che ci vogliono alla gola; l’altra sono gli amici veri, la vera salvezza, e centinaia di studenti che continuano a contare su di te, nonostante un’accusa pesante che porti addosso come una condanna, ma che in realtà è testimone della forza e della costanza della nostra lotta, e di tutti i ragazzi d’Europa di oggi e di ieri che lottano, portando avanti la nostra visione del mondo. Il tempo passa, ma le radici profonde non gelano: un messaggio molto chiaro in Azione Studentesca.

Tuttavia, negli ultimi anni sono stati segnati dallo sviluppo di una nuova arma a doppio taglio: i social. Le accuse sono vaghe, senza nome e cognome, protette da profili anonimi e schermate nere piene di parole bianche. Informazioni che durano un secondo, poi scompaiono sotto l’ennesimo scroll della gente affamata di novità e tendenze. Ora la moda dei collettivi è quella di accusare militanti politici da dietro una tastiera, non più con murales o minacce dirette.

Tu, come racconti nella lettera, hai tolto la violenza antifascista da quattro scuole del complesso di Cimiano con presenza e costanza, non con sceneggiate. In questi giorni sei stata il testimone del mio coraggio: quello che ho dovuto trovare per continuare a camminare nei corridoi della scuola e lungo quella strada dissestata che porta dalla metro all’ingresso. Mi hai raccontato anche dell’occupazione tua e di Rita: una militante del Fronte della Gioventù e un militante del Leoncavallo, insieme nonostante le polemiche e i pregiudizi di entrambi gli schieramenti. Perché mai, mi chiedo, due persone agli estremi dovrebbero farsi la guerra invece di riconoscersi umanamente? La militanza non è scaldare una sedia o saltare le lezioni: è una scelta consapevole. Diventi davvero militante quando ti si accende qualcosa dentro. Tu lo chiami “scintilla”; per me è un fuoco che brucia tutto e cambia ogni cosa.

Questa esperienza mi ha insegnato che chi milita non dovrebbe farsi la guerra, ma collaborare per portare avanti quel fuoco. La rappresentanza studentesca ha una magia: l’apoliticità. Milano ti insegna che non ha senso sventolare una bandiera se poi ti impedisce di lavorare per la comunità che rappresenti. Ma quando fai politica, quando studi, quando sei con gli amici, quella bandiera la incarni comunque — e non devi vergognartene mai.

Oggi l’unità tra destra e sinistra, quella comunione d’intenti che tu hai conosciuto, si è persa. Nelle scuole regna l’indifferenza: molti pensano solo ad autogestioni e gite, e pochi — davvero pochi — lottano davvero per qualcosa. Alcuni scendono in piazza per la Palestina con un arcobaleno nel cuore, ignorando che a New York un sindaco musulmano ha vietato il Pride. Si battono contro il “male assoluto” dell’antifascismo etichettando chiunque, da Forza Italia a Gioventù Nazionale, come fascista. Vedono tutto bianco o nero, dimenticando che la politica ha mille sfumature. Chiedono quote rosa alle elezioni studentesche e poi minacciano una ragazza. Parlano di coerenza, lucidità e audacia, ma non conoscono né la prima né la seconda, e l’audacia la confondono con il rumore sui social. Se fossero soli, senza il branco, lotterebbero ancora? Se davvero la scuola fosse piena di “codardi militanti fascisti”, come dicono, continuerebbero con questa sicurezza? Ne dubito.

Cosa mi hai lasciato con la tua lettera e qualche giorno di conversazioni piene di significato? Bisogna lottare con audacia e lucidità, costruendo rapporti leali e veri, perché saranno la nostra salvezza nel corso dei decenni e insieme le mani delle nostre opere. Questo si estende incondizionatamente oltre il colore politico, perché se la fiamma che brucia nel petto è la stessa, nulla è impossibile, mentre dove il motore della politica è l’odio o l’interesse personale finirà con consumarsi da solo.

Grazie, Eci, sei stata una – Giulio Cesare – di Venditti e mi hai insegnato come esserlo. Ora devo solo applicarlo.

Con sincero rispetto e affetto,
una militante e dirigente di Azione Studentesca

Non ci sono commenti, inizia una discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

di Anna Sullivan* - 30 Novembre 2025