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Roma zona 30

La Capitale immobile

Roma città eterna… in coda: Gualtieri impone pure i 30 all’ora. FdI: “È scollegato dalla realtà”

Sessanta nuovi autovelox, limiti dove già si viaggia a passo d’uomo e il modello Bologna prende piede grazie alla Giunta Pd. I romani esasperati. FdI: "Non c’è nessuna motivazione oggettiva che possa giustificare una misura del genere"

Politica - di Alice Carrazza - 29 Agosto 2025 alle 22:12

A Roma, ormai, più che i limiti di velocità bisognerebbe mettere quelli al ridicolo. La giunta Gualtieri ha deciso: dal prossimo settembre, il centro storico sarà trasformato in un grande circuito per lumache motorizzate. “Città 30”, la chiamano. Un nome rassicurante, sì. Peccato che, a ben vedere, sia il preludio a una città immobile. Per Federico Rocca, membro dell’esecutivo romano di Fratelli d’Italia: «Non c’è nessuna motivazione oggettiva che possa giustificare una misura del genere».

Il piano Gualtieri per una Capitale immobile

Il copione è già noto: sicurezza stradale, tutela dell’ambiente, salvaguardia dei pedoni e delle vecchiette con la sporta. «Qua abbiamo un’emergenza in materia di sicurezza stradale», ha spiegato con toni allarmisti l’assessore alla Mobilità Eugenio Patané, Pd.«Gli incidenti sono aumentati e abbiamo l’esigenza di ridurre in maniera drastica il numero delle vittime»… Intenti nobili, certo. Ma che stonano con i fatti.

Rocca (FdI): “A 30 le macchine neanche si muovono”

«In centro sia per il traffico, che per la natura delle strade, è quasi impossibile raggiungere velocità elevate», spiega Rocca. Ma si sa, all’inferno si scende a piccoli passi. La cosa peggiore? «Per farlo stanno spendendo ingenti risorse pubbliche». Poi l’affondo a Gualtieri: «Se dal Campidoglio si calassero di più nella realtà scoprirebbero che a 30km/h alcune macchine neanche si muovono».

Viaggiare a Roma: più lento di così si muore

E ha ragione: a Roma, in centro, se superi i 20 all’ora ti senti un razzo. Anzi, un trasgressore. E non per incoscienza, ma per «miracolo». Come testimoniano molti sui social. Il traffico romano non è una leggenda: è una condizione spirituale e un dramma collettivo. A voler essere pignoli, lo dice anche il TomTom traffic index, che ha piazzato la Capitale tra le più lente del globo: 29 minuti e 59 secondi per fare dieci chilometri. Il tempo di ascoltare un’intervista di Gualtieri, pentirsi, convertirsi al buddhismo e tornare laici.

Ma la sinistra, imperterrita, pone l’alt. È come mettere a dieta uno che già digiuna. Anzi, lo multano se osa mangiare un cracker. Perché sì, arriveranno anche 60 nuovi autovelox (gli altri 400 non bastavano, evidentemente), undici vista red sui semafori, più quindici incroci monitorati dalle telecamere.

Mobilità o farsa?

L’obiettivo è chiaro, sottolinea ancora l’esponente di FdI: «Creare disagi ai cittadini. Perché se a questo aggiungiamo l’eliminazione di migliaia di parcheggi bianchi per trasformare interi quartieri a strisce blu, le decine e decine di ciclabili, il gioco è fatto: più traffico. Meno fluidità della mobilità. E quindi più inquinamento, anche perché vista la qualità del trasporto pubblico a Roma, difficilmente i cittadini lasceranno la macchina a casa»…

Il sarcasmo dei romani

Intanto i romani si sfogano sui social. Qualcuno scrive: «Mai andato oltre i 15km/h in centro». Un altro: «Le bici del delivery vanno più veloci». E poi c’è il colpo di genio: «Tra un po’ porteremo noi la macchina a spasso tirandola al guinzaglio». Qualcun altro osserva: «Roma è una città di 1300 kmq, Bologna solo di 140,7. Va bene la sicurezza, ma Roma è già invasa da turisti tutto l’anno, semafori ovunque, lavori stradali, monopattini contromano, buche, manti stradali fatiscenti…». Eppure la priorità, per la giunta green, è rallentare chi già non cammina.

Che poi, i monopattini. Quelli no, non sono emergenza. Neanche quando chi li guida va senza casco, in due, di notte, magari anche ubriaco.

L’ideologia su due ruote

Ma si sa: la Roma bene da salotto non guida, pedala. Si muove tra ministeri e aperitivi, tra conferenze e ciclabili mai utilizzate. E a chi protesta, rispondono con toni compassati: «Bisogna cambiare cultura». Certo. Magari cominciando dalla loro. Perché se davvero si vuol parlare di sicurezza, allora serve un piano serio. Questa “zona 30” è una trovata di marketing urbano. Uno slogan alla moda, copiato semmai dalla Bologna dei compagni

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di Alice Carrazza - 29 Agosto 2025