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L’europarlamentare Pd, Matteo Ricci; il governatore delle Marche, Francesco Acquaroli

Marche

Il primo faccia a faccia tra Acquaroli e Ricci: buongoverno vs contraddizioni. Senza mai citare “Affidopoli”

Il dibattito si è svolto nella sede della Uil. L'europarlamentare Pd in difficoltà su Zes, sanità e ancor di più rifiuti. Il governatore fedele alla linea: i guai giudiziari del dem restano fuori dalla campagna elettorale

Politica - di Andrea Verde - 29 Agosto 2025 alle 15:08

Nella sede della Uil di Ancona vanno in onda due ore di disaccordo su tutto tra lo sfidante Matteo Ricci e il governatore uscente Francesco Acquaroli. A partire dal look; décontracté con jeans e scarpe da ginnastica per Ricci, più formale Acquaroli con abito nero e camicia bianca senza cravatta. Nonostante il fair-play messo in campo, il confronto ricalca tutti i temi di scontro che hanno accompagnato le polemiche di queste settimane.

Il primo faccia a faccia tra Acquaroli e Ricci

Ricci, con voce tonante assume i panni di Capitan Fracassa, ma come il baldanzoso spadaccino dà la sensazione di combattere più con la lingua che con la spada. «La Zes è piena di finzioni – attacca Ricci – non c’è un euro e con ogni probabilità bisognerà aspettare la legge di bilancio 2026». Pronta la replica di Acquaroli, che risponde alle intemerate di Ricci con grande precisione, senza lasciare niente al caso o all’improvvisazione: «Il governo è riuscito a includere le Regioni in transizione, cioè le Marche e l’Umbria, nella Zes, che è diversa rispetto a quella del Mezzogiorno, ma dà delle opportunità». «C’è un percorso parlamentare e quando sarà approvata, auspicabilmente in autunno – ha spiegato Acquaroli – darà delle opportunità agli imprenditori, i cui problemi principali sono la burocrazia e la necessità di semplificazione. Porterà anche nuovi insediamenti e darà opportunità a chi vuole di ampliarsi».

Buongoverno vs contraddizioni

Sul tema delle infrastrutture immateriali, Acquaroli ha ricordato che «quando ci siamo insediati c’erano 800 giorni di ritardo sui cantieri per la banda larga; oggi i cantieri sono finiti ed abbiamo recuperato tutto il ritardo. Ora l’infrastruttura digitale c’è». Questione rifiuti: Acquaroli ricorda che «l’Europa ci impone entro il 2035 l’abbancamento del 10% dei rifiuti in discarica e non ci consente di andare oltre, perché altrimenti andremmo in infrazione. Noi abbiamo previsto il termovalorizzatore perché è un obbligo. Noi siamo una regione manifatturiera: tanti imprenditori ci chiedono di essere all’altezza delle aspettative». Ricci è apparso in grande difficoltà anche perché il dirigente della Uil, che moderava l’incontro, ha premesso che la sigla, essendo un sindacato riformista, è favorevole al termovalorizzatore. Ricci, che deve schierarsi contro questa scelta in virtù dell’accordo elettorale con Verdi e Cinque Stelle, ha svicolato parlando della necessità di potenziare la raccolta differenziata, ma è apparso poco convincente.

I risultati del governatore nella sanità

Da ultimo la Sanità: Ricci annuncia che, se eletto, andrà a Roma a battere i pugni sul tavolo perché «la sanità pubblica sia adeguatamente finanziata». Acquaroli offre un quadro molto dettagliato della sanità marchigiana precisando che «nella sanità il tema del territorio è dirimente perché il fatto che gli ospedali, che sono nati per gli acuti, e le strutture di emergenza-urgenza debbano occuparsi di tante prestazioni in maniera inappropriata, determina un fattore che sul territorio, gradualmente, si è venuta perdendo quella che era l’efficacia dei dipartimenti e dei medici di medicina generale».

L’impegno profuso per sanare i guai lasciati dalla sinistra

«Quando venni proclamato governatore – continua Acquaroli- c’erano 1170 medici di medicina generale convenzionati con il sistema sanitario nazionale. Oggi sono 940; le giunte precedenti non hanno programmato il turn-over, così per quello che concerne le guardie mediche. Noi abbiamo a disposizione a malapena il 15% dei medici che servirebbero a coprire tutte e 90 le postazioni di continuità assistenziale. Siamo in emergenza perché non è stata programmato il turn-over del personale medico sul territorio e tutto questo viene riversato nelle strutture per acuti e nelle strutture emergenziali».

«Noi – ricorda il governatore – siamo partiti con le aziende sanitarie territoriali che sono state costituite il 1° gennaio 2023 e, mentre veniva approvato il piano sociosanitario, abbiamo dovuto riscrivere la legge del governo del territorio che risaliva agli anni Novanta e tante altre leggi che avevano necessità di essere modificate per essere adeguate ai tempi. Le criticità esistono, ma sarebbe intellettualmente disonesto dire che esistono solo nella nostra Regione. Basti pensare che il governo nazionale ha dovuto fare due decreti in tre anni per far fronte a questa emergenza nazionale. La maggior parte delle Regioni ha dovuto aumentare le tasse per far fronte allo sforamento delle spese sanitarie. Noi siamo riusciti a coniugare il mantenimento dei servizi senza aumentare le tasse e non si dimentichi che il numero di prestazioni mediche è aumentato del 30% in tutta Italia dopo il periodo Covid».

Lo slancio ritrovato: nel 2025 prestazioni sopra i livelli pre-Covid

«Lo scorso anno – spiega ancora Acquaroli – il nostro sistema ambulatoriale e diagnostico ha prodotto il 10% in più di prestazioni rispetto il 2019: nei primi sei mesi del 2025 il 15% in più. Grazie alle misure che stiamo mettendo in campo stiamo risolvendo l’uso inappropriato delle strutture; mi riferisco ai 50 punti salute che stiamo aprendo, la farmacia dei servizi, che è il primo esperimento nazionale fatto nella nostra regione che sta producendo effetti di decongestionamento delle liste di attesa e di accesso ai pronti soccorso e mi riferisco alle aggregazioni funzionali territoriali, che vengono copiate da altre regioni e che sono state l’oggetto del nuovo accordo integrativo con i medici di medicina generale per mettere in campo una strategia nuova sul territorio per ridurre l’impatto sulle liste d’attesa».

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