
Citofonare Gualtieri
Il clima cambia, i fallimenti politici restano: basta un giorno di pioggia a Roma per capire le ipocrisie ecologiste della sinistra
I fenomeni estremi esistono e sono sempre più frequenti, ma troppo spesso diventano la foglia di fico sulle inefficienze di chi è chiamato a gestire il territorio. Eppure la prevenzione funziona: il "modello Marche" lo dimostra. Nella Capitale si potrebbe iniziare con la manutenzione dei tombini...
Con l’estate ormai agli sgoccioli e i primi temporali che si fanno sentire, la Capitale si appresta a dover affrontare nuovamente allagamenti urbani e disagi conditi dall’immancabile scarico di responsabilità sul cambiamento climatico. La Roma di Gualtieri, purtroppo ma prevedibilmente, non è stata in grado nemmeno di gestire i classici acquazzoni estivi. I quali, in teoria, dovrebbero essere ben assorbiti dalle infrastrutture idrauliche cittadine, purché opportunamente manutenute nel periodo primaverile ed estivo in vista delle stagioni piovose. Insomma, purché ci sia una gestione ordinaria del territorio quando il meteo lo consente come farebbero delle brave e operose formiche, mentre le cicale sproloquiano di Ztl e altre amenità.
Metti un giorno di pioggia a Roma
Già il 28 luglio, a causa di un acquazzone estivo di qualche minuto, il centro di Roma andò in tilt, con la stazione Termini bloccata, banchine allagate e grate d’areazione che rilasciavano… acqua. La situazione dei tombini, chiaramente, non era migliore. Molti tappati, non manutenuti, e qualcuno addirittura coperto di asfalto, come nel caso del quartiere Don Bosco, dove le ditte per la manutenzione stradale li avevano occlusi. Stesso copione tre settimane dopo, il 20 agosto, dove circa 60 mm di pioggia hanno messo in ginocchio molti municipi di Roma. Anche in questo caso, l’infrastruttura idraulica non ha retto: i tombini non manutenuti e l’accumulo di detriti per le strade sono stati il motivo principale di allagamenti e conseguenti disagi, per non parlare di alberi e rami caduti a causa dell’evidente mancanza di manutenzione.
Più pulizia dei tombini, meno reels
Insomma, la rivoluzione di Ama e della sua nuova centrale operativa “Ucronia” sembra non aver sortito ancora alcun effetto. Avrebbe dovuto vedere tutto, dai rifiuti ai tombini, garantendo un’adeguata manutenzione e prevenzione. Nei suoi tour ispettivi su TikTok, Gualtieri non ha perso occasione per vantarsi di questa nuova centrale operativa, omettendo però che, semplicemente, fuori dai reels non funziona.
La gestione del territorio richiede provvedimenti concreti, prevenzione, manutenzione, priorità. Il drenaggio urbano è questione seria, non basterà quest’autunno rinchiudersi dietro la banalità dell’assioma del “cambiamento climatico”, serve invece interrogarsi sulla capacità amministrativa, gestionale e politica di adattamento a fenomeni naturali che, in quanto tali, mutano nel tempo.
La foglia di fico del cambiamento climatico
Illuminante in tal senso è l’intervento del consigliere comunale di Trento, Daniele Demattè di FdI, che, come riportato da Il Dolomiti, ha avuto modo di dichiarare che «c’è chi grida troppo spesso ai cambiamenti climatici e lo fa palesemente senza la doverosa consapevolezza di aver fatto tutto il possibile per scongiurare determinate situazioni e disagi», denunciando la fragilità del suo territorio guidato, come Roma, dal centrosinistra.
Se da un lato quindi, fenomeni climatici complessi avvengono più spesso, dall’altro manca una gestione capillare del territorio e delle acque piovane e dei fanghi che si accumulano, così come una pianificazione della gestione del rischio idraulico che, in correlazione a una reale manutenzione continua, mitigherebbero il rischio di allagamenti estremi, che oggi spesso avvengono anche in case di piogge abbondanti, ma non eccezionali.
Il modello Marche: dalla tragedia alla prevenzione
Un esempio in tal senso è stato il governatore delle Marche, Francesco Acquaroli: dopo l’esondazione del fiume Misa del settembre 2022 che costò la vita a tredici persone e fu provocata da un fenomeno piovoso eccezionalmente concentrato in un’unica giornata, ha messo in campo una serie di attività preventive che hanno messo la regione al riparo da nuove tragedie e nuovi danni di quel tipo, anche di fronte a fenomeni simili. L’approccio preventivo e adattivo della giunta Acquaroli ha funzionato ed è tutt’oggi modello di gestione del territorio.
Le situazioni emergenziali possono condurre in due direzioni: rischio e opportunità. A Roma, il rischio concreto è che fenomeni ordinari si trasformino in allagamenti straordinari. L’opportunità è che non sia il clima a cambiare, ma la giunta Gualtieri.