
Terreno minato
Gaza, sanzioni ai coloni violenti: l’Italia guida la svolta Ue, ma Berlino frena. L’appello di Tajani alla cooperazione
L’occupazione a Gaza continua e in Europa, ma soprattutto in Italia, c’è chi sta pensando di applicare sanzioni ai coloni che si sono resi protagonisti di azioni brutali. Secondo Israele, che da poco ha definito il territorio palestinese come “zona pericolosa”, sono solo 10mila i civili che hanno lasciato la propria casa dopo l’offensiva preannunciata dall’Idf. Intanto il ministero della Salute di Gaza ha scritto in un comunicato che, dall’inizio del conflitto, sono stati confermati 63.371 morti e 159.835 feriti, mentre il presidente del comitato internazionale della Croce rossa ha sottolineato che il piano di evacuazione degli abitanti “non è solo irrealizzabile, ma incomprensibile”. L’Unrwa, invece, ha informato che i suoi magazzini in Egitto e Giordania sono pieni e pronti a consegnare circa 6mila camion di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. E che “il divieto imposto dalle autorità israeliane all’ingresso degli aiuti umanitari dell’Unrwa a Gaza deve essere revocato”.
“Noi abbiamo dato la nostra disponibilità, come la Germania, a infliggere nuove sanzioni a coloni violenti e incrementare il numero dei sanzionati da parte della Unione europea”, ha affermato il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, dopo il Consiglio affari esteri informale a Copenaghen. Poi ha informato che sul tema c’è una buona maggioranza, perché si oppone soltanto l’Ungheria.
L’Italia è disponibile a penalizzare chi sbaglia, ma la Germania frena sulle sanzioni a Israele
Tuttavia, il ministro degli Esteri tedesco Johan Wadephul ha spiegato di non essere d’accordo con le sanzioni che la Commissione europea vorrebbe imporre ad Israele, come la sospensione dei finanziamenti per la ricerca alle aziende israeliane nell’ambito del programma “Horizon Europe”. Sul territorio palestinese “stiamo assistendo a una situazione umanitaria catastrofica. Da tempo sosteniamo che Israele dovrebbe cambiare rotta e faremo del nostro meglio per trovare un terreno comune”. A dirlo, stavolta, è stato il ministro degli Esteri danese Lars Lokke, evidenziando che “saremmo anche pronti a vietare le esportazioni dagli insediamenti”. Per il momento, un funzionario del governo Netanyahu ha confidato al Times of Israel che lo Stato ebraico rallenterà o fermerà a breve gli aiuti umanitari in alcune zone a nord della Striscia di Gaza, espandendo la sua offensiva nel tentativo di bloccare Hamas.
Tajani e le sanzioni ai coloni israeliani violenti
Nel frattempo, Tajani ha spiegato che la decisione di sanzionare i coloni israeliani serve per “impedire che ci sia un attacco alle basi di quello che potrebbe essere il futuro stato della Palestina. Noi crediamo nella soluzione a due popoli e a due Stati, pur ritenendo di non dover riconoscere la Palestina oggi perché non esiste uno Stato palestinese. Lavoriamo per costruirlo“. Inoltre, “stiamo collaborando tutti insieme per affrontare la questione dell’emergenza umanitaria a Gaza”.
“Lavoriamo per costruire la Palestina”
Il titolare della Farnesina ha rimarcato “l’impegno per cessate il fuoco, la liberazione degli ostaggi e pieno accesso umanitario. Condanniamo il nuovo piano di insediamenti in Cisgiordania e ogni ipotesi di occupazione o annessione, che minano la soluzione a due Stati”. Per poi anticipare che lunedì a Roma incontrerà “la ministra degli Esteri della Palestina Varsen Aghabekian: sarà un’occasione per confermare il nostro sostegno all’Autorità nazionale palestinese e ribadire l’impegno per rilanciare il dialogo tra le parti“.