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Gaza, l’appello congiunto delle comunità religiose: “Stop armi e propaganda nefasta”

Un grido di pace

Gaza, l’appello congiunto delle comunità religiose: dal cardinal Zuppi all’Imam, passando per la sinagoga: “Incontriamoci, basta odio”

Dalla Cei all'Ucei, fino a Ucoii, Coreis e Moschea di Roma, si alza una voce unanime e potente e arriva un monito ecumenico per l'intera società perché ci si avvii sulla strada del dialogo in cerca di un crocevia per un reciproco riconoscimento

Cronaca - di Prisca Righetti - 29 Agosto 2025 alle 19:55

Nel mezzo di un conflitto che continua a mietere vittime e a dividere l’opinione pubblica globale, le principali comunità religiose italiane si uniscono in un appello congiunto per la pace. Un gesto di profonda importanza ecumenica, che rompe il silenzio e la polarizzazione, invitando a riflettere su un principio fondamentale: la sicurezza e la giustizia non possono mai nascere dall’odio e dalla violenza.

Gaza, guerra israelo-palestinese: «Tacciano le armi, stop a propaganda nefasta»

Il documento, firmato dai leader di realtà diverse come la Cei (Conferenza Episcopale Italiana), l’Ucei (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane), l’Ucoii (Unione delle Comunità Islamiche d’Italia), la Coreis (Comunità Religiosa Islamica Italiana) e la Moschea di Roma, si erge a baluardo contro una «propaganda nefasta» che alimenta l’odio e contrappone i popoli. L’invito è chiaro: tacciano le armi a Gaza e in Israele, si liberino gli ostaggi e si garantiscano aiuti umanitari.

Gaza, l’appello congiunto delle comunità religiose

«Nessuna sicurezza sarà mai costruita sull’odio. La giustizia per il popolo palestinese, come la sicurezza per il popolo israeliano, passano solo per il riconoscimento reciproco, il rispetto dei diritti fondamentali e la volontà di parlarsi». È dunque l’appello congiunto firmato dai leader delle comunità religiose italiane, diffuso oggi dalla Cei insieme a Ucei, Ucoii, Coreis e alla Moschea di Roma. Il documento nasce dalla «improrogabile necessità di favorire qualsiasi iniziativa di incontro per arginare l’odio. Salvaguardare la convivenza. Purificare il linguaggio. E tessere la pace.

Dalla Cei all’Ucei, passando per Ucoii, Coreis e Moschea di Roma

Per questo, nel testo si denuncia la «nefandezza di una propaganda che, sfruttando ingenuità e visceralità, ottenebra un discernimento sano e banalizza il senso profondo della nostra stessa umanità, inducendo a schierarsi l’uno contro l’altro, ma mai a favore del Bene». L’appello, allora, si rivolge ai credenti e ai cittadini d’Italia: «Tacciano le armi, le operazioni militari in Gaza e il lancio di missili verso Israele. Siano liberati gli ostaggi e restituiti i corpi. Si sfamino gli affamati e siano garantite cure ai feriti».

Per Gaza un coro unanime, un monito per l’intera società

A sottoscriverlo sono il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei. Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane. Yassine Lafram, presidente dell’Unione delle comunità islamiche d’Italia. Abu Bakr Moretta e Yahya Pallavicini per la Coreis. Naim Nasrollah per la Moschea di Roma.

Sulla via del dialogo in cerca della strada di un reciproco riconoscimento

L’iniziativa, pur non schierandosi politicamente, rappresenta un forte segnale di civiltà e un monito per l’intera società. In un momento in cui le posizioni si radicalizzano, questo appello congiunto ci ricorda che la via del dialogo e del reciproco riconoscimento è l’unica possibile. Riconoscere il diritto del popolo israeliano a vivere in sicurezza, senza la minaccia costante di missili, e allo stesso tempo garantire al popolo palestinese dignità e giustizia, non sono due obiettivi contrapposti, ma due facce della stessa medaglia.

L’importanza dell’appello delle comunità religiose riunite in una sola voce

Questo appello delle comunità religiose italiane, quindi, non è solo una dichiarazione di principio. Ma un appello all’azione e alla responsabilità individuale. Ci esorta a guardare oltre le narrazioni semplificate e a cercare la complessità della verità, rifiutando di farsi strumentalizzare da chi, per interessi di parte, vorrebbe che l’umanità si schierasse l’una contro l’altra. Il loro grido unanime si configura allora come un raggio di speranza. Un invito a credenti e cittadini a farsi costruttori di pace, e non certo latori dell’odio.

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di Prisca Righetti - 29 Agosto 2025