
Le verità scomode
Delrio invoca il “modello Meloni” per Schlein: «La premier entra in sintonia con mondi diversi, il Pd guarda solo a sinistra»
Il senatore dem coglie il senso del successo riscosso dalla premier al Meeting di Rimini e avverte la segretaria dem sulla necessità di non minimizzare: «Il centrosinistra è senza strategia, deve trovarla»
Non parla di progressisti su Marte, ma insomma il senso è quello: Graziano Delrio interviene in quello che eufemisticamente si può definire dibattito interno al Pd e avverte sulla distanza siderale che esiste tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein, sulle capacità dell’una e dell’altra di presentare una proposta attrattiva. La premier, avverte Delrio, «entra in sintonia culturale con mondi diversi dal suo»; il Pd di Schlein, invece, «ha lo sguardo fisso a sinistra. Solo a sinistra». Tradotto: non riesce a tenere insieme neanche la galassia dei suoi mondi di riferimento storici, mettendo all’angolo riformisti e cattolici.
Delrio: «Meloni entra in sintonia con mondi diversi, il Pd guarda solo a sinistra»
«Giorgia Meloni ha una strategia efficace: entra in sintonia culturale con mondi diversi dal suo. Il centrosinistra quella strategia non l’ha ancora trovata. Ma deve. Altrimenti avrà un problema, per esempio con il mondo cattolico», ha detto Delrio, in un’intervista al Corriere della sera. Il punto di riferimento resta il Meeting di Rimini, dove il discorso di Meloni è stato accolto con standing ovation e continue interruzioni di applausi. Non perché, come hanno voluto sostenere alcuni osservatori, la premier si sia spostata al centro, ma perché è stata capace, lì e nel percorso di governo, di affermare la validità della sua visione.
Le verità scomode del Meeting di Rimini
Delrio non la mette così esplicita, ma pare aver capito meglio di altri il senso autentico di quel passaggio e anche la necessità di cogliere quello che per la sinistra dovrebbe essere un allarme politico, non una realtà da negare rifugiandosi in slogan e letture rassicuranti. «Meloni, che prima nel suo integralismo di destra-destra non era capace di farlo, sta imparando a parlare con certi mondi. A Rimini – ha sottolineato l’ex ministro dem – si è vista un’evoluzione intelligente dal punto di vista politico che presuppone un progetto che riscontro anche sui territori. Chi pensa che nel 2027 sarà inesorabilmente sconfitta, credo non colga questa evoluzione».
Da Cl alla Cisl, la portata di un dialogo che al Nazareno non vogliono capire
«Non voglio dare giudizi, ma siccome a me interessa che il centrosinistra vinca le elezioni – ha aggiunto – non posso non notare che mentre Meloni ascolta ed entra in sintonia culturale con mondi lontani da lei, come Cl o la Cisl, il centrosinistra sembra non essere in grado di mettere in campo una sua strategia per parlare a quanti, non sentendosi rappresentati, si rifugiano nell’indifferenza e quindi nell’astensionismo».
L’affondo su Togliatti era più aperto di Schlein
Delrio ha svicolato la domanda diretta sulle responsabilità di Schlein, ma la risposta non lascia grandi margini di interpretazione. La responsabilità di questa situazione è «di un certo sguardo dell’attuale Pd, fisso a sinistra. Solo a sinistra». «Manca – ha proseguito – l’approccio interclassista. Perfino Togliatti, che pur si muoveva in un contesto ideologico che di per sé non facilitava l’ascolto di mondi diversi, parlava di ceti medi. Facendo capire che un partito di governo deve avere l’ambizione di usare anche il loro linguaggio».
L’esclusione del mondo cattolico, e non solo
Un ragionamento che vale anche internamente. Delrio è esponente dell’area cattolica, di recente ha fondato l’associazione Comunità democratica con l’obiettivo di «instaurare reti» e concentra la sua attenzione su questo mondo di riferimento, ricordando che «il mondo cattolico ha tantissime risorse, non vanno tralasciate», ma allarga lo sguardo al metodo. Alla domanda di Adriana Logroscino, che firma l’intervista, se Schlein sia disinteressata al mondo cattolico, il senatore ha risposto che «ognuno ha la sua sensibilità. E il Pd è un partito plurale. Bisogna mettersi intorno a un tavolo e far sentire ciascuna di queste sensibilità a casa. Oggi è stato recuperato un profilo identitario. Bisogna fare in modo che sia inclusivo, non escludente».
Federatore vs segretaria dem
«Da Pd dico: perché rinunciare a rappresentare sensibilità, appaltando il compito ad altri? Sarebbe un grandissimo errore immaginare di proporre una quercia e tanti cespugli», ha proseguito, parlando della figura di un federatore, che aleggia sul futuro di Schlein come leader del centrosinistra e non escludendola: «Semmai verrà dopo». Del resto, forse mai come in questa fase Schlein è stata traballante anche come segretaria dem, terremotata dai disastri estivi sulle regionali, i gravi scivoloni su droga, immigrazione e occupazioni degli ultimi giorni e, aggiungiamo, la performance poco lusinghiera alla Festa del Pd di Vigevano, dove ad ascoltare c’era una platea scarsa nei numeri e assente nell’entusiasmo.
Quello che Meloni ha capito e Schlein no
«Iniziando subito quel lavoro di ascolto. Ora, non sotto voto. Prendiamo un esempio eclatante: la condizione femminile, soprattutto al Sud. Chi lavora per affrancare le donne da condizioni di disparità di ogni genere, deve avere un luogo in cui portare il proprio contributo. I partiti non hanno tutte le risposte. Questo Meloni l’ha capito», ha detto ancora Delrio, avvertendo che «non basta dire cosa Meloni non fa. Bisogna dimostrare di avere una strategia concreta per dare risposte. Bisogna dimostrare di essere un partito di governo».