
Lo scontro nel Pd
Paolo è poco Gentiloni con la Schlein: “Che senso ha chiedere alla gente: armi o sanità? Dobbiamo difenderci…”
Paolo Gentiloni, si sa, ha un profilo politico più da orsacchiotto che da leone inferocito in aperta savana. Però da un po’ di tempo non le manda a dire, alla segretaria del Pd Elly Schlein, soprattutto sulla linea europeista legata alla necessità di riarmarsi per difendersi. E anche oggi, ha fatto notare con candore alla sua leader, pur senza citarla, che porre in contrapposizione le armi da comprare agli investimenti nella sanità. Pura demagogia, in effetti, ma è anche uno dei leit motiv più utilizzati dal Pd negli ultimi giorni.
Paolo Gentiloni va al punto sulle armi con Elly Schlein
“Tutta questa meraviglia che abbiamo di cultura, civiltà, libertà e democrazia deve cominciare a mettersi in testa che deve difendersi da sola. Non c’è più una difesa che viene da fuori. Dovremmo fare uno sforzo, tutte le forze politiche, per spiegare che bisogna fare questo, invece di
trasformarlo in una battaglia politica. Capisco che se chiedi: Vuoi missili o vuoi eliminare le liste d’attesa? Chi risponde che vuole i missili? Ma per difendere tutto il sistema non c’è più l’intervento di una potenza amica estranea, ma bisogna che ce ne facciamo carico anche noi, italiani ed europei”, ha detto oggi l’ex commissario Ue al Forum in Masseria oganizzato da Bruno Vespa in Puglia. Poi Gentiloni ha parlato di Trump: “Quando ero presidente del Consiglio abbiamo avuto molte occasioni di incontro, due cose erano già evidenti, da una parte che il presidente Trump non aveva una grande simpatia per l’Unione Europea in quanto tale, dall’altra che era molto negoziale. La mia impressione è che il secondo Trump abbia un’ambizione ancora maggiore, addirittura di ridisegnare l’ordine mondiale, ma il rischio è che più che ridisegnarlo lo si scassi l’ordine mondiale”.
La posizione del “riformista” del Pd sul riarmo
Paolo Gentiloni sostiene da sempre con decisione il piano di “ReArm Europe” proposto da Ursula von der Leyen. Secondo l’ex premier e commissario europeo, è «un primo passo nella direzione giusta», anche se ammette che “va migliorato”. Gentiloni rimarca che si tratta di un piano da 150 miliardi di prestiti, non di 800 miliardi di spesa diretta, che serve un finanziamento comune a livello UE, superando le resistenze nazionali e sostenendo sistemi di difesa paneuropei e che ènecessario tenere fuori le spese militari dal Patto di stabilità, per consentire lo sviluppo di una difesa europea comune senza penalizzare i conti pubblici. Gentiloni si allinea con una visione europea della difesa, ben distinta dal mero incremento delle difese nazionali e respinge critiche come quelle della segretaria PD Elly Schlein, che considera i fondi per la difesa “dirottati” dalla coesione europea eccessivi. Una divaricazio nel Pd e col Pd, se si considera le posizioni del M5S.