
L'ultima drammatica corsa
È morto il maratoneta più anziano del mondo: aveva vinto età e acciacchi, travolto a 114 anni da un pirata della strada
Fauja Singh, il centenario indiano dal piede veloce ha varcato il traguardo finale: un uomo dalla tempra d'acciaio che ha fatto della resilienza una ragione di vita, fermato all'ultima tappa della sua esistenza da un pirata della strada. Ecco chi era
Dall’India arriva una notizia triste, ma con un che di assurdamente poetico (e un tantino bizzarro, ammettiamolo, come beffardo può essere il destino): se n’è andato il leggendario Fauja Singh, il maratoneta centenario indiano (il più anziano del mondo), scomparso nelle scorse ore all’età di 114 anni. Ma è sulla modalità dell’addio che viene da interrogarsi e riflettere. Sì, perché dopo aver schivato e beffato il tempo, l’artrite e probabilmente anche le lamentele dei giovani che non riuscivano a stargli dietro, il centenario è stato travolto da un’auto pirata nel suo villaggio natale nel Punjab.
L’incidente è avvenuto mentre il centenario stava passeggiando nel suo villaggio natale, Beas Pind, vicino a Jalandhar. «Sono in corso le ricerche e l’imputato verrà catturato presto», ha affermato Harvinder Singh, un alto ufficiale di polizia distrettuale. Intanto, il primo ministro indiano Narendra Modi ha definito Fauja Singh un «atleta eccezionale con una determinazione incredibile».
L’ultima corsa di Fauja Singh: un centenario dal piede veloce
Così, mentre Harmander Singh, allenatore di Fauja Singh presso Sikhs In The City, ha confermato la sua morte: «È con grande tristezza che possiamo confermare che la nostra icona di umanità e concentrato di positività, Fauja Singh, è scomparsa in India». Con tanto di annuncio che la sua vita di successi e traguardi sarà solennizzata in una serie di iniziative – «raddoppieremo gli sforzi per raccogliere fondi per costruire la Fauja Singh Clubhouse sul percorso di Ilford dove era solito allenarsi», ha detto l’allenatore – siti e testate ripercorrono le tappe della vita del singolare atleta.
L’uomo che ha vinto velocità e acciacchi dell’età travolto da un destino beffardo
Ora, capiamoci: la morte è sempre una cosa tragicamente seria. Ma c’è qualcosa di intrinsecamente comico nel fatto che un uomo che ha corso maratone a oltre cento anni, diventando un’icona di longevità e resistenza, finisca la sua corsa non per un cedimento muscolare o una crisi cardiaca, ma per un ignoto pirata della strada. Forse il conducente aveva fretta di arrivare a un appuntamento. O magari stava cercando di battere il record di velocità su strada. Peccato che non sapesse di incontrare sul suo percorso un uomo che aveva appena battuto il suo ultimo record: quello della longevità. Un record drammaticamente interrotto da uno schianto fatale…
Chi era Fauja Singh
Fauja Singh, doppia nazionalità indiana e britannica, era uno di quelli che ti fanno sentire un po’ in colpa sul divano. Ha iniziato a correre a 89 anni. Ottantanove! A quell’età, la maggior parte di noi sta già litigando con il telecomando o cercando gli occhiali che ha in testa. Lui invece, ha deciso che era il momento giusto per allacciarsi le scarpe e macinare chilometri. E non pochi: nove maratone complete tra il 2000 e il 2013, anno del suo ritiro (probabilmente perché aveva finito le categorie di età da dominare).
Tedoforo alle Olimpiadi di Londra dove avrebbe detto addio all’amato figlio minore
Perché oltre che tedoforo delle Olimpiadi di Londra del 2012, Singh ha raggiunto diversi traguardi nel corso della sua carriera di podista, tra cui quello di essere diventato il primo centenario a completare una maratona nel 2011 a Toronto. Prima di compiere 40 anni, Singh, un agricoltore, aveva vissuto entrambe le guerre mondiali e sperimentato il trauma della Partizione. «Da ragazzo non sapevo nemmeno che esistesse la parola “maratona”», aveva raccontato Singh alla Bbc. Raccontando anche: «Non sono mai andato a scuola, né ho praticato alcun tipo di sport. Ero un contadino e ho trascorso gran parte della mia vita nei campi», aveva aggiunto. Spiegando che aveva iniziato a correre proprio per affrontare il dolore.
Dai campi alla corsa passando per un vita di successi
Non solo. Dopo la morte della moglie Gian Kaur all’inizio degli anni ’90, si era trasferito a Londra per vivere con il figlio maggiore Sukhjinder. Eppure proprio in Inghilterra, durante un viaggio in India, assistette alla morte del figlio minore Kuldeep in un incidente che lo lasciò devastato. Sopraffatto dal dolore, Singh trascorreva ore seduto vicino al luogo in cui suo figlio era stato cremato. Gli abitanti del villaggio, preoccupati, consigliarono alla sua famiglia di riportarlo nel Regno Unito. Tornato a Ilford, a Londra, Singh incontrò un gruppo di uomini anziani che andavano a correre insieme. Incontrò anche Harmander Singh, che sarebbe poi diventato il suo allenatore. «Se non avessi incontrato Harmander Singh, non avrei iniziato a correre la maratona», avrebbe poi dichiarato solo nel giugno scorso.
Il maratoneta indiano, un centenario dalla tempra d’acciaio fermato da un pirata della strada
Insomma, il singolare centenario era talmente un personaggio che sceglierlo come tedoforo alle Olimpiadi di Londra del 2012 era il minimo che potesse accadergli Immaginate la scena: atleti giovani, muscolosi e tatuati, e poi lui, con la torcia, a dimostrare che la fiamma olimpica brucia più forte nell’anima che nei bicipiti. E allora, Fauja Singh non è morto. Ha semplicemente completato la sua ultima, inaspettata e letale maratona, tagliando il traguardo in un modo che nemmeno il più fantasioso sceneggiatore avrebbe potuto immaginare. Ci mancherà la sua incredibile energia e la sua capacità di farci sentire pigri anche solo pensando al suo nome.
Un addio che sa di inganno
C’è solo un’ultima domanda che ci tormenta: l’automobilista pirata avrà almeno notato che stava cercando di sorpassare una leggenda? O avrà pensato che fosse solo un vecchietto che si era perso sulla strada? In ogni caso, speriamo che, ovunque sia ora, Fauja stia correndo una maratona infinita, ma questa volta, su una pista ciclabile dedicata, lontano da qualsiasi veicolo a motore e immune a qualunque pericolo. Forse con una medaglia al collo a coronare una vita di successi ed esemplare.