Alla Camera lavoratori pagati 400 euro al mese. La maggioranza rimedia allo scandalo. Pd e M5S votano contro

23 Dic 2023 9:26 - di Sveva Ferri
lavoratori camera

Precari, sottopagati e con turni di lavoro penalizzanti. È la fotografia dei lavoratori addetti ai servizi esternalizzati della Camera dei Deputati, un esercito di 350 persone alle quali l’ufficio di presidenza ha deciso di offrire un futuro diverso: è stata approvata, infatti, una delibera che riporta in house i servizi che prima erano appaltati a cooperative e che offre ai lavoratori, se lo vorranno, la possibilità di essere assunti. Si tratta di una scelta che mette fine a quello che il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, ha definito “uno scandalo inaccettabile” e che, tra l’altro, consentirà risparmi notevoli all’amministrazione. La decisione è passata a maggioranza: Pd e M5S hanno votato contro, con il supporto della Cgil che pure si è detta contraria. Una circostanza rilevatrice della solita ipocrisia strumentale della sinistra, se si considera la battaglia che le forze in questioni hanno condotto per il salario minimo.

Alla Camera lavoratori delle coop pagati 400 euro al mese. Rampelli: “Uno scandalo inaccettabile”

Servizi come ristorazione, facchinaggio, pulizie saranno ora in capo a una società al 100% di proprietà della Camera, il cui scopo principale sarà quello di sanare la ferita sociale di lavoratori in servizio in Parlamento pagati 400 euro al mese. “Uno scandalo inaccettabile”, ha commentato Rampelli, in un’intervista a Libero firmata da Fausto Carioti, nella quale illustra la svolta le cui ricadute non sono solo di equità sociale, ma anche di risparmi per Montecitorio. “Secondo le analisi effettuate da studi specializzati – ha spiegato il vicepresidente della Camera – risparmieremo un milione e mezzo l’anno”. “Ma la Camera – ha avvertito – non deve guadagnare soldi, quindi ciò che realizzerà in più lo ridistribuirà tra i lavoratori”.

Con la società “in house” per Montecitorio risparmi da 1,5 milioni

Il sistema ora archiviato, ha ricordato ancora Rampelli, andava avanti “da decenni” senza che nessuno prima di questa maggioranza si fosse preoccupato di “affrontare le anomalie, la peggiore delle quali è stata la mortificazione dei lavoratori con il precariato e con stipendi incompatibili con la vita umana”. Ora, invece, i lavoratori potranno avere “stipendi equi” e si metterà fine allo “sfruttamento”. Per Rampelli, inoltre, quello di Montecitorio potrà essere “un modello”, perché “è giusto esternalizzare i servizi, ma non peggiorando la loro qualità e facendo risparmi di bilancio sulla pelle dei lavoratori”. “Si devono tagliare gli sprechi, non i salari più bassi”, ha avvertito l’esponente di FdI, dicendosi “stupito” dal comportamento dell’opposizione e in particolare dei Cinquestelle, che “prima hanno preteso di contrattualizzare gli assistenti parlamentari, i cosiddetti portaborse, alcuni dei quali sono ex parlamentari, intaccando per 4,5 milioni il bilancio della Camera, e adesso, sui lavoratori più fragili, si schierano contro”.

Ma Pd, M5S e Cgil dicono no. Trancassini: “Sarà una prova di campo largo…”

“Molto sorpreso dall’atteggiamento contrario all’avvio della società in house” si è detto anche il deputato di FdI, Paolo Trancassini, questore anziano della Camera. Forse, ha ironizzato Trancassini, “questa inedita convergenza dell’opposizione a tutela delle coop rappresenta una prova generale di campo largo“.

 

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