Sesso con la moglie del detenuto e mazzette: nel carcere di Trapani la droga entrava pure coi droni

13 Apr 2023 14:53 - di Luisa Perri
Trapani, carcere

Denaro, droga e prestazioni sessuali da parte della convivente di un detenuto: è per questo che un pugno di agenti della polizia penitenziaria si sarebbero fatti corrompere da coloro che avrebbero dovuto sorvegliare nel carcere “Pietro Cerulli” di Trapani. Sono quattro gli indagati nell’operazione Alcatraz, coordinata dalla procura della Repubblica della citta’ siciliana.

In totale, sono 24 le misure cautelari (17 in carcere, 5 agli arresti domiciliari e 2 obblighi di dimora) tra Trapani, Palermo, Benevento, Bari, Porto Empedocle, Mazara del Vallo e Avola.  Le indagini, partite dalle denunce di alcuni detenuti transitati dal carcere di Trapani, hanno portato alla luce una serie di episodi corruttivi che sarebbero avvenuti dall’ottobre 2019 ad oggi. Protagonisti alcuni agenti della polizia penitenziaria che, dietro il pagamento denaro o favori sessuali da parte della convivente di un detenuto, avrebbero introdotto nel carcere droga, cellulari, ma anche sigarette profumi e armi improprie.

Nel carcere di Trapani entravano cellulari, droga tramite droni, palloni e altro

Oltre cinquanta i telefonini sequestrati nel corso dell’indagine, alla quale ha partecipato anche il Nucleo investigativo della polizia penitenziaria, ma ai detenuti arrivavano anche sigarette, profumi, armi improprie e droga. Diverse le modalità di consegna del materiale, che avveniva grazie agli agenti infedeli o attraverso gli espedienti più disparati: dentro le scarpe o nelle cavità corporee o anche attraverso un pallone da calcio che veniva lanciato dentro l’istituto dopo essere stato riempito di cellulari. In alcuni casi gli indagati usavano anche dei droni messi a disposizione per un vero e proprio servizio delivery. Alcuni agenti infedeli, inoltre, avrebbero utilizzato certificazioni mediche attestanti falsi stati di malattia per potere svolgere lavori extra, come ad esempio il servizio di sicurezza in alcuni locali notturni, o altre attività personali durante l’orario di lavoro. Gli indagati nell’inchiesta della Procura di Trapani, denominata Alcatraz, sono complessivamente 30: quattro sono agenti di polizia penitenziaria, tutti non più in servizio. Uno degli ex agenti, inoltre, è indagato per non avere denunciato il pestaggio di un detenuto da parte di alcuni colleghi.

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