Primavalle, Rampelli: “Mai più odio. A noi sopravvissuti il compito di conquistare la verità storica” (video)

20 Apr 2023 12:25 - di Alessandra Parisi

A cinquant’anni dal rogo di Primavalle nel quale Virgilio e Stefano Mattei, rimasti bruciati vivi, la Camera ricorda una delle pagine più drammatiche della storia repubblicana. Frutto di un odio accecato che non risparmiò un bimbo di 9 anni, colpevole di essere il figlio minore dell’allora segretario della sezione missina del quartiere popolare alla periferia di Roma.

Primavalle, Rampelli: fu una notte d’inferno

Fabio Rampelli prende la parola ricordando i dettagli di quella notte “che tolgono il fiato”. Concludendo l’intervento con un appello trasversale a conquistare la verità storica di quella stagione di sangue. “Un’organizzazione di estrema sinistra, Potere operaio, fece esplodere alle 3.20 del mattino una tanica di benzina sulla porta dell’abitazione di Mario Mattei. Ex netturbino segretario della sezione Msi ‘Giarabub’.  Fu un inferno di fuoco”.

Presente in tribuna la famiglia Mattei

“Mario e sua moglie Anna riuscirono a portare in salvo quattro dei sei figli. Il letto di Stefano però fu avvinghiato subito dalle fiamme. Virgilio non volle lasciarlo solo. E quando si affacciarono dal balcone era tardi per provare a salvarsi”, racconta il vicepresidente della Camera. In tribuna la famiglia Mattei con la quale Rampelli si scusa perché l’Italia non è riuscita a darle giustizia. Per quella strage nessuno scontò un solo giorno di carcere. Complica lentezza della magistratura, le piste artefatte. E certa propaganda vigliacca anche di importanti circuiti editoriali.

I colpevoli riuscirono a farla franca

I colpevoli, Achille Lollo, Manlio Grillo e Marino Clavo, riuscirono a farla franca, aiutati a fuggire all’estero da una catena di mal riposta solidarietà. Nel corso del processo la mobilitazione dell’estrema sinistra per intimorire i giudici finì in tragedia. Un colpo di pistola sparato contro la sede del Msi di Via Ottaviano uccise lo studente Mikis Mantakas. I tre assassini furono assolti e anche Achille Lollo poté fuggire all’estero”.

Violenza politica e morale, mai più

E poi una lunga scia di sangue. Il deputato di Fratelli d’Italia rievoca a guerra civile strisciante degli anni ’70. Violenza politica e violenza morale. Che lasciò sul selciato ragazzi di destra e di sinistra. Gli anni bui di ‘uccidere un fascista non è reato” e di “camerata basco nero il tup posto è al cimitero”. Per i ragazzi di destra fu un assedio.

“Ti accollavano le stragi più infami”

“Ti accollavano le stragi più infami, ti ritenevano colpevole delle rappresaglie naziste e dell’orrore dei campi di concentramento, ti accomunavano alle dittature militari… Eri marchiato a fuoco e avevi meno diritti di tutti”. Poi la visita di Sandro Pertini a Paolo Di Nella, militante del Fronte della Gioventù colpito a morte. “Un gesto indelebile ne riconobbe la dignità politica. Non ci furono vendette barbare, la mattanza finì”.

“A noi sopravvissuti il compito di conquistare la verità”

Se non c’è stata giustizia, se lo Sato di quegli anni non l’ha voluta, oggi a mezzo secolo di distanza dalla strage di Primavalle,  “a noi sopravvissuti – dice Rampelli – spetta il compito almeno di disvelare la verità. Chi ha armato ragazzi tra i 16 e i 20 anni con P38, mitragliette, bombe a mano, tritolo? Chi? Se vogliamo ricordare tutte le giovani vite stroncate da quell’odio, dobbiamo rispondere a questa domanda, è la nostra missione”.

Costruiamo il confronto nella lealtà

“E dovremo condurre il confronto nella lealtà”, è l’invito fatto all’Aula da Rampelli. “Senza discriminazioni né linciaggi. Riscoprire il gusto dell’amicizia nella differenza. Come facevano gli studenti di Lettere e Giurisprudenza quando giocavano a calcio nel piazzale della Minerva o si contaminavano con Gentile e Marcuse. Come nell’abbraccio tra il fratello di Virgilio e Stefano Mattei e la mamma di Valerio Verbano”.

Mai più odio, costruiamo una memoria condivisa

“La giustizia è stata negata, lasciando alle famiglie vittime del terrore una scia di dolore incontenibile”, conclude Rampelli. Che ricorda la disperazione del papà di Francesco Ciavatta, vittima della strage di Acca Larenzia. “Tentò per tre volte il suicidio finché non riuscì nell’intento. Bevendo una bottiglia di acido muriatico. Per soffrire come il figlio ventenne quando, finito in terra, nell’agonia disse: “mi brucia tutto dentro”. Rampelli invita la politica a uscire dalla commemorazione fino a se stessa. “Parlamentari della Repubblica italiana, eredi degli anni di piombo, costruiamo la memoria condivisa. Conquistiamo la verità storica di quella stagione di sangue e onoriamo così il ricordo di chi non c’è più”.

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