La Francia ribolle contro l’atto di forza di Macron: centinaia di arresti, il governo si blinda

17 Mar 2023 13:04 - di Redazione

Dopo gli ultimi sviluppi politici sulla riforma delle pensioni in Francia e le immediate contestazioni in tutto il Paese contro l’adozione del disegno di legge di riforma delle pensioni attraverso il ricorso all’articolo 49.3 della Costituzione, in un messaggio indirizzato tra gli altri al prefetto di Parigi e ai direttori della polizia e della gendarmeria nazionale, il ministro dell’Interno francese, Geral Darmanin ha chiesto l’adozione nei prossimi giorni di misure di protezione rafforzate per i funzionari eletti: “nell’ambito della mobilitazione contro la riforma delle pensioni, i funzionari eletti, e tra loro i parlamentari, sono talvolta oggetto di minacce, offese o atti dolosi quali danni a beni o proprietà“, si legge nella lettera citata da France Télevisions.

La tensione è tornata a salire ieri sera in tutto il paese dopo che il governo ha deciso di porre la fiducia sulla contestata riforma.

Diverse migliaia di persone si sono riunite in piazza in molte città, a partire da Parigi dove alle 19 – a poche ore dall’annuncio proveniente dall’Assemblea nazionale – già seimila persone si erano raccolte su Place de la Concorde, secondo quanto appreso da Bfmtv da fonti della polizia.

La manifestazione si è dispersa in serata dopo molti disordini e almeno 217 arresti.

Incidenti sono scoppiati a Rennes con 8 arresti ed altrettanti fermi disposti dalle autorità. Disordini anche a Nantes e Marsiglia, in una serata in cui si sono succedute le manifestazioni spontanee in tutto il paese, con centinaia di persone in piazza a Amiens, Lille, Grenoble, Dijon, Le Mans, Strasbourg, Mulhouse, Toulouse, Bordeaux e Besançon.

Il bilancio degli incidenti di Parigi lo ha fatto, poi, il ministro dell’Interno Gérald Darmanin: “Ieri ci sono stati 258 arresti a Parigi”.

“C’è stata una pressione estremamente forte contro i luoghi di potere in numerose città di provincia”, ha affermato. “In totale, 310 persone sono state arrestate in tutta la Francia”.

Abbiamo la vocazione di continuare a governare questo paese – afferma il portavoce dell’esecutivo francese, Olivier Véran. – L’Assemblea è sovrana nel darci la fiducia o nel ritirarla”.

Véran minimizza e definisce la riforma delle pensioni un semplice “momento di tensione” e ha poi ricordato che sono già state affrontate altre mozioni di censura “e ogni volta è stata rinnovata la fiducia al governo”.

Faccio difficoltà a capire l’ossessione di Emmanuel Macron. Sembra che provi un piacere malsano a lasciare il paese nel caos”, dice a Franceinfo il presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella, che parla “di un clima da fine regno dove il governo, le persone che sono al potere dirigono, governano contro il popolo francese”.

Jean-Luc Mélenchon ha annunciato oggi che
non presenterà una propria mozione di sfiducia dopo il ricorso all’articolo 49.3 da parte del governo di Parigi sulla riforma delle pensioni.

“Abbiamo deciso – ha dichiarato il leader di La France Insoumise su France Inter – di dare tutte le possibilità di riuscita alla mozione, e quindi di ritirare la nostra a vantaggio di quella del gruppo Liot”, Libertés, indépendants, Outre-mer et Territoires, la stessa che verrà sostenuta anche dai deputati del Rassemblement National.

“Siete in democrazia, c’è il voto, può succedere di tutto”, ha detto all’emittente Lci il ministro francese dei Conti pubblici, Gabriel Attal, interpellato sulle mozioni di censura presentate dall’opposizione contro il ricorso all’articolo 49.3 da parte del governo per adottare la riforma delle pensioni.

Se questa mozione viene adottata, significa che il governo è caduto, ma per cosa? Qual è l’alternativa? – si è chiesto il ministro. – Qual è il prossimo progetto o il governo alternativo?”.

Il ministro ha poi sottolineato che l’intenzione dell’esecutivo non era quella di ricorrere al 49.3 ma “volevamo andare al voto” dell’Assemblea nazionale, tuttavia “il primo ministro ha deciso che la posta in gioco giustifica il suo coinvolgimento nella responsabilità del governo”.

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