Corriere della droga fatto a pezzi a La Spezia per recuperare gli ovuli di cocaina: 4 pusher stranieri in manette

10 Feb 2023 14:39 - di Luisa Perri
corriere della droga, La Spezia

Come nei peggiori film horror, hanno fatto a pezzi un corriere della droga per recuperare gli ovuli di cocaina che aveva ingerito: 4 immigrati di origine latinoamericana sono finiti in manette a La Spezia. Altri due sono latitanti.

Una vicenda venuta alla luce quasi un anno fa: il 17 febbraio dello scorso anno, un escursionista che passeggiava con i suoi cani a Carpena di Marinasco ritrovò le ossa del bacino e altri resti che sembravano umani.

Già durante un primo sopralluogo, eseguito alla presenza del magistrato di turno, il sostituto procuratore Maria Pia Simonetti e il medico legale Susanna Gamba, fu accertato che si trattava di resti umani che appartenevano a una persona anziana.

Corriere della droga: il corpo abbandonato nel bosco

Nel corso dei sopralluoghi, i carabinieri avevano scoperto altri resti umani appertenenti alla stessa persona e tre ovuli contenenti cocaina. Da qui l’ipotesi che i resti umani ritrovati fossero di un “corriere ovulatore”, successivamente confermata dai risultati dell’autopsia: la salma del corriere della droga mostrava chiari segni di intossicazione da droga, molto probabilmente causati dalla tottura di un ovulo.

Il corpo – stando a quanto emerso – presentava anche tracce di un’operazione chirurgica artigianale, evidentemente effettuata post-mortem da ignoti con l’obiettivo di recuperare la droga.

L’attività tecnica, unitamente ai tradizionali servizi di appostamento e pedinamento, ha permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza, oltre che sul conto del 37enne anche nei confronti di altri due sudamericani (un ventisettenne ed un ventinovenne) assieme ai quali, nel mese di dicembre 2021, l’uomo aveva organizzato l’importazione sul territorio nazionale di una partita di cocaina in ovuli del peso di oltre un chilo. Il “corriere” sarebbe effettivamente deceduto all’interno di un affittacamere ed il relativo carico di stupefacente recuperato previa resezione del cadavere, poi abbandonato nella zona boschiva situata sulle prime alture della città dove è rimasto esposto alle intemperie e degli animali selvatici.

Le operazioni di intercettazione sul conto del complice trentenne hanno altresì permesso di accertare che lo stesso, che svolge un’attività lavorativa lecita – effettuando la consegna di pacchi per conto di una nota società di trasporti – oltre ad essere coinvolto nel traffico internazionale di stupefacenti gestiva anche un’intensa attività di spaccio di cocaina “al minuto”, sostanzialmente a domicilio, utilizzando per la consegna delle dosi di droga furgoni della ditta presso la quale era impiegato.

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