Draghi al Quirinale, dimissioni accettate. L’ultimo messaggio: “Anche io ho un cuore” (video)

21 Lug 2022 9:32 - di Alessandra Danieli

Puntuale come da calendario Mario Draghi affronta l’ultima scena di un canovaccio scritto ieri. Quando sono da poco passate le 9 il premier dimissionario prende la parola alla Camera per annunciare le sue dimissioni irrevocabili. Tirato, commosso e sorridente. Dopo un lungo applauso le comunicazioni ampiamente previste. “Prima di tutto grazie. Grazie per il lavoro svolto. Certe volte anche il cuore dei banchieri centrali viene usato”, dice con amara ironia. Il ministro D’Incà, grillino atipico, si alza in piedi. Altri lo seguono.

Comunicazione lampo di Draghi: mi dimetto

“Alla luce del voto di ieri chiedo di sospendere la seduta per comunicare le mie determinazioni al capo dello Stato”. Draghi dunque si avvia al Quirinale per ufficializzare il suo addio definitivo, dopo la fiducia striminzita di ieri al Senato. Ora la decisione sull’esito della crisi, a tratti rocambolesca, passa nelle mani del presidente Mattarella. Che subito dopo ha ricevuto il premier. Un colloquio di circa mezz’ora, al termine del quale il capo dello Stato ha preso atto delle dimissioni.

Mattarella prende atto delle dimissioni

“Il governo rimane in carica per il disbrigo degli affari correnti”. È la conclusione del comunicato, letto dal segretario generale del Quirinale, Ugo Zampetti. Che potrebbe ritenere superflue le consultazioni e convocare i presidenti di Camera e Senato per sciogliere le Camere. Dopo l’intervento lampo di Draghi a Montecitorio si apre la lunga giornata della verità. Partono nuovi vertici e incontri dei partiti che ormai sono in campagna elettorale. Possibile data del voto anticipato domenica 2 ottobre.

Annullati i consigli dei ministri

A Palazzo Chigi è tutto fermo. Come previsto il Consiglio dei ministri non si terrà. Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha già presentato le dimissioni in Consiglio dei ministri la scorsa settimana – precisano dal ministero dei Rapporto con il Parlamento – ragion per cui non ci sarà un nuovo passaggio poiché formalmente ha già comunicato le sue decisioni ai ministri.

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