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Meloni a Padova: “Da città del Santo a capitale dello spaccio. Da padovana sarei arrabbiata”

«Fossi padovana sarei arrabbiata». Comincia con queste parole l’intervento di Giorgia Meloni a Padova, salita sul palco di fronte una folla che ha sfidato la pioggia per ascoltare il suo comizio alla fine del primo turno di questa campagna elettorale per le amministrative. Sul palco, insieme a lei, anche il senatore Adolfo Urso, la coordinatrice provinciale di Fratelli d’Italia Elisabetta Gardini, il coordinatore  regionale Luca De Carlo e il consigliere, Enoch Soranzo.

La Meloni a Padova tra grinta e voglia di riscatto per la città

Di fronte al palco, una platea che ha accolto la Meloni in Piazza delle Erbe, e a cui la leader di Fdi ha parlato con la grinta e la coerenza che hanno contraddistinto tutti i comizi tenuti fin qui nelle città del Paese, prossime all’appuntamento con le urne. Padova compresa allora, dove la presidente di Fratelli d’Italia è arrivata per sostenere il candidato sindaco Francesco Peghin alla guida di quella che, ha dovuto amaramente riconoscere la meloni, era «la città che ha dato i natali a uno dei Santi più amati del mondo. La città che vanta il salone pensile più grande del mondo. Il mercato coperto più antico d’Europa, la seconda Università più antica del vecchio continente. E oggi è famosa per lo spaccio di droga

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Meloni a Padova: la città del Santo ridotta a capitale dello spaccio

«Come è stato possibile?», si è chiesta la Meloni, rivolgendo lo stesso interrogativo alla gente ai piedi del palco, abbandonare al degrado, alla criminalità, al dilagare dell’immigrazione clandestina, tante zone di una città bellissima. E ancora. Come è stato possibile «che non ci fosse un’amministrazione capace di comprendere che l’identità nel nostro tempo, la storia e il valore sono le prime cose su cui investire. Perché nell’era della globalizzazione – ha proseguito la presidente di Fdi – noi non possiamo competere sulla quantità e sull’indistinto. Ma possiamo puntare su qualcosa per cui nessun altro può confrontarsi con noi: il marchio. L’identità. Valori che nessuno ci può copiare».

Il centrodestra compatto su Francesco Peghin

Punti forza dai quali ripartire e su cui fare leva con «entusiasmo. Attenzione. Speranza e un po’ di sana volontà», sottolinea la Meloni nel corso del suo intervento a Padova parlando delle stringenti necessità della città del Santo che si prepara ad affrontare la sfida elettorale, che di fatto è a due: per il centrosinistra ci riprova il sindaco uscente Sergio Giordani. Mentre il centrodestra è compatto su Francesco Peghin. Un confronto che rimanda a una sfida ancora più grande. Quella che evoca dalla platea un elettore presente in piazza che invita a viva voce ad archiviare l’esperienza del governo in carica.

La Meloni a Padova: i passaggi del comizio su Draghi e M5S

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«Draghi mandatelo a casa», urla qualcuno dal pubblico. E Giorgia Meloni cogliendo l’assist, risponde: «A me lo dici? Non dirlo a me, io sono d’accordo con te. Io non ho mai votato la fiducia a Draghi. Se anche il premier fosse stato capace, abbiamo il parlamento in mano alla sinistra e ai Cinque Stelle, che poi decidono loro. E ti ritrovi con la riforma del catasto, per espropriare i balneari, pezzi di Italia che se ne vanno. Ti ritrovi con le multinazionali straniere». A combattere, insomma, quella la Meloni definisce «la battaglia di questo tempo: che è tra chi difende l’identità, e chi vuole distruggerla».

Un’altra stoccata alla Goldman Sachs…

Ossia, ti ritrovi – per citare gli esempi menzionati dalla Meloni a Padova – a dover replicare alla Goldman Sachs che, si è scomodata per dire che se va al governo la Meloni è un problema. Perché sanno che io – aggiunge la leader di Fdi – l’Italia non la svendo»… E ancora. Ti ritrovi a discutere sul «reddito di cittadinanza – prosegue la Meloni – che non è la soluzione. Uno Stato giusto non può mettere sullo stesso piano chi può lavorare e chi no. Va garantita la dignità del lavoro. I ragazzi di venti anni devono partecipare alla crescita della loro comunità. Perché la ricchezza non la costruisci con un decreto. La ricchezza la fanno i lavoratori e le aziende». Ribadisce la Meloni, applaudita calorosamente dalla platea padovana.

Ecco da dove ripartire

Ricchezze che, a fronte di progettualità, sviluppo e investimenti, possono fare da volano alla ripresa del Paese. Punti cardine che, una volta rispolverate competenza e competitività, possono contribuire a rilanciare la meritocrazia in Italia. Un concetto che, la Meloni in piazza a Padova, definisce «un’altra grande infrastruttura persa». Ma questa è un’altra storia…

Sotto il video della diretta dalla pagina Facebook di Giorgia Meloni

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