Putin ci fa o ci è? Per gli 007 Usa non se ne esce: o bluffa o è vittima del Long Covid. Ecco perché

1 Mar 2022 20:08 - di Giulia Melodia
Putin

Vladimir Putin ci fa o ci è? È un abile stratega. Un pazzo. O solo una persona malata? Ruota attorno a queste inquietanti possibilità il dilemma su cui si sono concentrati gli sforzi degli 007 americani che, analizzando mente e comportamento del presidente russo, sono arrivati a formulare l’ipotesi che possa aver perso il contatto con la realtà. Individuando due possibili cause: effetti collaterali da Long Covid. O, in alternativa, il frutto calcolato di una incredibile messa in scena. Un’abile strategia, insomma, nota come “teoria del pazzo” e attribuita, originariamente, al presidente americano Nixon.

Putin, 007 Usa al lavoro sull’identikit psicologico e politico del presidente russo

Tanto che, come riporta tra gli altri Il Mattino in un dotto approfondimento sull’argomento, «proprio su questa ipotesi stanno ragionando le principali agenzie di intelligence degli Stati Uniti dal momento Vladimir Putin ha scelto la linea dura anche oltre ogni ragionevolezza». Malato o pazzo? C’è chi sostiene che Vladimir Putin abbia perso il contatto con la realtà e le cause più probabili sarebbero due: effetti collaterali da Long Covid o incredibile messa in scena. Allora, con un breve viaggio a ritroso nelle ultime settimane – e nelle recenti dichiarazioni bellicose rilasciate dall’ex tenente colonnello del Kgb – gli 007 Usa sono tornati alle parole. Alle invettive. Alle minacce e alle accuse che zar Putin ha inanellato prima di aprire le ostilità e invadere l’Ucraina.

Minacce, moniti e accuse: la “teoria del pazzo” e lo spettro del Long Covid

Dunque: prima gli avvertimenti reiterati all’Occidente, definito  «una fabbrica di menzogne» e «un impero delle bugie». Poi l’allerta sulla minaccia nucleare, contestuale alle invettive contro l’Ucraina, bollato come «un Paese da denazificare». Passando per la tirata d’orecchie neanche tanto virtuale, immortalato in immagini che hanno fatto il giro del mondo (non solo social) a Sergey Naryshkin, direttore dell’intelligence estera di Mosca, redarguito sardonicamente come uno scolaretto per aver sostenuto la strada del dialogo. Fino a stigmatizzare, tra annunci, smentite e ultimatum sui negoziati di pace, un’immagine di sé per cui oggi, Nato, Stati Uniti e Europa, cominciano a sospettare che Vladimir Putin possa aver perso la lucidità e la fermezza che lo hanno fin qui contraddistinto.

L’ipotesi della lucidità annebbiata dopo il lungo isolamento dovuto al terrore della pandemia

Insomma, in questi giorni di guerra. Di trincea e di sanzioni, statisti e istituzioni, politologi e psicologi, e ora anche gli 007 americani, si arrovellano sulla personalità di Putin e sui perché delle sue prove di forza. Sulla sfida a Ue e Nato e all’ordine mondiale rilanciata con l’avanzare di flotte per mare e carri armati via terra. Concentrandosi addirittura sul linguaggio. Sulle parole – da Urss a Lenin, con la ripetizione insistita di termini come potere e autorità – con cui il presidente russo sta affrontando la situazione negli ultimi giorni. E così, c’è chi individua nelle ultime, apocalittiche scelte di Putin, una origine nella pandemia. Rilanciando a sostegno di questa teoria il lungo isolamento dopo la positività di alcuni stretti collaboratori, per timore di essere contagiato, a cui Putin stesso si sarebbe sottoposto per sfuggire al virus.

Putin vittima del Covid…

Una autoreclusione che avrebbe condizionato il suo senso della realtà. E allora, ad esempio la giornalista scientifica Laurie Garrett (vincitrice del Pulitzer), citata dal Il Messaggero, sostiene che: «Vladimir Putin è chiaramente affetto da un delirio d’onnipotenza. È incapace di ragionare e di soppesare i rischi di ogni azione». E che questi comportamenti “eccessivi” potrebbero essere gli effetti del Long Covid». Un quadro ipotetico in cui si inserisce l’intelligence Usa – sempre molto attenta all’autorevole parere della Garrett – prende in considerazione l’analisi dell’esperta, propendendo in parte per un nefasto impatto del Covid sul presidente russo. Considerato in questa fase più che uno stratega sopraffino, dunque, una vittima del virus. Del Covid, appunto, che potrebbe averne debilitato salute fisica e mentale. Fino al punto si stravolgerne lucidità e funzioni cognitive. Una teoria che troverebbe conferma nelle ultime, avventate decisioni, che Putin ha preso e annunciato. Non a caso, riferisce Il Messaggero sul tema, «dalla Russia, molti hanno riferito che negli ultimi mesi Vladimir Putin è apparso «spento e sfasato» nei comportamenti e nelle dichiarazioni».

… O artefice di un bluff mirato a disorientare l’Occidente?

Tutto è possibile. Proprio per questo gli 007 americano non si sentono di escludere un’altra ipotesi: di segno diametralmente opposto. Ossia che il comportamento irriconoscibile e a tratti indecifrabile di Vladimir Putin possa essere un bluff, mirato a disorientare e confondere l’Occidente. Si tratterebbe, appunto, della cosiddetta “teoria del pazzo” citata in apertura. Una precisa strategia di politica estera che consiste nell’intimorire e sconcertare gli avversari sostenendo di essere pronto all’attacco folle e indiscriminato.

Quel che è certo che sottovalutarlo è pericoloso

«Se questo è ciò che sta facendo Putin, allora è spaventosamente bravo a farlo», ha commentato a riguardo Michael A. Horowitz, analista della sicurezza presso il Beck Institute. E il dubbio resta. Così come una certezza che lo sovrasta (e forse lo sottintende): che siano decise a tavolino o incontrollabile frutto di un disturbo, le mosse di Vladimir Putin hanno già confuso e turbato l’Occidente. A partire da chi, in un primo momento, ha ritenuto le dichiarazioni e le iniziative geo-politiche di Putin un bluff. E la minaccia di invadere l’Ucraina una ingannevole spacconata. Una convinzione rivelatasi tragicamente sbagliata…

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