Dalla fedi al permesso di soggiorno, organizzava finte nozze tra migranti e italiani: marocchino in manette

19 Mar 2022 13:31 - di Martino Della Costa
finte nozze migranti

Ribattezzata “Operazione Stranamore“, l’indagine della Squadra mobile di Messina, con il coordinamento della locale Direzione distrettuale antimafia, ha portato all’arresto di cinque persone accusate, a diverso titolo, di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’ingresso clandestino in Italia. Ovvero della permanenza, parimenti illegale, di cittadini extracomunitari irregolari sul territorio nazionale. Il gruppo, capeggiato da un cittadino marocchino residente a Messina e di cui facevano parte due donne italiane alle quali era demandato anche il compito di individuare le finte spose, si occupava di curare ogni dettaglio delle nozze: far incontrare i futuri sposi, a volte gli stessi componenti del gruppo, seguire la trafila amministrativa per la cerimonia presso i vari consolati, reclutare i falsi testimoni e reperire gli alloggi per simulare la coabitazione in vista dei controlli successivi.

Messina, smantellata una banda che organizzava finte nozze tra migranti e italiani

Insomma, organizzavano tutto meglio di un wedding planner. Anzi, di più. Perché oltre alla celebrazione di finti matrimoni tra donne italiane e uomini extracomunitari, e viceversa, i componenti di una banda appena smantellata – finiti in manette in cinque – seguivano i migranti interessati a ufficializzare la loro posizione nel Belpaese dalle nozze al successivo, immancabile divorzio. Che arrivava puntualmente una volta ottenuto il permesso di soggiorno. Non saltavano un passaggio. Non trascuravano il minimo dettaglio: i componenti della banda, dall’acquisto delle fedi alle pratiche del divorzio, non demandavano nulla al caso nell’allestimento dei finti matrimoni dei migranti e sulla successiva – falsa anche quella – convivenza coniugale…

Finte nozze per migranti, la truffa mirava a far ottenere il permesso di soggiorno

Così, acquistavano le fedi (15\20 euro di valore). Anticipavano le spese per l’acconciatura e l’abito, trucco e parrucco. Seguivano, se necessario, le pratiche per il divorzio da matrimoni (fittizi) precedenti per riacquistare lo stato libero. E impartivano le istruzioni del caso sul comportamento da tenere in occasione dei controlli di polizia volti alla verifica della effettiva coabitazione. Non solo: nell’ipotesi che gli uffici preposti rigettassero la richiesta di soggiorno, la banda si premurava di seguire tutta la procedura per il ricorso.

La banda seguiva anche i ricorsi di respingimento della domanda di permesso di soggiorno

Il mancato accoglimento dell’istanza d’altro canto smascherava il bluff, in quanto poteva derivare, in alcune occasioni, dalla inattendibilità delle riposte che lo sposo forniva durante l’istruttoria. «Emblematico il caso – citano gli investigatori entrando nel dettaglio dell’inchiesta – in cui un uomo non solo non ricordava la data del matrimonio». Ma palesava chiaramente di non conoscere «le più elementari abitudini di vita coniugale quotidiana». Ciliegina sulla torta (nuziale) della truffa matrimoniale.

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