Conte va al Quirinale e poi se la prende con Letta: “Pretendo dignità, il Pd impari a rispettarci”

giovedì 31 Marzo 20:28 - di Chiara Volpi
Conte

Conte, inseguito dalle polemiche tira dritto e va al Quirinale al grido di: «Se pensano di silenziarci, si sbagliano di grosso. Non ci silenzieranno mai». E ce ne siamo accorti… Giuseppi, in versione annuncio Dpcm, da giorni non fa che parlare. Sentenziare. Commentare, criticare e dettare le istruzioni per l’uso. Ancora oggi, subito dopo una diretta su Instagram, il leader del M5S fresco di conferma digitale, è salito al Colle per un colloquio con Sergio Mattarella. L’incontro, hanno poi precisato fonti interne, sarebbe stato deciso già ieri per via telefonica. Un colloquio informativo come quelli che avvengono di solito tra il Presidente della Repubblica e i leader dei partiti politici, lo descrivono fonti del Quirinale. Svoltosi, assicurano le stesse fonti, in un clima disteso e costruttivo.

Conte in sovraesposizione: dalla diretta Instagram al colloquio al Quirinale

E così, come se la crisi scatenata dalla pandemia non risalisse anche al suo premierato. Come se le aziende e le famiglie che hanno stanno pagando lo scotto di lockdown e chiusure fossero una realtà di recentissima acquisizione, Conte sale al Quirinale e, come lui stesso tiene a precisare, snocciola al Presidente Mattarella «le esigenze del Paese, per come vengono riferite dai cittadini. Dagli imprenditori. Dai lavoratori e dalle associazioni professionali e di categoria. Una situazione di grande sofferenza, di grande difficoltà. Il Paese sta soffrendo – sottolinea Conte nel suo colloquio quirinalesco –. E noi che abbiamo una responsabilità politica dobbiamo subito costruire un sistema di interventi, da non rinviare» ha detto l’ex premier rientrando nella sede del Movimento dopo l’incontro al Quirinale con il Capo dello Stato.

Conte deve rendere conto a tutti…

Non solo crisi di casa nostra. «Con Mattarella – fa sapere Conte – abbiamo ragionato molto di politica internazionale. Abbiamo condiviso le preoccupazioni rispetto a un conflitto che sta continuando. E su come l’Italia possa dare un contributo per una soluzione pacifica di questo conflitto». Una perifrasi diplomatica per non soffermarsi troppo e troppo da vicino sulla figura fatta in merito alla spese militari. E sulle reazioni infuocate di Draghi. Dell’alleato Letta. Dei ministri del governo, alla posizione assunta dal leader del M5s, che gli è costata la delegittimazione incassata con il passo indietro successivo. E la furia di maggioranza. Opposizione. Generali e generalissimi, sconcertati dallo strappo.

Spese militari, lo strappo e la pezza che è peggio del buco

E pure dalla pezza: che in base alla richiesta di Giuseppe punterebbe a dilazionare l’impegno preso con la Nato da qui al 2030. Contrariamente a quanto affermato dal ministro della Difesa Guerini, secondo cui l’accordo va rispettato entro il 2028. Ma l’avvocato tira dritto: fino al Quirinale. E di polemiche e ragioni non vuole sentir parlare. «Il M5S è il partito di maggioranza relativo e pone questioni politiche – replica Conte a chi gliene chiede contezza –. Continueremo a dimostrare grande disponibilità e responsabilità, ma non verso il governo. Verso il Paese. Continuando a sostenerlo. Non rinunciamo ad affermare le nostre posizioni, le nostre preoccupazioni». E ancora. «Nessuno si permetta di parlare di bandierine. Nessuno si permetta di parlare di polemiche strumentali».

Conte alza la voce con Letta: «Pretendo rispetto e dignità»

E quando si parla di polemiche, il pensiero vola dritto all’ami-nemico Enrico Letta, che negli ultimi giorni lo ha attaccato su più fronti, senza esclusione di colpi. Tra i due alleati di facciata mi nervi sono tesi, e ogni occasione è buona a far volare gli stracci. Tira tira, la corda si è spezzata. E quest’ultimo scontro sulle spese militari ha influito non poco a infierire sull’asse dem-grillino. Ma non è il solo motivo di attrito giallorosso. «L’alleanza con il Pd va avanti da tempo», commenta non a caso Conte. «È chiaro, però – aggiunge a stretto giro – che pretendo rispetto e pari dignità. Non posso accettare accuse di irresponsabilità, non funziona così: non siamo la succursale di un’altra forza politica. Non siamo succedanei di qualcuno. Io pretendo rispetto e dignità». E insomma: «Noi rispettiamo gli altri e pretendiamo di essere rispettati. Si parte dal principio della pari dignità. Se si parte dal riconoscimento della rispettiva autonomia, noi possiamo sicuramente rendere molto proficuo il nostro dialogo», dice ai cronisti il leader M5S. Parlando a nuora, perché suocera intenda…

 

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