Buonamici: ucraini e russi fratelli? A Kiev ricordano ancora lo sterminio dei contadini voluto da Stalin…

venerdì 4 Marzo 17:56 - di Riccardo Angelini
sterminio Stalin

La giornalista Cesara Buonamici, ospite di Barbara Palombelli a Stasera Italia, ha commentato l’idea di Vladimir Putin secondo cui il popolo russo e quello ucraino sono la stessa cosa. Popoli fratelli che devono condividere lo stesso spazio, ovviamente sotto il giogo di Mosca.

Gli ucraini ricordano lo sterminio per fame imposto da Stalin

La Buonamici ha ricordato che sono stati i popoli dell’ex cortina di ferro a volersi spostare a Ovest, a voler guardare all’Occidente.  “Nessuno li ha costretti – ha detto – e ci sarà un motivo se quei popoli hanno fatto quella scelta”. Magari, ha aggiunto, gli ucraini ricordano ancora lo sterminio per fame che fu colpa di Stalin.

L’episodio che ha citato Cesara Buonamici, e che in effetti contraddice la teoria dei russi e ucraini “popoli fratelli”, viene non a caso ogni anno ricordato a Kiev.

La cerimonia a Kiev per le vittime dell’Holodomor

Migliaia di persone partecipano annualmente alla cerimonia per ricordare i milioni di vittime dell’Holodomor, che significa “infliggere la morte per fame”, la gravissima carestia causata dalla collettivizzazione agricola forzata voluta da Stalin. La vicenda di questo olocausto è conosciuta come il genocidio ucraino da parte del regime comunista di Stalin. Candele accese, fiori e spighe di grano sono lasciati alla base del monumento alle vittime dell’Holodomor.

Lo sterminio voluto da Stalin: tra i 7 e i 10 milioni di vittime

Secondo alcune stime, l’Holodomor uccise tra i 7 e i 10 milioni di persone tra il 1932 e il 1933, di cui circa la metà bambini, e ci furono anche casi di cannibalismo. Una parte della popolazione, soprattutto quella russofona, considera l’Holodomor una tragica colpa del regime comunista (che provocò numerosi morti anche in regioni agricole della Russia). Per altri si trattò viceversa di un genocidio deliberato, diretto specificatamente contro il popolo ucraino. È una delle pagine più crudeli tra quelle che il Novecento ha prodotto ma, incredibilmente, è una storia dimenticata. Eppure, l’Holodomor ha mietuto, secondo diverse stime fino a dieci milioni di vittime innocenti fra la popolazione ucraina negli anni 1932 e 1933 e fu un dramma di proporzioni spaventose.

Il comunismo voleva sopprimere le piccola proprietà agricole dei Kulaki

Tutto iniziò quando Stalin si mise in testa di razionalizzare tutto il Paese, sia dal punto di vista agricolo sia da quello industriale. L’Ucraina, come è noto, forniva all’Urss il 50 per cento della produzione agricola. Il comunismo, come si sa, portò sotto il controllo dello Stato terre e produzione. In Ucraina invece, tradizionalmente, le terre erano frammentate in piccole proprietà agricole appartenenti ai Kulaki. L’Urss non poteva tollerare questa suddivisione e con la forza avviò il processo chiamato di “dekulakizzazione”, per mettere i Kolchoz (cooperative agricole) al loro posto. Tutti i milioni di kulaki che rifiutavano la collettivizzazione comunista vennero uccisi o deportati in Siberia e nelle regioni artiche.

Tutto veniva requisito e le bestie uccise per spingere i contadini alla fame

I pochi sopravvissuti vennero vessati in maniera tale da rendere loro impossibile la sopravvivenza: le quote da consegnare allo Stato divennero altissime, e spesso le guardie rosse sequestravano tutti i generi alimentari posseduti dai contadini. Tutto veniva requisito, dal grano alla farina al pane alle verdure, le bestie venivano uccise perché i contadini non dovevano possedere nulla. Il risultato fu che milioni di persone morirono, la produzione agricola crollò, ma Stalin la ebbe vinta. Il suo intento infatti non era tanto aumentare la produzione agricola, quanto piegare i kulaki e con loro tutti gli oppositori alla dittatura comunista.

 

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