Scuola, è caos. Situazione allarmante, i presidi: «Non è garantita la didattica, questa è la verità»

28 Gen 2022 18:51 - di Emanuele Valci
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Va tutto a rotoli, la scuola è nel caos. «Anche se percentualmente si parla di 84,5% di classi in presenza non significa che tutto va bene perché si va scuola. Quelli del Ministero sono dati che letti dalla concretezza della scuola indicano che c’è una grossa difficoltà organizzativa». E c’è anche «una scarsa efficacia didattica».  Lo afferma all’Adnkronos la presidente dell’Anp, Associazione nazionale presidi per il Lazio, Cristina Costarelli.

Scuola, l’aumento delle classi in dad

«Un aumento del 9% di classi in dad rispetto alla scorsa settimana è un numero eloquente. Racconta il disagio di questi giorni nelle scuole e che conferma quanto avevamo rilevato. Per quanto riguarda il Lazio la nostra percezione è che i dati siano considerevolmente più alti rispetto a quelli nazionali. Fatto più o meno in linea con quanto acquisito dal Ministero. Noi riteniamo di essere a più del 20% di dad». La ddi «è talmente diffusa che si può parlare al contrario di un 20% di classi complete».

Un’ora si trasforma in mezz’ora

«La scuola sta funzionando in modo irregolare, discontinuo. Deve essere chiaro a tutti l’inidoneità del come si fa scuola e a cosa si riduce la lezione nelle classi in ddi per i ragazzi in presenza e distanza. Un’ora si trasforma regolarmente in mezz’ora. Questa è la verità, al di là dei numeri». Secondo il Ministero il personale docente in presenza è il 91,3%, mentre gli Ata sono il 92,7%. Coincide con il Lazio? «È un trend confermato anche per il Lazio. Ma è un dato forte. Significa che almeno 15-20 insegnanti per scuola ogni giorno stanno a casa. E significa non garantire il servizio dell’insegnamento perché le supplenze per pochi giorni non si trovano. Questo non è un dato che depone a favore di una scuola che sta funzionando».

Il questionario è molto complesso

Tra l’altro, «va anche registrato il fatto che non parliamo di dati oggettivi e che coprono tutte le istituzioni scolastiche. E ciò avviene anche a causa della confusione terminologica. Il questionario che ci fanno compilare è molto complesso e si può verificare che non si risponda esattamente. Comunque», conclude Costarelli, «anche dando i dati per buoni resta il fatto che ci dicono che la scuola non sta funzionando in presenza in pieno, perché la percentuale è distribuita su tante classi».

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