Variante Omicron, i primi sintomi sono diversi da quelli tipici: ecco quali sono e come riconoscerli

26 Dic 2021 10:11 - di Giorgia Castelli
Omicron

Sintomi lievi, simili a volte a quelli di un raffreddore. La variante Omicron si diffonde, i contagi aumentano. Molti soggetti, però, sembrano mostrare una forma lieve Covid, soprattutto se paragonata a quella causata dalla variante Delta. Negli Stati Uniti, i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) hanno segnalato anche un aumento dei casi di influenza: il rischio di confondere i sintomi, quindi, aumenta e un tampone diventa determinante per stabilire la causa e distinguere il Sars-CoV-2 dai virus che possono causare altri virus stagionali.

Il professor Tim Spector, scienziato di riferimento dell’app Zoe Covid molto nota nel Regno Unito, a Newsweek ha tracciato un quadro della situazione: «È chiaro al momento che se ci soffermiamo su aree con alto tasso di contagi Omicron, ma anche a livello nazionale, vediamo un quadro in cui non dominano i classici sintomi Covid».

Ecco i sintomi più comuni

Sulla base di casi Covid registrati a Londra tra ottobre e dicembre, i sintomi più comuni riportati e archiviati dall’app sono stati naso che cola, mal di testa, stanchezza, starnuti e mal di gola. Sintomi, insomma, associabili ai malanni non-Covid accusati in ogni paese da milioni di persone, in particolare tra i bambini nel periodo invernale e primaverile. Il recupero dalle comuni malattie da raffreddamento avviene nel giro di dieci giorni, secondo i Cdc. Le persone immunodepresse o affette da asma e patologie respiratorie, però, rischiano di arrivare a sviluppare malattie più serie, come la polmonite.

Terza dose e variante Omicron

Intanto, l’efficacia della dose booster del vaccino contro le infezioni sintomatiche da variante Omicron diminuisce del 15-25% dopo dieci settimane e cala con rapidità maggiore rispetto ai casi di variante Delta. È un passaggio di un report pubblicato in Gran Bretagna dalla United Kingdom Health Security Agency, l’agenzia sanitaria. Il documento – che fa riferimento espressamente ad un quadro parziale e pertanto va interpretato “con cautela” – è stato elaborato sulla base dell’analisi di 147.597 casi legati alla variante Delta e 68.489 associati alla Omicron tra il 27 novembre e il 17 dicembre.

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