Irpef, la riforma è un topolino: via l’aliquota del 41%. L’ira di Confindustria: «Benefici irrisori»

25 Nov 2021 19:56 - di Redazione
Confindustria

Rischia di rievocare l’abusata immagine del topolino partorito dalla montagna la riforma «strutturale» delle aliquote Irpef sagomata questa mattina al ministero dell’Economia. Vero è che le aliquote Irpef passano da 5 a 4  con la cancellazione di quella al 41 per cento. E che si prevede la riduzione dell’aliquota dal 27  al 25 per cento (quella che va da 15mila a 28mila euro) e dal 38 al 35 per cento per i redditi da 28 mila a 50 mila mentre tutto resta uguale oltre quest’ultima somma. Ma è anche vero che i termini dell’accordo ricevono forte critiche da Confindustria e sindacati. Un’accoglienza che di certo non si aspettava il viceministro allo Sviluppo Economico, Gilberto Pichetto, cui è toccato informare la stampa circa i contenuti dell’accordo raggiunto questa mattina e non ancora definitivo.

Confindustria: «Il governo apra il confronto»

Per il via libera occorre il benestare di Draghi e, per i passaggi parlamentari, quello dei partiti. Ma se le forze politiche tendono a vedere mezzo pieno il bicchiere della riforma dell’Irpef, Confindustria è durissima. E parla di «scelte che suscitano forte perplessità» perché «senza visione per il futuro dell’economia del nostro Paese». Un vero altolà seguito dalla richiesta di confronto. «Il governo si renda conto di quanto sta accadendo e convochi al più presto congiuntamente le parti sociali». Confindustria contesta «la sforbiciata alle aliquote Irpef» in quanto, a suo avviso, «disperde risorse limitate a soli 8 miliardi, con effetti impercettibili sui redditi netti delle famiglie». Soprattutto, aggiunge, «qualora il taglio fosse finanziato anche da una copiosa eliminazione delle agevolazioni Irpef».

Critiche anche dalla Cgil

Ma il cahier de doleances di Viale all’Astronomia è lungo. La riforma Irpef, spiega, «non dà alcuna risposta a poveri e incapientii. Limita l’intervento sull’Irap alle persone fisiche senza migliorare la competitività delle imprese. Non interviene in alcun modo a favore di giovani e donne che hanno più di altri pagato questa crisi». In pratica, sommato alla revoca di alcune agevolazioni (Patent Box) e al calo pluriennale degli incentivi Industria 4.0, per Confindustria, il taglio odierno delle aliquote significa «non tenere in alcuna considerazione le imprese che garantiscono l’occupazione nel Paese e che stanno trainando la ripresa». Un incontro con Draghi è quanto chiede anche Maurizio Landini. A giudizio del leader della Cgil, la riforma del fisco deve «tutelare i lavoratori dipendenti e pensionati».

 

 

 

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