Stato-mafia, teorema crollato. La gioia del Capitano Ultimo: «Volevano infangare i nostri eroi»

giovedì 23 Settembre 20:58 - di Mia Fenice
Capitano Ultimo

«Con grande gioia apprendo questa notizia». Sergio De Caprio, il “Capitano Ultimo” che mise le manette ai polsi di Totò Riina, commenta così all’Adnkronos la sentenza del processo d’appello sulla cosiddetta “trattativa Stato-mafia”.

Capitano Ultimo: «Grandi combattenti della mafia»

«Il mio pensiero va alle famiglie del generale Antonio Subranni, del generale Mario Mori e del capitano Giuseppe De Donno, a cui esprimo la mia grande vicinanza e con cui condivido il massimo disprezzo per quelli che hanno cercato di infangare l’onore di grandi combattenti della mafia». E poi ancora. «Io e i carabinieri combattenti li onoriamo ora come allora e li portiamo nel cuore», aggiunge De Caprio.

Gasparri: «Accuse infamanti e infondate»

Esprime soddisfazione anche Maurizio Gasparri. «Il generale Subranni è stato il primo comandante del Ros ed è stato un eroe della lotta alla criminalità. Il generale Mori è stato, è e sarà un protagonista del fronte della legalità e della lotta al crimine e sono onorato di avere difeso lui, Subranni ed altri in tutti questi anni da accuse infamanti e infondate. Con loro vengono assolti Marcello Dell’Utri, ingiustamente accusato, e De Donno».

Per il senatore Gasparri componente del comitato di presidenza di Forza Italia: «Mori, Subranni e i carabinieri hanno combattuto il crimine e si sono inoltrati nella difficile strada della lotta alla mafia per difendere lo Stato, non certo per indebolirlo. Sono altri che hanno cancellato il 41bis, come Ciampi e Scalfaro che avrebbero dovuto rispondere di questi atti davanti a un tribunale».

«Dell’Utri ha subito aggressioni senza ragione»

«Dell’Utri – dice ancora Gasparri –ha subito aggressioni senza ragione, perché qualcuno voleva riscrivere con le bugie la storia d’Italia. Chi ripagherà ora Subranni, Mori e tanti altri per anni e anni di processi che non ci dovevano essere? Ne dovranno rispondere gli accusatori che sono stati celebrati e che dovranno essere messi sotto i riflettori per capire quali oscure ragioni hanno imbastito processi che non dovevano nemmeno essere avviati. Ci sono presunti eroi della legalità che hanno messo in piedi questo teatro e che in sede politica chiameremo a rispondere».

«La commissione d’inchiesta sulla magistratura, che da tempo invochiamo, dovrà riguardare anche questa vicenda e alcuni tra i suoi protagonisti. Vorremmo un confronto pubblico con certi togati. E anche tanti conduttori televisivi e personaggi della società mediatica – conclude – dovranno fare ammenda per quanto hanno detto. Viva ai Carabinieri, viva il Ros, viva Subranni, viva Mori».

 

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