Trappola per gli ex-collaboratori Nato: i Talebani hanno bloccato l’accesso all’aeroporto agli afghani

mercoledì 25 Agosto 11:08 - di Roberto Frulli

Passa da un accordo con i Talebani gestito dalla Cia per conto dell’amministrazione Biden  l’ultimo voltafaccia dell’Occidente agli afghani che hanno collaborato con la coalizione internazionale e che, ora, per quell’accordo segreto ma poi non tanto, si vedono chiudere le frontiere in faccia: di qua il futuro di uno Stato opprimente, violento e teocratico, – nonostante le rassicurazioni degli ex- studenti delle scuole coraniche che si sono improvvisamente ritrovati il Paese in mano e già dettano legge sui diritti (calpestati) delle donne – di là l’Occidente, irriconoscente, che li getta a mare.

Di fatto a questo punto, a 6 giorni dal momento in cui l’ultimo soldato americano dovrà togliere i piedi dal suolo afghano l’unica certezza in un caos assoluto e con 20.000 persone che premono attorno al sedime dell’aeroporto civile sperando di essere imbarcati in qualche maniera verso la libertà, è che l’Occidente lascerà a terra, nelle mani dei Talebani, migliaia di ex-collaboratori.

I Talebani, infatti, stanno chiudendo i confini. E, soprattutto, hanno deliberato che, a questo punto, solo chi ha il passaporto statunitense o comunque occidentale può avvicinarsi all’aeroporto. E recuperare chi è oltre la cintura umana dei 20.000 è diventato praticamente impossibile, fosse anche il più importante ex-collaboratore della coalizione.

A Kabul i Talebani “impediscono” agli afghani di raggiungere l’aeroporto, svela al-Jazeera dopo che ieri il portavoce del movimento fondato dal mullah Omar, Zabihullah Mujahid, durante la seconda conferenza stampa a Kabul dalla resa della capitale afghana ai Talebani, ha detto che “l’accesso” allo scalo “è consentito solo ai cittadini stranieri e non agli afghani“.

Secondo il corrispondente Charles Stratford, “la situazione” nella zona dell’aeroporto “è cambiata” ed è “sempre più tesa” e – si legge sul sito web dell’emittente – i Talebani hanno allestito un checkpoint a cinque chilometri dall’ingresso nord dello scalo, dove si è radunata la maggior parte degli afghani che spera di poter lasciare il Paese.

Bloccano tutti, ha fatto sapere il corrispondente, “a meno che non dimostrino di avere un visto americano, un passaporto americano o un invito da parte degli Stati Uniti o dei Paesi Nato“.

La situazione sarebbe “analoga” anche all’ingresso est dell’aeroporto, dove “i Talebani hanno allestito un checkpoint, impedendo alle persone di passare senza i documenti richiesti”.

E’ “molto probabile” che domani la Francia concluderà le operazioni di evacuazione dei suoi cittadini e partner dall’Afghanistan, ha annunciato il ministro francese per gli Affari europei, Clement Beaune, durante un’intervista all’emittente “CNews‘.

Le operazioni britanniche di evacuazione da Kabul termineranno, invece, entro “24-36 ore”, hanno svelato al ‘Guardian‘ fonti del ministero della Difesa britannico dopo il G7 in cui il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, è rimasto fermo sul 31 agosto come data del ritiro nonostante la richiesta di Boris Johnson di prorogare il ponte aereo anche oltre la deadline imposta dai Talebani.

Secondo le fonti, l’esercito americano necessita di almeno altri due-tre giorni per chiudere le sue operazioni a Kabul, mentre Londra lascerà fino all’ultimo momento la possibilità di evacuare persone a rischio e vulnerabili.

“E’ chiaro che le truppe saranno ritirate entro la fine del mese” dall’Afghanistan, ha dichiarato il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, commentando le parole di Biden al vertice G7 secondo cui “prima sarà terminata l’evacuazione in Afghanistan, meglio sarà”.

In una serie di interviste rilasciate ai media britannici, Raab ha sostenuto che le operazioni di evacuazione del Regno Unito andranno avanti fino alla fine di agosto, ma non si è sbilanciato sull’inizio del ritiro dell’operazione militare.

“Si sta stabilendo quanto tempo è necessario per ritirare le attrezzature, il personale e ciò che è veramente importante è che utilizzeremo al massimo tutto il tempo che ci rimane”, ha affermato, aggiungendo che nelle ultime settimane sono stati evacuati 9mila cittadini britannici e afghani che lavoravano per la Gran Bretagna, duemila dei quali nelle ultime 24 ore.

“Quindi il sistema sta funzionando a piena velocità, a piena capacità e useremo ogni ultima ora e giorno rimanenti per riportare tutti quelli che possiamo“, ha proseguito, spiegando che Londra “vorrebbe vedere l’aeroporto di Kabul tornare operativo. Ciò – ha spiegato – richiederà la sicurezza sul campo e che i Talebani siano all’altezza delle loro assicurazioni sul consentire un passaggio sicuro”. E nessuno è davvero sicuro di questo in un Paese dove le armi sono in mano a chiunque e dove gli Stati Uniti hanno lasciato dietro, sul terreno, sistemi bellici micidiali, finiti in mano ai Talebani.

Quattro aerei per il trasporto militare verranno inviati dalla Russia in Afghanistan per l’evacuazione di oltre 500 persone, ha fatto sapere il ministero della Difesa russo precisando che i velivoli, su indicazione del ministro Sergei Shoigu, sono in attesa di decollare dalla città russa di Ulyanovsk.
A bordo dei quattro velivoli saranno evacuati da Kabul cittadini russi, ma anche cittadini degli Stati membri dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva e dell’Ucraina.

L’ambasciatore russo a Kabul, Dmitri Zhirnov, ha reso noto che fra le persone che saranno evacuate dall’Afghanistan in questi giorni nello sforzo organizzato dal ministero della Difesa ci saranno anche diplomatici.

“I voli civili internazionali sono stati cancellati a causa del caos all’aeroporto di Kabul creato dagli americani. Pare che i voli saranno ripristinati nel prossimo futuro, ma per il momento non ci sono sufficienti garanzie. Stiamo lavorando per portare fuori un gruppo ristretto del nostro personale che deve essere a Mosca“, ha affermato citando missioni di lavoro concluse o un periodo di vacanza fra le ragioni del viaggio.

La Russia è uno dei Paesi che ha deciso di mantenere aperta l’ambasciata a Kabul.

In queste ore frenetiche durante le quali i Paesi impegnati in questo pantano che assomiglia sempre più a Saigon si dividono freneticamente gli slot per i decolli aerei come fette di una torta che non può bastare per tutti, la diplomazia si muove consapevole che la rigidità dei Talebani gioca pesantemente a sfavore. Ma la Russia, così come la Cina, ha parecchie carte da giocarsi nell’interlocuzione con quello che già appare essere un probabile regime.

“Le Nazioni Unite lavorano per e con il popolo afghano da decenni. Continueremo a rimanere nel Paese e faremo tutto il possibile sia per la sicurezza del personale che per aiutare la popolazione afghana che ha sofferto così tanto”, assicura, su Twitter, il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.

E, intanto, l’ex-presidente afghano, Hamid Karzai, ed il capo dell’Alto Consiglio per la riconciliazione nazionale, Abdullah Abdullah, hanno incontrato l’inviato speciale del ministero degli Esteri del Qatar, Mutlaq al-Qahtani. e si è discusso di come portare stabilità in Afghanistan e del nuovo governo che dovrà essere “inclusivo“.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *