Terza dose, il Cts la annuncia per fine anno. Massimo Galli: «Affermazioni gratuite»

venerdì 27 Agosto 20:41 - di Federica Parbuoni
terza dose

Per alcuni è necessaria, per altri rischia di essere tardiva, per molti non è ancora valutabile. Sergio Abrignani del Cts ha annunciato, in un’intervista al Corriere della Sera, che la strategia prossima ventura per difendersi dal Covid contempla la «terza dose di vaccino tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo», a partire da medici e fragili per poi proseguire con gli over 60 e via così. L’affermazione ha suscitato una serie di reazione nel mondo medico. Non senza, come spesso accade, posizioni in contrasto fra loro. Intanto il Cts ha dato oggi parere positivo alla proposta di prolungamento della scadenza del Green pass da 9 a 12 mesi.

La cautela dell’Ordine dei medici

L’Ordine dei Medici, però, sull’opzione di una terza dose generalizzata si è mostrato più che cauto. «Sulla terza dose del vaccino anti-Covid i dati non sono ancora definiti. Abbiamo studi secondo i quali c’è una lieve riduzione della risposta immunitaria. Però, alla prova pratica, per quanto riguarda la possibilità che un vaccinato si ammali, siamo al meno del 10%», ha commentato all’Adnkronos il presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli. «La maggioranza di chi sta in ospedale è sicuramente costituita da chi non ha fatto il vaccino. Questo vuol dire che i vaccini negli 8 mesi, da quando abbiamo avviato la campagna, ancora funzionano. L’immunità regge. Dunque – ha esortato – aspettiamo a dire che serve una terza dose generalizzata». Nessun dubbio invece sul fatto che la terza dose vada «sicuramente fatta agli immunocompromessi».

L’ipotesi della terza dose e «l’impegno etico» verso i Paesi poveri

«Su questo non ci sono obiezioni etiche», ha sottolineato ancora Anelli, rimarcando invece che sul terzo richiamo generalizzato bisogna tenere presente anche l’«impegno etico» preso con l’Oms «a sostenere le campagne di vaccinazione nei Paesi più poveri». Impegno per altro rimarcato anche da Draghi al G20. «Non riusciremo a bloccare la pandemia – ha ricordato Anelli – se in quelle aree si sviluppano varianti che non rispondono ai vaccini. È necessario e opportuno – ha concluso il presidente della Fnomceo – allargare la platea di vaccinati a livello mondiale, piuttosto che fare terze dosi soddisfacendo gli egoismi dei singoli Stati».

Massimo Galli: «Sulla terza dose affermazioni gratuite»

Si è mostrato quanto meno sorpreso anche Massimo Galli per il quale «da qui a fine anno-inizio 2022 mi auguro che le idee saranno molto più chiare di così, perché allo stato attuale dei fatti» dire che la terza dose di vaccino anti-Covid si farà per quella data «la trovo un’affermazione abbastanza gratuita». Il docente di Malattie infettive all’università Statale e primario al Sacco di Milano, per il quale «tutto dovrà passare attraverso più studi scientifici ed esperienza diretta, ha sottolineato, infatti, che «ad oggi non sappiamo cosa effettivamente potremo e dovremo fare, e chi dice di saperlo evidentemente ha la sfera di cristallo oppure segue indicazione del tutto formali, ma anche contraddittorie, laddove la posizione dell’Oms sulla terza dose è decisamente non favorevole».

Pregliasco favorevole: «Sicuramente c’è l’esigenza»

Per Matteo Bassetti, poi, è opportuno concentrarsi su fragili e immunodepressi, per i quali partire a fine anno potrebbe essere tardi. «Più che dire “facciamo per tutti a fine anno”, sarebbe meglio dire prima a chi la facciamo e se è da fare farla il prima possibile», ha aggiunto. Di tenore diverso, invece, il commento di Fabrizio Pregliasco, per il quale «i dati consolidano una riduzione a 6 mesi della percentuale di protezione, quindi sicuramente c’è l’esigenza di una terza dose». «Ritengo che questa tempistica (indicata dal Cts, ndr) possa darci la possibilità di concludere il primo giro, per poi dedicarci di nuovo – ha concluso – anche all’aspetto organizzativo dei richiami che non credo si faranno negli hub».

 

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