Il “flirt” con Conte è indigesto, il Pd su tutte le furie: «Enrico pensa solo a se stesso»

martedì 10 Agosto 9:15 - di Giorgia Castelli
Letta

Il Pd è in fibrillazione e guarda con timore al flirt tra Enrico Letta e Giuseppe Conte. Già nei giorni scorsi la base si è scatenata dopo i complimenti a Conte per l’elezione a presidente del M5S. Ora a criticarlo sono i parlamentari. Come scrive in un articolo il Giornale, nelle file del partito sono in molti a essere preoccupati per l’idillio del segretario dem con Giuseppe Conte.

Il flirt di Letta con Conte allarma i dem

Una liaison che si sta spingendo, scrive il Giornale,  fino al punto di regalargli uno dei pochissimi collegi sicuri rimasti al centrosinistra: quello di Roma1, se verrà lasciato libero da Gualtieri. A questo riguardo il Giornale, riporta le parole di un autorevole parlamentare del Pd: «La verità è che, al momento, Enrico sta pensando solo a se stesso e a come vincere il suo collegio di Siena. L’importante è che a rimetterci non sia tutto il partito».  Una preoccupazione che crea tensione tra i dem.

«Conte candidato a Roma Centro? Prima bisogna vincere a Roma»

Perché «è chiaro che la strategia di Conte, con i sondaggi che danno M5S in caduta libera attorno al 12%, sia quella di provare a pescare voti nel centrosinistra», osserva al Giornale il parlamentare siciliano Fausto Raciti. «E visto che quelli di Leu li ha già in tasca punterà sull’elettorato Pd. La nostra strategia, però, dovrebbe tenerne conto, per evitarlo».

Molto critica, è anche la corrente draghiana capeggiata dal ministro Lorenzo Guerini. E così un esponente di Base riformista non ha peli sulla lingua: «Conte candidato a Roma Centro? È tutta da vedere: intanto bisogna prima vincere a Roma…», dice al quotidiano.

«Conte candidato a Roma Centro? È tutta da vedere: intanto bisogna prima vincere a Roma…», dice un esponente di Base riformista, la corrente super-draghiana (e molto critica sull’«inseguimento» dei grillini) capeggiata dal ministro Lorenzo Guerini. Solo l’elezione di Gualtieri a sindaco, infatti, potrebbe liberare il collegio sicuro cui punta Conte (che invece si è ben guardato dal candidarsi in quello, già disponibile, di Primavalle, doveva rischiava una clamorosa sconfitta), e quindi l’ex premier è assai interessato ad aiutare il candidato dem, anche contro la «sua» Virginia.

Per Letta, portare a casa in ottobre una vittoria Roma (insieme a quelle di Napoli e Milano, e al collegio di Siena) sarebbe un risultato ottimo, che rafforzerebbe la sua leadership nel Pd. Il segretario sa bene che, senza Roma, partirebbe presto il tam tam del congresso, e che a bordo campo già si scaldano candidati alternativi come l’emiliano Stefano Bonaccini (o, con assai meno chance, il nostalgico post-Pci Provenzano). Ma un altor timore si affaccia tra i dem: che, una volta incassato un buon risultato in ottobre, Letta si faccia tentare ancora da Conte e lo segua anche sulla strada delle elezioni anticipate, che Giuseppi vorrebbe ottenere quanto prima per rifare i gruppi (molto ridotti) a sua immagine e somiglianza. Un obiettivo totalmente condiviso anche dal segretario dem, che ha ereditato una compagine parlamentare che risale all’era renziana e non vede l’ora di liberarsene.

Ma sul voto anticipato sia Conte che Letta rischiano di ritrovarsi fieramente contro i loro stessi partiti: «Il Pd è tutto per concludere la legislatura con il governo Draghi», taglia corto un membro dell’esecutivo.

 

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