Miami, gli strani incroci fra cubani, venezuelani e haitiani che portano all’omicidio Moise

martedì 13 Luglio 20:20 - di

È Miami, storica capitale della comunità cubana in esilio e ora mobilitata a sostegno delle proteste scoppiate in patria, e della più recente rivolta venezuelana, il centro del complotto che ha portato all’assassinio di Jovenel Moise, ucciso da un gruppo di mercenari, 20 colombiani e 2 americani di origini haitiane.

E non è certo un caso che proprio lì ha vissuto per anni, nell’area di Miami, Christian Emmanuel Sanon, medico haitiano americano arrestato nei giorni scorsi a Port au Prince ed indicato dalla polizia come la vera “mente” dell’uccisione di Moine e del ferimento della moglie Melanie.

Ed è sempre residente a Miami un altro haitiano americano arrestato nell’ambito delle indagini della polizia haitiana scattate subito dopo l’omicidio di Moise.

Ma non è tutto. A Doral, vicino all’aeroporto della città della Florida, ha sede la Counter Terrorist Unit Federal Academy, la società di sicurezza utilizzata da Sanon per arruolare i mercenari, in gran parte ex-militari colombiani, che hanno condotto in porto l’operazione contro Moise.

La società è guidata da un esiliato venezuelano, altro elemento che collega questo, ancora per molti aspetti da chiarire, tentativo di golpe privato di Sannon ad altri, sempre un po’ sgangherati, progetti golpisti partoriti a Miami.

Come l’Operation Gideon, che lo scorso anno gli esiliati venezuelani di Miami affidarono all’ex-Green beret, Jordan Goudreau, che tentò di entrare in Venezuela dalla Colombia, in un’operazione che costò otto morti e 100 arresti.

La vicenda rilancia quindi Miami come città che ospita diverse comunità in esilio che vivono “come sotto un incantesimo collettivo”, un “complesso di risentimento, vendetta e idealizzazioni”, come ha scritto Joan Didon in un libro sulla città, che le spinge tutte a sognare e preparare un ritorno al potere in patria.

In più, a corollario di una vicenda che puzza di Cia lontano un miglio, c’è la presenza nell’area dell’Us Souther Command messa a disposizione delle società di sicurezza ex-militari con vasta esperienza di America Latina e Caraibi.

E, sottolinea ancora il Guardian in un articolo che oggi dedica a Miami capitale delle comunità in esilio, anche i narco dollari provenienti dal traffico di cocaina hanno un ruolo non secondario in tutta la faccenda.

Dal punto di vista geografico, la comunità cubana è storicamente residente a Little Avana, a ovest del centro di Miami. Poco più a nord c’è l’affollata Little Haiti, mentre i venezuelani sono principalmente concentrati a Doral.

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