Dopo gli applausi del Pd, al rapper arriva lo sfottò di Gene Gnocchi: «Fatti il partito “Abbi Fedez”»

mercoledì 5 Maggio 19:45 - di Redazione
Gene Gnocchi

«A Fedez suggerirei un partito che si chiama “Abbi Fedez». L’ironica sollecitazione al rapper con mire politiche arriva dal comico Gene Gnocchi. Uno sfottò, il suo, ma solo fino a un certo punto. Del resto, Beppe Grillo era (è) un suo collega. Ciò nonostante ha fondato un movimento che oggi è maggioranza relativa in Parlamento. E allora perché un comico sì e un rapper no? Da qui l’invito a rompere gli indugi e a tuffarsi in politica con un partito tutto suo. Il resto si vedrà, benché Gnocchi non manchi di avvertire «che la volatilità del popolo italiano è abbastanza conclamata». Ma l’ottimismo su “Abbi Fedez” resiste: «Gli sto facendo un assist».

Gene Gnocchi ironizza sulle mire politiche del cantante

Ma Fedez, per il comico, è anche l’occasione per parlare di satira in un momento in cui la morsa del linguaggio ispirato dal politically correct si fa sempre insopportabile. A suo giudizio, la satira e la libertà di espressione meritano protezione sempre perché ci sono gli strumenti legali per difendersi da eventuali offese. Ma oggi a temere la satira è soprattutto chi ha imprigionato il pensiero nella neo-lingua del politicamente corretto. Ne sa qualcosa il duo Pio e Amedeo, il cui monologo nell’ultima puntata di Felicissima serata, su Canale 5, ha scatenato un vero putiferio.

«Pio e Amedeo dovevano osare di più»

«Per me – ha detto Gnocchi – va consentito tutto: chi è oggetto della satira, se si ritiene diffamato, può rivolgersi ad un giudice. Il discrimine ovviamente è che io non rechi danno ad alcuno». Scendendo poi nel dettaglio, della performance di Pio e Amedeo, Gnocchi  l’ha definita come «un monologo teorico, di principio». A suo giudizio, «era più giusto entrare nell’argomento, fare una cosa specifica presentando un pezzo sulle persone di colore o sui gay». Lui avrebbe fatto diversamente. «Mi sarei aspettato di sentire cosa ne pensavano loro di un argomento e non – ha concluso – quello che io posso dire o meno».

 

 

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