Gli “effetti collaterali” della variante indiana: negozi bangla deserti per paura del contagio

giovedì 29 Aprile 20:30 - di Redazione
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La variante indiana provoca un effetto collaterale accertato: la diffidenza verso i negozi di frutta e verdura gestiti da bengalesi. A parlarne è il presidente dell’Associazione Italbangla, Mohamed Taifur Rahman Shah, bollando la diffidenza verso questo esercizi commerciali come «una cosa ridicola e una paura immotivata».

Gli “effetti collaterali” della variante indiana

«La stessa paura dovrebbe esserci nel toccare qualsiasi prodotto venduto in un qualsiasi market che non sia “Bangla”. Trovo che questa cosa sia assurda», ha aggiunto Mohamed Taifur Rahman Shah, parlando del timore, alimentato dall’incubo della variante indiana, che i prodotti venduti in questi negozi possano essere veicolo del virus.

L’Associazione Italbangla: «Una cosa assurda»

Parlando della variante indiana con l’Adnkronos, Mohamed Taifur Rahman Shah, ha aggiunto «che intanto il Bangladesh ha chiuso i confini con il Bengala Occidentale, dove è stato riscontrata la variante. Tuttavia la situazione epidemiologica in Bangladesh è drammatica, c’è stato un ulteriore aggravamento che ci preoccupa. Ci sono numerosi cadaveri che attendono di essere seppelliti». «Ma per chi vive in Italia – ha precisato – nessun problema».

«Comprensibile la chiusura degli ingressi»

L’Italia, secondo quanto riferito dal presidente dell’Associazione Italbangla, conta circa 200mila bengalesi residenti, nel Lazio sono circa 50mila e a Roma tra i 35mila e i 40mila. Per il rappresentante della comunità bengalese in Italia, la chiusura degli ingressi dal Bangladesh nel nostro Paese «è comprensibile, anche se c’è chi deve rientrare per ragioni lavoro. Sono comunque davvero pochi. Quindi – ha sottolineato – nessuna crisi al momento».

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