Fuksas annienta la sinistra: «Hanno votato il Letta sbagliato. A Roma non serve né Raggi né Calenda»

venerdì 2 Aprile 9:24 - di Mia Fenice
Fuksas

Massimiliano Fuksas, l’archistar rosso, annienta la sinistra. E ne ha per tutti. Intervistato da La Verità si mostra sconsolato: «Ma come? Lei viene a domandare a me cosa penso del caos intorno alla figura del prossimo candidato di centrosinistra alla carica di sindaco di Roma, quando non lo sanno manco loro? Loro: i maggiorenti del Pd, i 5 Stelle e i vari gruppetti o cespugli che popolano quella galassia». E poi ancora: «Non pare che ci sia da rallegrarsi per quanto sta succedendo all’ombra del Colosseo. Intanto voteremo dopo l’estate… Meglio far decantare la situazione, come si diceva una volta. Tanto più in costanza di una crisi a testata multipla».

Fuksas: «Draghi al posto di Sua Vanità»

Il riferimento di Fuksas è alla crisi «sanitaria», «economica». C’è «quella sociale, quella sul fronte delle relazioni tra le persone, con l’azzeramento della socialità». Poi sostiene c’è «quella – atavica – della politica, che abbiamo risolto con l’arrivo di Mario Draghi al posto di Sua Vanità, il già “avvocato del popolo” Giuseppe Conte, che solo il Pd poteva elevare al ruolo di “faro dei progressisti”. Elevato al quadrato, visto che poi è stato scelto dall’Elevato primigenio, Beppe Grillo».

«Hanno scelto il Letta sbagliato»

Fuksas ne ha per tutti. Ne ha per Bersani, il cui partito nei sondaggi è «poco sopra il 2%». Ne ha per Letta da poco eletto nuovo segretario del Pd. «Il Letta sbagliato. Quando ho sentito che avevano scelto Letta, mi sono detto: finalmente ne hanno fatto una giusta. Perché io avevo capito si trattasse dello zio. E invece era Letta il Giovane. Cui prima era stato chiesto di candidarsi a sindaco di Roma, ma ha rifiutato. Più facile farsi carico del rilancio del partito, evidentemente. Parlando seriamente: il perno del centrosinistra è in mano a ex giovani democristiani. Letta, Dario Franceschini, lo stesso Matteo Renzi non era della Margherita? Abbiamo un centrosinistra senza sinistra, e un centrodestra senza centro, sbilanciato a favore di Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Per questo, per sparigliare penso che Zingaretti dovrebbe candidarsi lui a sindaco».

Fuksas su Draghi

Draghi, l’uomo della “Provvidenza”? «No, più pragmaticamente, l’uomo giusto al posto giusto nel momento giusto. Una volta ci si riferiva al governo come “la stanza dei bottoni”, definizione che era di Pietro Nenni. Ecco, adesso se non altro c’è uno che sa quali sono i bottoni, a cosa servono, quali bisogna spingere prima e dopo, senza dover consultare – come faceva Conte – il manuale d’istruzioni, magari scritto da Rocco Casalino».

«La prima rivoluzione si fa con la competenza»

Fuksas ammette si essere ancora di sinistra. «Lo sono ancora. Ma chi come me in gioventù era affascinato dall’idea della rivoluzione e mai da quella del potere (considerato come un fine anziché come mezzo), oggi ha capito che la prima rivoluzione si fa con la competenza, la capacità – per cultura specifica o esperienza – di capire i termini di un problema, sviscerarli e adottare la soluzione più celere ed efficace. In nome del bene pubblico comune, puntando a ridurre ritardi, sperequazioni e disuguaglianze che il Covid ha aggravato».

Fuksas: «Tra Raggi e Bertolaso voterei Bertolaso»

Poi la batosta a Virginia Raggi. «Ma quando a guidare la Capitale d’Italia c’è una signora che all’inaugurazione del nuovo centro congressi all’Eur…». Quello della Nuvola di Fuksas. «Chiamiamolo pure così. Quando tu hai la sindaca che alla cerimonia confessa con orgoglio che lei quell’opera non l’avrebbe fatta, beccandosi i fischi dei presenti, rivendicando una linea di continuità con il no alle Olimpiadi a Roma, uno cosa deve pensare? Che i 5 Stelle sanno solo dire no: no tav, no tap, no vax». Poi racconta che «alle ultime elezioni non ho votato, né al primo turno né al ballottaggio, dove approdarono la Raggi e Roberto Giachetti del Pd. Ma ora se il duello fosse tra Guido Bertolaso e Virginia Raggi, potrei prendere seriamente in considerazione l’idea di votare Bertolaso».

«Ci capisce sicuramente più della Raggi»

E poi ancora. «Per uno che ci capisce sicuramente più della Raggi. Amministrare Roma è una sfida da far tremare i polsi: con le pressioni di lobby, corporazioni, commercianti, bancarellari, portatori di interessi legittimi e illegittimi. Non è questione di destra o sinistra: si tratta di trovare un city manager all’altezza delle sfide che ci attendono».

Marianna Madia? «Non fu paracadutata in lista da Veltroni?»

Per la guida di Roma è comparsa anche Marianna Madia, che ha perso la battaglia per diventare capogruppo Pd alla Camera. Durissimo Fuksas: «Cioè la candiderebbero al Comune come risarcimento? E i romani chi li risarcirebbe, in caso di sua vittoria? Scherzi a parte, ha accusato la Serracchiani di essere una cooptata, invece lei com’ è entrata in politica? Non fu paracadutata da un giorno all’altro in lista da Walter Veltroni, dichiarando candidamente di voler portare in Parlamento la sua “straordinaria inesperienza”?».

Bocciato Calenda: «Rischia di risultare il candidato della Ztl»

Bocciato anche Calenda. «Il pariolino Calenda rischia di risultare il candidato della Ztl, il centro storico», dove vive «una minoranza di romani, 125-130.000. Gli altri vivono fuori, la vera città è lontana da via del Corso o dal Pantheon. Non ci può ricordare degli altri quartieri e delle periferie solo in campagna elettorale. Altrimenti chi ci abita ti ci “manda”, come si dice a Roma. E dove ti mandano, è facilmente immaginabile. Se la ricorda la canzone di Alberto Sordi? “Te c’hanno mai mandato a quel paese?/ Sapessi quanta gente che ce sta/ Tenemoce abbracciati stretti stretti/ Che tanto prima o poi c’annamo tutti”».

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