Astrazeneca, Galli stronca l’idea di un cocktail di vaccini come seconda dose: «Ipotesi orripilante»

lunedì 12 Aprile 9:41 - di Prisca Righetti
Astrazeneca Galli seconda dose di vaccino

Astrazeneca, Galli stronca l’idea di una seconda dose di vaccino “diversa” e dichiara: «Assurdo bricolage. Un’ipotesi orripilante». Il virologo dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli, stronca il bricolage con i vaccini in voga in questo momento in diversi Paesi d’Europa, che nell’adozione della tattica del cocktail di dosi intravede addirittura la possibilità di una maggiore risposta immunitaria. E intervenendo a gamba tesa, commenta: «Valutabile sotto controllo medico. E solo in chi non ha risposto alla prima somministrazione»…

Astrazeneca, Galli sulla seconda dose di vaccino “diversa”: «Assurdo bricolage»

Di più. Rincarando la dose, dalle colonne de Il Mattino Galli rilancia addirittura: decidere di somministrare un vaccino diverso a chi attende il richiamo anti-Covid dopo avere fatto la prima dose di AstraZeneca, «dal punto di vista tecnico è una prospettiva abbastanza orripilante e non ha senso. Chi non vuole fare la seconda dose del vaccino si tenga la sola prima dose e faccia l’esame anticorpale per vedere se c’è una risposta. Certo non è possibile fare dell’assurdo bricolage con i vaccini». Il primario infettivologo all’ospedale Sacco di Milano e docente all’università Statale del capoluogo lombardo, punta i piedi. E stroncando il cocktail vaccinale, spiega: «Sostituire la seconda dose con qualche cosa di altro disponibile sul mercato è certamente peggio che fare una dose sola», sostiene l’esperto.

Galli, dubbi su Astrazeneca? Nessuno legato a una reazione negativa nella seconda dose

«AstraZeneca – sottolinea – è stato progettato per una sola dose. Poi, con una decisione che stanno ancora pagando, hanno cambiato idea decidendo per le due dosi. C’è un loro lavoro su Lancet che testimonia come la protezione con AstraZeneca sia più che efficace già dopo il conferimento di un’unica dose. Di certo c’è da dire che, se sulla prima dose non c’è certezza di una correlazione con gli eventi avversi di cui si è avuta notizia nelle scorse settimane, per la seconda dose, ad oggi, non c’è notizia di alcuna reazione negativa».

Un cambio di vaccino nella seconda somministrazione semmai per chi non sviluppa anticorpi

Insomma, Galli è sulla linea della coerenza vaccinale. Il siero anglo-svedese è un prodotto sicuro ed efficace, conferma Galli. Tanto che, nelle sua argomentazioni su rischi e e benefici ribadisce: «Dico solo – esemplifica – che il tasso di decessi è inferiore a quello che abbiamo quando facciamo una Tac o un esame radiologico con il liquido di contrasto. Dove il rischio di morte è già bassissimo». Ma dopo la prima dose è possibile che non si siano sviluppati anticorpi? «Ci sono pazienti non responsivi e solo per questi ultimi si potrebbe valutare di vaccinarli con un altro vaccino. Ma è un’ipotesi ben diversa dal cambiare vaccino in corso d’opera», precisa lo specialista.

Galli sui vaccini: «Esiste una protezione che dipende dall’immunità cellulare ma…»

E comunque, «da svolgersi sotto controllo medico. Bisogna anche dire che l’assenza di anticorpi evocati dalla prima dose non significa in assoluto che non sia stata innescata un altro tipo di protezione. Come quella che dipende dall’immunità cellulare. Il corpo – prosegue Galli – potrebbe avere una risposta difensiva indotta, anche se non ha un numero significativo di anticorpi. Ma sono tutte dinamiche su cui non c’è certezza». Invece, «per chi ha già avuto il Covid e ha già fatto una dose, quella basta e avanza. Per queste persone aveva poco senso ricevere la prima dose di vaccino – ribadisce l’infettivologo – e non ha alcun senso ricevere la seconda.

Galli, chi ha avuto il Covid ha avuto già una risposta anticorpale: il vaccino ha poco senso

Chi ha avuto i sintomi del Covid spesso ha avuto anche una risposta anticorpale più gagliarda. Chi è stato asintomatico spesso ha una risposta anticorpale cosiddetta conservata. Meno gagliarda, però è anche una persona che avuto la capacità di battere il virus senza tanti problemi. Quindi in fin dei conti, ma è una mia posizione controcorrente, anche per chi è stato asintomatico ha poco senso la vaccinazione». E proprio sulle vaccinazioni, e in particolare sulle dosi di Astrazeneca, Galli all’interrogativo sul perché siano state cambiate molte volte le indicazioni sulle categoria alle quali darlo, risponde: «Prima non c’erano abbastanza dati sugli anziani. Che sono poi stati forniti dagli studi».

Astrazeneca, Galli sul nesso causale tra vaccino e trombosi

«Successivamente ci si è accorti di queste trombosi del seno cavernoso, accompagnate da piastrinopenia, che hanno colpito soprattutto donne con un’età inferiore ai sessant’anni. E sulle quali non sappiamo ancora se si tratti con certezza di caso o di causa, che trovo assai aleatoria. E per cui alcuni governi hanno deciso di non somministrare il vaccino».

Vaccini, servirà una terza dose? «Magari un aggiornamento ai virus in circolazione»…

Servirà una terza dose? «Non parlerei di terza dose – puntualizza l’esperto – ma direi che per i vaccini potrebbe essere necessario un aggiornamento alle caratteristiche dei virus circolanti. Magari non subito, ma in un futuro probabilmente sì. Esattamente come ogni anno accade con l’influenza. Per il momento però l’obiettivo è vaccinare più persone possibile. Con lo scopo di mettere in sicurezza gli anziani e i deboli. In questo modo riusciremo a non avere più le rianimazioni e gli ospedali pieni. E i cimiteri che non sanno più dove mettere i morti»…

Galli sul mix di vaccini in Cina. E sullo Sputnik…

Anche in Cina ipotizzano di creare mix di vaccini, ma per Galli «prima di sperimentare un mix di vaccini bisogna avere degli studi e dei dati». Infine il vaccino russo: «Lo Sputnik è un buon vaccino – ritiene il medico –. Ma ho l’impressione che la Russia non abbia i mezzi per produrre tutti i vaccini di cui avrebbe bisogno. In questo senso credo che, in termini di collaborazione della Russia con i Paesi occidentali, potrebbe avere una forte utilità. Sulla base di un paio di studi comparsi su Lancet, sembra un vaccino molto promettente. Certo poi bisogna vedere i risultati sui grandi numeri».

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