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Finisce a pesci in faccia tra il M5S e Casaleggio. Un debito di mezzo milione angoscia Conte

Davide Casaleggio e Beppe Grillo (S), durante la presentazione del Piano nazionale Innovazione, Roma, 17 dicembre 2019. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Il reggente, che ormai non regge più la baracca, Vito Crimi, cerca di fare la voce grossa con la Casaleggio Associati, ma dall’erede di Gianroberto arriva la richiesta di saldare i debiti. Un tesoretto da quasi 500mila euro, di cui Crimi non parla ma sul quale il futuro e ormai prossimo leader del Movimento, Giuseppe Conte, dovrà presto fare i conti. E non solo su questioni economiche, ma anche su tutto il resto, espulsioni comprese.

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“Bisogna decidere che fare con Rousseau, non è normale che ci sia questa confusione sulle attività”, ha detto ieri sera  il capo politico M5S Vito Crimi, chiudendo l’assemblea dei gruppi grillini. Il reggente pentastellato ha parlato di “ingerenze” dell’associazione di Casaleggio, che “in alcune occasioni ci hanno messo in imbarazzo”. Ingerenze che però si intrecciano con la richiesta di soldi, da parte di Casaleggio junior.

Casaleggio e il debito dei grillini

Secondo quanto riporta questa mattina “Repubblica“, il presidente dell’associazione Rousseau ha mandato al reggente e ai capigruppo del Movimento una lettera in cui chiede subito, «entro e non oltre il 3 marzo 2021», quindi entro oggi, 441.600 euro. Una somma che definisce «un primo conteggio per saldare il debito accumulato». Una messa in mora a cui fa seguito una minaccia: bloccare tutti i servizi resi dalla piattaforma ai gruppi politici del M5S.

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Il problema di Casaleggio, però, è che a quanto pare non esisterebbe alcun contratto tra i parlamentari, il Movimento e l’associazione Rousseau. “Andrea Ciannavei, l’avvocato che darà una mano a Giuseppe Conte per capire come mettere mano allo statuto del Movimento, cercherà di fare da mediatore. È vicino tanto a Grillo che a Casaleggio e lavora a una pacificazione. I veleni però stanno andando troppo oltre. I dirigenti M5S sono infatti convinti che ci siano proprio i soci di Rousseau dietro gli esposti che alcuni militanti hanno fatto al Garante della Privacy dopo gli Stati generali. Segnalazioni in base alle quali l’Authority avrebbe aperto un’istruttoria contro Vito Crimi per non aver adeguatamente protetto i dati degli iscritti”, scrive il quotidiano romano. Povero Conte: dal Recovery Fund al Recovery Casaleggio.

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