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Le cinque cattive notizie che il governo Draghi porta agli italiani: ecco che cosa non quadra

Le cattive notizie di questa nuova fase impostata dal governo Draghi sono almeno cinque. Daniele Capezzone, vicedirettore della Verità, le riassume nel suo editoriale. Se la sparizione politica dell’avvocato di Volturara Appula, Giuseppe Conte,  era stata la precondizione per sperare nel nuovo esecutivo, ha poi prevalso la disillusione. I pericoli più gravi sono almeno cinque.

Governo Draghi, riconferme di fallimenti

Il primo: serviva discontinuità, ma vedere le riconferme  di Dario Franceschini, Luigi Di Maio, Roberto Speranza, Luciana Lamorgese (e di altri), unite ad Andrea Orlando al Lavoro, vanno nella direzione sbagliata. Spiega Capezzone. “L’esempio più chiaro riguarda il Viminale. C’è da chiedersi quali siano stati i meriti della Lamorgese. È la persona che si è intestata lo smontaggio dei decreti Salvini: c’è da dubitare che questo sia un buon viatico alla ricerca di un compromesso sull’immigrazione”.  Il tema degli sbarchi si proporrà in tutta la sua drammaticità non appena farà capolino la bella stagione. Cosa accadrà negli equilibri del governo? Altro esempio di mancata discontinuità è stato  “premiare Roberto Speranza

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, uomo simbolo del naufragio di questi mesi, costretto perfino a ritirare un libro autocelebrativo, appare come un errore difficilmente scusabile”, chiosa Capezzone.

Il secondo rischio: ha a che fare con la questione europea. Il vicedirettore della Verità passa in rassegna i fari fronti aperti: “le  indicazioni che la Commissione dirama per ciascuna capitale. Per l’Italia, come per una sorta di disturbo ossessivo compulsivo, Bruxelles chiede altre tasse

(sulla prima casa e riforma del catasto, come se non bastasse la stangata sul mattone da 21 miliardi annui che già esiste), più misure draconiane sulle pensioni”. C’è tutto il tema del  Recovery fund, e  “qui si parrà la nobilitate di Draghi”, leggiamo. Ossia vederemo il vero volto del premier incaricato. Soprattutto perché  è stato ben notato come  non c’i sia un ministro delle Politiche europee. E questo lascia intendere che Draghi abbia voluto fare intendere: ‘con l’Europa parlo io’.

“A rischio oligarchia”

Terzo fattore di  rischio è da rilevarsi nella “scelta così debordante di tecnici e tecnocrati, selezionati al di fuori di consultazioni con i partiti. Per carità: nessuno in Italia sarà disposto a stracciarsi le vesti per una carenza di coinvolgimento dei segretari di partito”. Non non si può non notare “un commissariamento totale delle forze politiche”, che con il combinato disposto del rifiuto di far votare gli italiani, “sembra prefigurare un rischio di verticalizzazione oligarchica”.

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Dimenticati i privati

Il quarto problema “è la dimenticanza del settore privato, dell’economia reale, delle Pmi. Molto sembra centrato su piani pubblici. Non si vede, tra i prescelti di ieri sera (con l’ultrapositiva eccezione di Massimo Garavaglia), chi abbia la forma mentis, per creare un ambiente a tasse basse e regolamentazione leggera; fondamentale per consentire alle imprese di tornare a correre”. Scarsa fiducia ripone Capezzone, dunque, nella ripresa di uno dei motori fondamentali del Paese.

M5S-Leu-Pd: terzetto preponderante

Il quinto rischio ha a che fare con ciò che fin da subito Giorgia Meloni aveva sottolineato nel definire il governo Draghi ostaggio della sinistra. “Con una maggioranza in cui il peso parlamentare del terzetto M5s-Pd-Leu è preponderante”, sottolinea la Verità. Per Capezzone non è secondaria in questo caso la mano di Mattarella nel “dosaggio politico delle nomine. Le scelte soddisfano le tre correnti interne del Pd”, premiano Forza Italia, che ottiene una rappresentanza più ampia del previsto (e di sensibilità non esattamente pro Lega), e anche i grillini, che bene o male mantengono una pattuglia non piccola”. Con questi qui sarà difficile governare, recita a mo’ di sintesi, il titolo dell’editoriale.

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