Maggioranza in cerca di stampelle. Bettini tenta FI: «Il proporzionale vi libera da Salvini»

mercoledì 20 Gennaio 18:11 - di Michele Pezza
Bettini

Parla a tutto campo come un leader. Disegna scenari futuri, traccia alleanze, indica obiettivi, fissa scadenze e pone ultimatum. Fossimo nei panni di Nicola Zingaretti ci chiederemmo dove Goffredo Bettini vuole arrivare. Vabbè che è la vera eminenza grigia degli ex-rossi del Pd, ma c’è un limite a tutto, anche alla ricerca di visibilità. Credevamo ne fosse immune o, almeno un portatore sano: invece, ne è contagiatissimo. Un limite per uno che che aspira a diventare il Gianni Letta de sinistra. Ma anche una seccatura per Zingaretti che ne subisce quotidianamente la tracimazione. Forse giocano ai due poliziotti, uno buono e l’altro cattivo. Può essere, ma una leader privato della propria esclusività diventa un comprimario.

Bettini è il vero leader del Pd

Ed eccolo Bettini, all’indomani del voto del Senato, annunciare tante novità politica dal salotto di Maria Latella, su SkyTg24. Il menu contiene tutti gli ingredienti alla base della crisi di governo. Si parte dai 156 voti raggranellati ieri, che Bettini giudica «un buon punto di partenza». Anzi, il primo passo per una più larga alleanza da stipulare intorno a un «patto di legislatura». In caso contrario, avverte, si va ad elezioni, «ultima risorsa democratica» perché «non c’è altro governo pronto» mentre un altro con tutti dentro «sarebbe innaturale». Parole ben soppesate e lanciate con disinvoltura sperando terrorizzino i tanti che brigano e pregano per rientrare in Parlamento. Bettini assicura che il Pd «non ha paura del voto».

«A Conte non conviene fare un partito»

Può darsi. Potrebbe però averne per il ventilato partito di Conte. «Non è vero che toglie voti al Pd», reagisce lui prima di dirsi dubbioso sulle intenzioni del premier in proposito. Del resto, spiega, a Conte la «popolarità deriva dall’essere uomo di raccordo e equilibrio». Senza queste doti, farebbe un partito oscillante tra il 6 e il 10 per cento. «Gli conviene?», chiede con l’aria di chi già immagina la risposta. Tanto più che con l’Avvocato del popolo confessa di avere un vero «feeling». Non più con Renzi: «Credo che la rottura sia stata profonda, non si può far finta di niente».

«Con Renzi è finita»

Senza l’ex-Rottamatore, tuttavia, il governo resta fragile. Ma Bettini ha già una strategia da dispiegare in una doppia direzione: Forza Italia e la poltrona dell’Agricoltura liberata dalla Bellanova. Su quest’ultima suggerisce «innesti fuori da trattative politiche». Quanto alla prima, confida nell’annunciata legge proporzionale, strumento utile a “liberare” i moderati dal sovranismo. «A una parte grande di Forza Italia – dice – non piace stare sotto il tallone di Salvini». E Zingaretti? «Ha un istinto felino, difficile gli sfugga qualcosa». Già, tranne il protagonismo di Bettini.

 

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