Il “viaggio della pace”: Mattarella visita Notre-Dame distrutta e incontra Macron

2 Mag 2019 10:15 - di Stefania Campitelli

«Sono qui per testimoniare l’amicizia tra Italia e Francia». Sono le prime parole del presidente Sergio Mattarella, che si trova in visita privata a Parigi per le celebrazioni del 500esimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci. Tappa obbligata la visita alla Cattedrale di Notre-Dame, capolavoro dell’arte e simbolo della cristianità europea, devastata dall’incendio del 15 aprile scorso che ha tenuto il mondo con il fiato sospeso. È il primo capo di Stato a visitare la struttura dopo il terribile rogo che ha distrutto il tetto e la guglia della storica cattedrale. In visita con il ministro francese della Cultrua, Franck Riester, Mattarella ha rivolto anche un pensiero ai pompieri parigini che hanno salvato Notre-Dame dal rogo e che «meritano la riconoscenza dell’Europa».

Macron e Mattarella nel segno di Leonardo

La “trasferta” a Parigi non è una visita di Stato piuttosto un incontro simbolico per una “riconciliazione” nel segno della cultura: sul tavolo del faccia a faccia di domani tra Mattarella ed Emmanuel Macron, dopo la visita a Notre-Dame ferita, infatti, non sono previsti i temi bilaterali più scottanti, che invece saranno al centro della visita di Stato del Presidente a Parigi a cui stanno lavorando le due diplomazie e che si dovrebbe tenere nei prossimi mesi. Il colloquio sarà piuttosto un’occasione per tentare una ricucitura dei rapporti tesi tra Roma e l’Eliseo che hanno raggiunto il culmine con la crisi di febbraio, quando il governo francese richiamò il suo ambasciatore in seguito al sostegno espresso da Luigi Di Maio ai gilet gialli. Un frizione superata solo in parte da una telefonata il 12 febbraio tra i due.

«I nostri rapporti di lavoro non hanno subito lacerazioni», aveva dichiarato Mattarella in un’intervista concessa a fine febbraio a Richard Heuzé e pubblicata il 19 aprile da Politique Internationale con il titolo Francia-Italia: una relazione indistruttibile. Ma la decisione di Macron di richiamare a Parigi l’ambasciatore francese aveva segnato profondamente i rapporti bilaterali. «Le peripezie più recenti non sono gravi, dobbiamo andare oltre» aveva detto a sua volta il capo dell’Eliseo, avvertendo però che «ci sono state affermazioni un po’ eccessive». Per questo Macron ha giocato la carta Mattarella: «Il 2 maggio saremo insieme a Parigi per il 500simo anniversario della morte di Leonardo da Vinci e parlare con i giovani» aveva spiegato assicurando che «con il cuore si può andare oltre gli ostacoli». I terreni di scontro sullo scenario europeo non sono pochi: dalla distanza abissale sulla crisi libica alla Tav, dalla simpatia espressa da Luigi Di Maio per i Gilet gialli al braccio di ferro sull’immigrazione.

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