Perché Fico difende il suo privilegio per l’utilizzo dei voli di Stato

25 Mar 2019 6:00 - di Francesco Storace

Quando a settembre è andato in Canada – ad Halifax – sicuramente Roberto Fico non è salito a bordo di un autobus dell’Atac. Che sono pure pericolosi, si incendiano facile. Difficile che se la sia fatta a nuoto. Ma benedett’uomo come diamine ci doveva andare San Fico alla riunione dei presidenti dei Parlamenti del G7 (nella foto)? Giustamente in aereo e chissà se di Stato.

Se non lo ha fatto, avrà sicuramente qualche altra opportunità perché l’Italia continua ad usare e abusare di una modalità di trasferimento delle sue autorità criticatissima nel passato proprio da Fico e soci.

Ci ha stupito leggere nelle scorse settimane un articolo del Fatto Quotidiano che avrebbe meritato maggior fortuna. Ad esempio il governo Conte – si notava con rammarico – ha confermato per quest’anno la stessa spesa dello scorso anno per i catering su quegli speciali aerei: 120mila euro. Ora come ieri. E in realtà la spesa è molto superiore con altre pezze d’appoggio come le carte di credito. Fatto sta che continuiamo a spendere svariate decine di milioni di euro ogni dodici mesi.

L’”aereo del popolo”

Non sappiamo nulla dei voli del presidente della Repubblica, del Consiglio, delle Camere e perfino della Corte Costituzionale (che poi quest’ultimo che c’avrada volare…).

Un deputato grillino, Paolo Nicolo’ Romano, a luglio dello scorso anno, si è alzato arrabbiato e ha detto basta. Ora vi sistemo io. E con qualche altro baldanzoso collega ha deciso di andare col forcone alla Camera presentando una durissima proposta di legge, la 921 sulla nuova disciplina dei voli di Stato.

1) Mattarella, Conte, Fico e la Casellati – ah già, dimenticavamo il presidente della Consulta Lattanzi – se proprio devono viaggiare, dovranno usare la cortesia di verificare che non ci siano collegamenti  aerei o ferroviari diretti (non sia mai debbano cambiare treno) con la località di destinazione e compatibili con gli orari degli incontri istituzionali. Se la ricerca sarà infruttuosa, allora potranno salire a bordo di quelli che con un emendamento d’aula verrà sicuramente ribattezzato “aereo del popolo”.

2) I ministri? A piedi. Per loro il volo di Stato può essere concesso, “previa autorizzazione, unicamente per inderogabili impegni internazionali”. Chissà se la finale mondiale dei campionati di calcio lo è. Una circolare stabilirà sicuramente l’inderogabilità tanto attesa.

Ma la legge non decolla

3) Poi il botto. Da Mattarella in giù ogni volo – comma 7 della legge Robespierre – andrà iscritto in una relazione che bimestralmente il povero Conte dovrà mandare alla Corte dei Conti. Ci dovranno essere dettagliate “le informazioni amministrative, tecniche e finanziarie dei voli di Stato effettuati negli ultimi sessanta giorni ai fini degli accertamenti di legittimità e di appropriatezza”. Il motivo è presto detto, mettiamo che Fico si sbaglia: “Qualora fosse accertato un utilizzo improprio del mezzo aereo, ai soggetti che hanno usufruito del volo è irrogata una sanzione pecuniaria pari al doppio dei costi complessivi sostenuti per il trasporto”.

Insomma, un biglietto abbastanza salato. Forse per questo la proposta di legge tarda a decollare. Già, perché nonostante sia nell’hangar di Montecitorio dal 12 luglio 2018, il presidente della Camera ancora non l’ha assegnata – come invece sarebbe suo dovere – ad alcuna commissione. Se non fosse stato grillino chissà  quante urla al conflitto di interesse, alla difesa del privilegio di Roberto Fico…

Commenti

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  • Giuseppe Forconi 25 Marzo 2019

    Conclusione, di che aereo o compagnia si e’ servito il fico d’india? Spero non privato, chi lo pagherebbe? Ma gli italiani, altrimenti chi altri.