Retata di spacciatori nigeriani a Macerata: doveva morire Pamela per scoprirli…

martedì 4 Dicembre 14:34 - di

A distanza di molti mesi dalla morte di Pamela Mastropietro e della folle azione vendicativi di Luca Traini, è scattato finalmente il blitz. La Polizia di Stato di Macerata, nell’ambito dell’attività di contrasto al traffico di sostanze stupefacenti, a partire dagli inizi di marzo, ha avviato un’articolata indagine all’esito della quale sono state deferite all’Autorità giudiziaria 33 persone e sono state emesse 15 misure cautelari personali di cui 13 custodie cautelari in carcere e 2 divieti di dimora.
In particolare si tratta di una complessa attività di indagine della Squadra Mobile, coordinata dal Procuratore Capo Giovanni Giorgio, che si inserisce in un più ampio contesto investigativo e che ha consentito di ottenere già lo scorso 19 luglio cinque provvedimenti cautelari restrittivi. Le indagini sono state realizzate con lo strumento delle intercettazioni telefoniche, l’impiego di strumentazione tecnica altamente sofisticata, presidi tecnologici di ripresa e di localizzazione, appostamenti, pedinamenti e personale sotto-copertura che, in forza della normativa esistente, in varie occasioni, ha acquistato sostanza stupefacente dagli spacciatori. L’attività di indagine ha permesso, quindi, di accertare una fiorente attività di spaccio gestita da cittadini extracomunitari di origine africana, la maggior parte di nazionalità nigeriana i quali, in numerosissimi luoghi della provincia, cedevano sostanza stupefacente del tipo eroina.I luoghi in cui i soggetti cedevano la sostanza stupefacente insistono nel comune di Treia e la sua frazione Passo di Treia nonché in numerose zone del centro cittadino come i Giardini Diaz, Parco Fontescodella, via Pace, via Roma ma soprattutto nei pressi di due istituti scolastici di questo centro: Scuola Enrico Fermi e Istituto Galilei, luoghi frequentati anche da minori che, in varie occasioni, erano loro stessi gli acquirenti della sostanza stupefacente.
Le tecniche di indagine adottate hanno consentito di documentare la rete di spaccio mediante l´utilizzo di strumentazione tecnica all’avanguardia come telecamere ad altissima risoluzione installate nei luoghi attenzionati. L’indagine è stata condotta procedendo con l’interrogatorio di circa cinquanta persone, con l’analisi del traffico telefonico di circa quaranta utenze, con accertamenti che hanno così permesso di accertare circa 1250 cessioni nella Provincia
in tutte le ore della giornata e con clientela assai variegata. Si trattava di un “commercio di sostanze stupefacenti al minuto” cedute anche a minorenni ed a “basso costo”.

 

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