Anziana strangolata da un rifugiato accolto in casa: i parenti accusano la ong

1 Dic 2018 9:57 - di Gabriele Alberti

Una vicenda che grida vendetta e che mette il dito nella piaga di un sistema di accoglienza che spesso non fa i conti con la realtà. Nel Regno Unito, un profugo iraniano è stato recentemente accusato dell’omicidio di una vedova ottantenne, Lea Adri-Soejoko. La donna, aveva aderito con enerosità a un’iniziativa promossa da un’ong pro-migranti e aveva aperto le porte della propria abitazione a Nord di Londra: la finalità doveva essere quella di accogliere il profugo per “favorirne l’integrazione”. Ma la vicenda è finita in tragedia, come leggiamo nlla ricostruzione del Giornale. Il presunto assassino,  Rahim Mohammadi, è un cittadino iraniano di etnia curda, arrivato nel Regno Unito all’inizio dell’anno, nel quadro di un “programma umanitario” promosso dall’ong Freedom from Torture, che ha presentato l’uomo come “vittima di torture e persecuzioni da parte delle autorità di Teheran” e quindi come “meritevole dello status di rifugiato politico”. Pertanto la ong avrebbe iniziato a cercare persone disposte ad accoglierlo. L’anziana vedova si era qundi fatta avanti.

I rapporti tra il rifugiato e la donna sarebbro stati fin da subito problematici, scondo le testimonianze dei residenti del quartiere in cui abitava la vittima. L’uomo ha iiziato presto a dare cenni di squilibrio. «In base alle testimonianze raccolte finora dalla polizia, Mohammadi trascorreva quasi tutti i giorni a urlare e a inveire contro la vedova e, molte volte, avrebbe addirittura alzato le mani su di lei». La situazione è degenerato in maniera orribile, fino allo strangolamento della donna. Secondo le forze dell’ordine, vi sarebbero “prove schiaccianti” della colpevolezza del profugo, rappresentate da “numerose tracce di Dna” di quest’ultimo rinvenute sul collo e su altre parti del corpo della Adri-Soejoko. «L’Iraniano avrebbe soffocato l’anziana vedova mediante il “cavo di alimentazione di un tosaerba” e avrebbe poi nascosto il cadavere all’interno di un deposito per attrezzi situato nel giardino dell’abitazione. Dopo una breve fuga, egli è stato catturato dalle forze dell’ordine e incriminato per “omicidio” e “sevizie”».

Non si danno pace i familiari della vittima che hanno scritto una lettera pubblicata da The Daily Telegraph in cui oltre alla condanna nei confronti dell’uomo accolto con tanta benevolenza, hanno espresso un giudizo durissimo contro il sistema britannico di accoglienza dei rifugiati: “Non possiamo perdonare – scrivono i parenti della donna uccisa – chi è stato capace di infliggere sofferenze indicibili a una donna anziana e indifesa. Lea Adri-Soejoko è stata uccisa dalla stessa persona che lei, dimostrando infinita generosità, aveva accolto in casa propria. Questo omicidio è stato favorito dall’irresponsabilità di governo e associazioni umanitarie. Le istituzioni hanno infatti presentato come un rifugiato politico un soggetto violento e mentalmente instabile.”

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