Silvia, fango sul viso e costretta a portare il niqab: trapelano nuove indiscrezioni

giovedì 29 novembre 14:06 - di Lara Rastellino

Silvia Romano è viva: ma nelle mani di rapitori senza scrupoli, aguzzini indottrinati che, a quanto apprende l’Ansa da fonti nella zona in cui la giovane è tenuta in ostaggio a Malindi, la volontaria italiana rapita in Kenya nove giorni fa, «è stata costretta a indossare un niqab» che lascia scoperti solo gli occhi, e i rapitori «le mettono sul viso e sulle mani» del fango per non farla individuare. E ancora, sempre per non dare nell’occhio con una persona al seguito dai tratti evidentemente non del luogo, sembra che per non farla riconoscere, i sequestratori abbiano tagliato le treccine bionde che la ragazza si era fatta fare qualche ora prima del sequestro da donne del luogo, rimosse con un coltello e ritrovate domenica scorsa nella foresta a nord di Malindi. Certo, Silvia è viva: e questa è la cosa più importante, la speranza a cui ci si aggrappa il più possibile per sperare in un suo prossimo ritorno a casa; per questo, a maggior ragione, apprese queste ultime novità, si spera ancora di più in un’accelerazione dei tempi che porti alla svolta della liberazione.

Silvia, la cooperante italiana rapita, costretta a indossare il niqab

Dunque, sono passati giorni dalla notizia tanto attesa che ha riacceso in un sol colpo le speranze, arrivata da Noah Mwivanda, responsabile della polizia kenyana per tutti i distretti della costa: Silvia è viva, ma a che punto sono le indagini? Sappiamo che le ricerche della ragazza sono partite immediatamente e l’inchiesta sul suo rapimento è entrata nel vivo sin da subito, tanto che nei giorni scorsi si è parlato di una svolta imminente, di un cerchio investigativo stretto introno a 3 sospetti, considerati i responsabili del sequestro della giovane cooperante milanese.Poi, a stretto giro si è arrivati a diffondere notizie relative al commando di sequestratori, composto – si diceva – di otto persone che poi avrebbero affidato l’ostaggio ad altre tre. Si è confidato finora nell’aiuto di «apparati tecnologici» utilizzati durante le ricerche, forse visori termici che consentono di rilevare il calore del corpo. Strumenti che avrebbero confermato le indicazioni raccolte dagli inquirenti kenyani con gli interrogatori di alcuni sospettati, per i quali ora si ipotizza l’accusa di complicità con il commando nel rapimento. Di più: stando a quanto reso noto ben 5 giorni fa dalla televisione Ntv Kenya, e riportato dal nostro quotidiano, «la polizia kenyota ha identificato le tre persone che ritiene essere responsabili del rapimento della volontaria. In totale le forze dell’ordine hanno arrestato 20 persone nell’ambito dell’indagine, eppure, al momento, gli inquirenti non hanno ancora stabilito se il sequestro sia attribuibile ai miliziani di al-Shabaab». Infine, anche l’ispettore generale Joseph Boinnet si era detto «ottimista» circa il ritrovamento della giovane cooperante. «Dovremmo essere in grado di ritrovare la ragazza nel più breve tempo possibile», ha spiegato. Secondo il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi «è stato un episodio terribile che noi stiamo seguendo dall’inizio con l’Unità di Crisi della Farnesina», sperando che davvero la sua sua felice conclusione sia più che imminente. E nel frattempo, la polizia ha anche fissato una taglia sui sospetti, diffondendo a riguardo le foto dei tre uomini accusati per il rapimento. Ma poi? la notizia del niqab che Silvia sarebbe costretta a indossare e la zona individuata in cui si muoverebbero i rapitori: ma il covo è ancora un mistero e quando si potrà finalmente riuscire a mettere fine al rapimento della giovane volontaria, anche…

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