Salvare le librerie di quartiere, ultima frontiera in difesa della lettura

30 Giu 2018 18:23 - di Redazione

Ogni giorno in Italia chiudono l’esercizio cinque librerie di quartiere. A Roma, negli ultimi quattro anni, hanno chiuso i battenti ben 50 librerie. La storica libreria romana Cicerone, che ha trovato ospitalità da anni nel sottopassaggio di Largo Chigi, sta per chiudere, se non interverranno urgenti riduzioni del canone di concessione comunale. Se si pensa allo scandalo di migliaia di immobili del Comune tuttora affittati a privati privilegiati a irrisori canoni di poche centinaia di euro, le istanze dei librai appaiono più che legittime e sacrosante. I piccoli librai non sono più in grado, alla scadenza dei contratti, di far fronte ai rincari dei nuovi canoni di affitto.

Come scongiurare questo trend negativo? Giriamo la domanda a Carlo Cozzi, fondatore e coordinatore del neonato Cenacolo degli intellettuali irregolari, sodalizio di cultura composto da scrittori, docenti, giornalisti e professionisti uniti da una condivisa visione del mondo, conservatrice nella difesa dei valori nazionali e occidentali, quanto innovatrice nel campo della riforma delle istituzioni. “La scomparsa delle piccole librerie di quartiere, – afferma Cozzi – che si profila inarrestabile visti gli allarmanti dati citati, rappresenta il sintomo di un fenomeno che, pur rientrando nel quadro generale della crisi attraversata dal settore editoriale del libro, indica e denuncia uno scadimento del livello generale di crescita culturale del Paese. Sono aumentati di tre milioni gli italiani che, nel corso di un anno non leggono nemmeno un libro. La crescente disaffezione alla lettura presenta, com’è noto, cause diverse, che vanno dal trionfo del mezzo digitale, come facebook e la rete web, specialmente fra le nuove generazioni, fino alle ultime e deludenti riforme della scuola, che sono risultate nella pratica informate a deprimere i talenti, ignorando un dato elementare: che sono i migliori allievi degli istituti d’istruzione quelli che saranno i lettori di domani e i consumatori abituali del libro. Il megashop della grandi catene di distribuzione è strutturato come un supermercato, in cui il libro è visto come merce di asettico consumo. Il vecchio libraio di quartiere assolveva invece ad un positivo e diretto rapporto dialettico istaurato spontaneamente fra l’autore del libro appena apparso in libreria, la casa editrice e il lettore abituale. Era ed è ancora, anche se sempre più raro, un colto amante del buon libro, che consiglia e intrattiene col cliente un vitale dialogo sul valore letterario del volume appena apparso sugli scaffali”.

“Dopo non più di un mese dalla pubblicazione, com’è noto, – aggiunge Cozzi – le grandi case distributive del libro usano togliere dagli scaffali i volumi meno appetibili, come sono normalmente considerati in particolare quelli di saggistica e di ricerca, che avrebbero al contrario necessità di godere di una “vita lunga”, per finire invece “rottamati”, con danno diretto ai diritti degli autori, sulla bancarella del remainder. In Italia resistono a questo trend negativo, segnato dal calo in discesa di lettori, soltanto pochi ed eroici librai, che tengono ancora aperti gli scaffali, spesso a costo di pesanti sacrifici personali”.

Come pensate che si possa tentare di scongiurare la crisi che determina la chiusura di tante librerie in Italia? “Bisogna partire da una presa d’atto: le piccole librerie di quartiere rappresentano, – chiarisce Cozzi – insieme ai migliori e valorosi docenti degli istituti scolastici che svolgono una meritoria opera in tal senso nel rapporto con gli allievi, l’ultima trincea a sostegno del valore della lettura. Assolvono perciò ad una precisa funzione culturale, che non può essere ignorata dalle pubbliche istituzioni e dalla politica. Abbiamo perciò promosso una campagna popolare per sensibilizzare le istituzioni e la pubblica opinione sull’urgenza di salvaguardare la sopravvivenza delle piccole librerie di quartiere. Propugniamo pertanto una totale detassazione di questi piccoli esercizi, come riconoscimento del loro operato a difesa della diffusione della lettura. Auspichiamo ovviamente l’esigenza che le librerie adeguino gli esercizi anche ai nuovi mezzi informatici di consumo. Pensiamo che il processo di modernizzazione degli esercizi debba contemplare anche una specializzazione nella offerta: ad esempio con la vendita delle riviste di cultura, le quali com’è noto, non possono accedere ai costi altissimi della distribuzione nelle edicole. Unire al libro anche la smercio di gadget e di articoli di design e di cartoleria di pregio, potrà anche contribuire a risanare i deludenti bilanci di esercizio. Un’altra e positiva attività a scopo culturale sarà anche rappresentata dalla vendita dei biglietti di spettacoli teatrali, di mostre d’arte e di eventi musicali, abbinando a questa attività lo smercio di saggi od opuscoli relativi agli autori rappresentati e alle star in scena. I liberi intellettuali del Cenacolo fanno appello perciò alla sensibilità dei Gruppi parlamentari di tutti i partiti e movimenti, affinché si possa presto arrivare in Parlamento al varo di un opportuno provvedimento legislativo di detassazione delle piccole librerie, in una logica trasversale di unanime e auspicabile consenso per un importante intervento a sostegno della diffusione della cultura in Italia”.

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