Sereni, Lanzillotta o Fedeli al posto di Delrio. Aquilanti segretario generale

8 Apr 2015 15:33 - di Domenico Labra

Per la corsa alla poltrona di sottosegretario alla presidenza la Boschi e Lotti, i due più fedeli arcieri di messer Matteo, sembra siano stati accantonati: non sarà uno di loro il prescelto. Le terga sulla poltrona lasciata libera dal buon Graziano Delrio saranno però sicuramente rosa. E  daranno il via ad altre nomine. Mentre il segretario generale sarà una mezza sorpresa. La scelta di Renzi dovrebbe cadere su una tra Marina Sereni, Linda Lanzillotta e Valeria Fedeli, tre attuali vicepresidenti di Camera e Senato. Così pare abbia già deciso Matteuccio, ansioso di non far entrare in competizione i due suoi più stretti collaboratori. Più attenzione per il segretario generale.

Succedere a Delrio

Molto meglio lasciare ciascuno dei due dove sta, e scegliere altrove il nuovo sottosegretario. Tra donne, il che non guasta, e svuotandone un po’ la figura e il ruolo rispetto a Delrio. Ma anzitutto chiamando alla guida del Palazzo un nuovo segretario generale di comprovata abilità e fiducia. I bene informati hanno infatti fatto sapere (ne parla ampiamente il sito Dagospia) che mai più, Matteo, “farà l’errore clamoroso di inizio governo, quando ha lasciato a Delrio mano completamente libera nello scegliere il segretario generale di palazzo Chigi. Lo sventurato scelse tale Bonaretti Mauro da Reggio Emilia, esperto forse come city manager di un comune emiliano, ma inesperto nella gestione pratica del palazzo più rognoso d’Italia. Un marziano goffo nei palazzi romani, che trasloca oggi a Porta Pia senza lasciare il minimo rimpianto”.

Segretario generale

In arrivo a piazza Colonna ci sarebbe perciò  uno di cui Renzi si fida. Uno che arriva dal ministero di madonna Boschi: Paolo Aquilanti, capo del dipartimento dei rapporti con il Parlamento. E’ un funzionario della commissione Affari Costituzionali del Senato in distacco alla presidenza del Consiglio, ha 55 anni. Più volte è stato citato da Dagospia come l’eminenza tecnica delle riforme genziane. A partire dall’Espositum e dai meccanismi con cui Matteuccio ha sbaragliato migliaia di emendamenti dell’opposizione a colpi di regolamento.

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